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Intervista ad un brillante direttore d'orchestra

Giuseppe la Malfa: allegro con … saggezza

«L’Opera non morirà mai, ha sempre un futuro sia in Italia che in Europa. Una cosa però è assolutamente necessaria: bisogna colmare la distanza con il pubblico giovanile»...

di Domenico Del Nero

Giuseppe la Malfa: allegro con … saggezza

Il Maestro Giuseppe La Malfa

Giuseppe La Malfa, trentanovenne direttore d’orchestra, ha già fatto parlare di sé le cronache dei concerti e dei teatri ed è sicuramente uno di quei personaggi che dimostrano come, almeno nel campo della musica classica, l’eccellenza italiana non conosca stecche e stonature di sorta. Questo giovane direttore ha infatti la profonda intelligenza e umiltà di saper apprezzare il contatto con grandi maestri della generazione precedente, dai quali “assorbe” con lo spirito degli artisti di una volta la loro grande lezione, ma per trovare la sua strada e il suo modus … dirigendi. E molti segnali fanno credere che sia su una ottima strada, se non addirittura giunto alla meta.   Diplomatosi al Conservatorio di musica  Niccolò Piccini di Bari in pianoforte, composizione e direzione d’orchestra,  è risultato vincitore a Spoleto del Concorso Internazionale “Franco Capuana” per direttori d'orchestra della Comunità Europea (XIV edizione 2007).  La sua carriera è già costellata di numerosi appuntamenti importanti: nel 2004 dirige al Cairo con la locale orchestra sinfonica Così fan tutte di Mozart; poi numerosi impegni in vari teatri in Italia e all’estero, dirigendo concerti e opere, tra cui  molti capolavori soprattutto del repertorio buffo: La Cenerentola e L’italiana in Algeri di Rossini e recentemente un Falstaff al teatro filarmonico di Verona. Ha collaborato come assistente,con importanti direttori tra cui Renato Palumbo, Daniel Oren, Roberto Abbado e Stefan Anton Reck, con cui ha lavorato alla realizzazione del’intero Anello del Nibelungo di Richard Wagner, allestito al Teatro Petruzzelli di Bari dal 2008 al 2011. E stato Direttore Musicale di palcoscenico per diversi anni alla Fondazione Petruzzelli e, dal dicembre 2012 all’ottobre 2013, Responsabile dei Servizi Musicali e Direttore Musicale di palcoscenico al Teatro Comunale di Firenze, avendo così occasione di stare molto a contatto con  Zubin Mehta.  Con l’orchestra del Maggio Musicale ha diretto, nell’ambito dell’ultimo festival, un concerto dedicato a Luciano Berio e solo poche settimane fa il balletto Giselle.  In questi giorni la sua bacchetta sta preparandosi a dare vita all’Elisir d’Amore di Donizetti, che prende il via domani al Teatro Comunale di Firenze.

Maestro La Malfa, la strada per un direttore d’orchestra non certo facile oggi, soprattutto per un giovane. Ci sono ancora possibilità in questo settore per le nuove generazioni?

Direi di sì, ci sono tanti giovani di talento. Ho 39 anni, ho fatto tanto lavoro come assistente con maestri quali Roberto Abbado e Daniel Oren e di recente sono stato molto vicino a Mehta.  Questo mi ha fatto crescere, perché l’allievo ha bisogno di crescere vedendo “come si fa”: vedere, toccare con mano è infatti fondamentale. In questo senso sono stato fortunato, sia al Petruzzelli di Bari che al Maggio Musicale. Un giovane deve iniziare a “fare musica” il prima possibile: il grande Von Karajan debuttò a quarant’anni, ma già all’età d vent’anni aveva iniziato a fare tante cose; anche prima di iniziare a fare le cose importanti, si deve fare comunque tanta musica.

Veniamo appunto a lei. Nel suo repertorio figurano diverse opere “buffe”, tra cui Donizetti  ma soprattutto Rossini. Molti sostengono che il Rossini buffo sia nettamente superiore al  collega bergamasco, lei che ne pensa?

Sono due autori certamente molto vicini, per cui un raffronto è possibile e logico; non avrebbe senso farlo ad esempio con Puccini. Proprio l’ Elisir d’Amore ci offre un ottimo spunto: è del 1832, appena tre anni prima Rossini con il Guglielmo Tell ha chiuso la sua produzione operistica.  In quell’epoca c’erano commistioni di stile, e Rossini e Donizetti hanno diversità e aspetti in comune: nel musicista bergamasco ci sono tanti passaggi rossiniani, anche nelle scrittura orchestrale; , ho puntato molto si questi elementi rossiniani, del resto Rossini lo conosco molto bene, ho fatto tante sue opere.

Ma tra l’elemento “patetico” e quello comico  nell’Elisir  d’amore, lei quale accentua di più?

Entrambi: la musica di quest’opera è talmente ben fatta  che presenta perfettamente equilibrati. Verso la fine del primo atto abbiamo un elemento “tragicomico”, quando Nemorino, convinto che l’Elisir abbia bisogno di un giorno per “funzionare”, rimane sgomento alla notizia che Adina vuole sposarsi quel giorno stesso: “ Adina credimi non puoi sposarlo” canta disperato. E’ un momento di alta drammaticità, che si può far risaltare con vari accorgimenti. Il finale vero e proprio invece ha toni decisamente rossiniani, più  “comici”.

