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I Libri di Totalità

Rassegna mensile di novità librarie. Dicembre 2013

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna mensile di novità librarie. Dicembre 2013

POLITICA

 

Giulio Sapelli,  Chi comanda in Italia ?  (Guerrini e Associati, pagg. 151,     Euro 12,50)

 

Viene spesso da chiedersi “chi comanda in Italia?”, “chi esercita il potere delle grandi decisioni?”. Giulio Sapelli – economista eretico e voce fuori dal coro – cerca di rispondere a questo interrogativo alla sua maniera, scavando nelle vicende del dopoguerra e comparando la storia nazionale a quella europea e internazionale. Sociologia, scienza politica, economia, filosofia e storia sono le armi della sua indagine. Il potere è lo studio delle relazioni influenti in un aggregato umano che chiamiamo società. In Italia le relazioni influenti sono sia di tipo personale, sia di tipo istituzionale, come del resto in tutto il mondo. Ma ciò che fa dell’Italia un caso a parte è che nelle relazioni istituzionali, fino alla caduta del muro di Berlino, i partiti hanno sostituito lo Stato. Il potere in Italia è stato per quarant’anni l’intreccio tra partiti, grandi imprese e Mediobanca. Oggi, con il declino delle grandi imprese e dei partiti, la mucillagine del potere emerge come peristaltica ricerca di equilibri instabili tra piccole imprese, banche in crisi e partiti delegittimati. L’unica vertebrazione del potere rimasta è la magistratura, che non a caso ha un’autorità enorme, unitamente ai condizionamenti internazionali di una sovranità sempre più limitata in cui l’egemonia USA è sostituita da quella tedesca. In appendice , la lettera aperta del 1996 di Helmut Schmidt, ex-Cancelliere tedesco, a Hans Tietmeyer, allora Presidente della Bundesbank. Si tratta di un documento di grandissima attualità anche in merito ai rapporti di potere in un paese democratico.

 

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Mauro Cosmai, Stato di dissociazione  - Una psicopatologia italiana (Solfanelli, pagg. 248, Euro 16,00)

 

È possibile formulare una diagnosi di malattia mentale per un’intera nazione, sia pure con le ovvie eccezioni? Sì, quando la stragrande maggioranza degli individui (medi) fa suoi i messaggi ambivalenti e schizoidi di sistemi politici, religiosi ed economici accettati supinamente. In più caratteristiche geopolitiche, linguistiche ed economiche veramente uniche foraggiano questi “sdoppiamenti” portando a una vera e propria sindrome dissociativa collettiva, a una realtà sociale schizoide (se non schizofrenica) che non ha eguali perlomeno nel mondo civile. Attraverso una serie di esempi, sintomi chiarissimi del disagio mentale nostrano, interpretati correttamente dal punto di vista scientifico ma esposti in maniera chiara e divulgativa (compresa una sottile vena d’ironia) questo libro stila un diagnosi indiscutibile di un paese dove i sani di mente, sempre più rari, vivono sempre più male.

 

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Ferruccio Pinotii – Stefano Santachiara, I panni sporchi della sinistra – I segreti di Napolitano e gli affari del PD  (Chiarelettere, pagg. 382 , Euro 13,90)

 

C'era una volta una sinistra seria. Inattaccabile. Affidabile. "Comunista, ma perbene." Il paradigma è saltato ed è ora di guardare in faccia la realtà per quella che è veramente. Anche la sinistra ruba, inquina, specula, anche la sinistra fa affari sporchi e attacca la magistratura. Banche, sanità, cooperative, fondazioni, amministrazioni locali e regionali: scandali e inchieste hanno travolto la classe dirigente che avrebbe dovuto trasformare l'Italia in un paese "normale", persino roccaforti rosse come l'Emilia sono crollate, investite da accuse di connivenza con mafia e 'ndrangheta. Al posto dell'ideologia il denaro, l'interesse individuale, il puro potere. Ecco gli scandali del Monte dei Paschi, la scalata alla Bnl, la Bicamerale, la legge del comunista Sposetti che ha arricchito i partiti, la metamorfosi di Violante, i soldi dell'Ilva, le accuse di tangenti a Penati, le convergenze con la destra in materia di giustizia... Non serve vincere le elezioni se la gestione del potere e le ricette economiche rimangono uguali a quelle degli avversari berlusconiani. Fatti, non solo parole, dal Nord al Sud, città per città, regione per regione. Il quadro è inquietante, più che sufficiente a fotografare una malattia per la quale non sembra esserci una terapia efficace. E che come un virus inarrestabile non risparmia nemmeno il nostro capo dello Stato, ultimo difensore di questo sistema, del quale qui si svela per la prima volta la complessa storia politica, ricca di retroscena inediti.

 

                                                                       

 

 

Luca Mastrantonio, Intellettuali del piffero - Come rompere l'incantesimo dei professionisti dell'impegno (Marsilio, pagg. 270, Euro 18,00)

 

Per chi suonano il piffero gli intellettuali del piffero? Per se stessi, per avere un posto nella società dell’avanspettacolo politico, offrendo i loro servigi al mercato mediatico, dato che partiti e altre vecchie istituzioni non garantiscono più il ruolo e l’ingaggio di prima. Nell’ultimo ventennio hanno spesso commesso la truffa di travestire da militanza il proprio tornaconto personale: c’è chi ha goduto di posizioni di rendita grazie a opposti finti estremismi, facendo affari col nemico, e chi ha speculato, mettendo “in pegno” non la sua autorevolezza ma l’impegno stesso. Risultato? È ormai cronico quel bipolarismo che da sistema elettorale è diventato disturbo psichico: la sinistra è affetta dalla sindrome dei migliori, la destra ascolta gli istinti peggiori; il centro oscilla secondo convenienza, non coscienza. Così i cattolici fanno i libertini e