Donizetti è stato fatto oggetto, in questi ultimi anni, di una vera e propria “riscoperta”. E’ solo una moda oppure c’è qualcosa di più?

Ogni operazione di questo genere porta con sé un piccolo elemento di “moda”.  Ben venga, ovviamente, la riscoperta di alcuni titoli dimenticati di grandi autori  o anche proprio di autori caduti nell’oblio; bisogna però tener presente che spesso, anche se certo con qualche valida eccezione senz’altro degna di nota , se un’opera non è stata eseguita per molto tempo un motivo c’è! Questo vale per tutti ….

Anche per Verdi?

Certamente, anche per Verdi. Tutte le sue partiture ci parlano di lui, della sua eccezionale carriera; ma basti pensare a quale enorme cammino si è compiuto dall’ Oberto conte di San Bonifacio a quello straordinario ultimo capolavoro che è il Falstaff.

Maestro, secondo lei c’è ancora un futuro per l’opera lirica, per quanto riguarda il pubblico?

L’Opera non morirà mai, ha sempre un futuro sia in Italia che in Europa. Una cosa però è assolutamente necessaria: bisogna colmare la distanza con il pubblico giovanile. Questa è un’operazione che dovrebbe essere fatta nelle scuole, in particolare nei licei: mi rendo conto che non è affatto facile, ma come si studia la storia dell’arte bisognerebbe anche farlo con quella della musica; oltre che naturalmente portare i giovani a teatro, per stimolare la loro curiosità e spingerli all’ascolto. Credo che sui giovani non si sia in questo senso lavorato abbastanza. In questo ha le sue colpe anche la televisione: l’opera è assente o relegata in orari impossibili.

E  molti sono gli appuntamenti, sia lirici che sinfonici che attendono questo giovane maestro, tra Praga, Bari e Bologna. E certamente anche la presenza sul podio di giovani appassionati e intelligenti non può che contribuire a tenere in vita questo immenso patrimonio che è parte integrante e fondamentale del  DNA della nostra civiltà-.

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 14/11/2013 12.57.07

    scrivo a bocconcini perché alterno le letterine a Totalità coi miei uffici e chiedo a lettori benevoli e Canaponi di redazione+direzione d'aver pazienza. ho esplicitato un bravo a Del Nero e al maestro La Malfa per pura simpatia di appassionato musicale e non perché il mio pulpito sia arbitro di somme eleganze e d'incomparabile nobiltà della percezione estetica. tutt'altro. la musica la ascolto sulle radio svizzere, germaniche e olandesi dove si apre a ventaglio una varietà stupefacente di belle pagine. tutto qui. senza pretese. personalmente poi, da romantico ciozzoto, mi piace certa musica di quel rococò ottocentesco da salottini biedermeier e teoricamente non sarei dunque lontano in "Stimmung" dall'opera italiana della medesima epoca. ma che infinito tormento sentir urlare i cantanti sopra la musica quando ci si è folgorati nel Don Giovanni di Mozart colle sue classiche proporzioni ripartite in armonia estrema fra recitato, cantato e musica pura! o quando in Beethoven l'opera si ricontrae nel germanico Singspiel del Fidelio, dove, anche qui, i cantanti mai devono urlare per sovrastar l'orchestra o esprimere quegli stati d'animo troppo sentimentali dell'opera italiana, gravata del nostro insopportabile cappio retorico. beninteso: eccezione sia (a volte) per il fantastico Rossini, il più europeo. ma per tanti altri che tortura! aiuto salvatemi... invito il lettore per fare una sua comparazione ad ascoltarsi ad esempio il franco cacciatore di Carlo Maria von Weber o l'Abu Hassan dello stesso. oppure il divertentissimo e romantico Martha di von Flotow. lì non urlano! le donne piangono, i maschi anche, e poi si disperano e poi tutti ridono ma mai "urlano" la passione o il dolore o l'allegria. questo è dato dalla musica e dal canto. l'urlo l'han lasciato a Munch se si volesse far dell'ironia un po' becera... sul Fidelio: il lettore si ascolti quei capolavori delle "uverture" all'opera: le tre Leonore. sono gemme di sinfonia che separano il primo atto dal secondo. che splendore: c'è tutto il Beethoven sovrano e immenso. o ancora si ascolti il lettore, sempre del Titano di Bonn (e Vienna), le altre "uvertures" il Re Stefano, il Prometeo, la "Consacrazione della casa", le "rovine di Atene". capirà subito che opera cantata va benissimo ma anche la musica deve esserci in dolci o drammatici intermezzi... un ultimo avviso che il bravo maestro La Malfa forse mi confermerà: scegliere nell'ascolto beethoveniano anche direttori antichi (si fa per dire...) quali: Mengelberg, Furtwaengler, Ansermet etc. salutone a tutti, bacione a tutte. evviva la musica!

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 14/11/2013 12.13.53

    bravo Domenico Del Nero e bravo il maestro La Malfa. ma che noia l'opera! proprio non c'è mica una sinfonia di Martucci da eseguire? o un concerto per piano e orchestra di Ferdinand Ries? o un qualcosa di Giuseppe Sgambati? e volutamente mi astengo dall'evocare le ombre immense di L.v.B. o F.S. o A.B. o J.B. inadatti ad un pubblico dei leziosi teatri fiorentini.

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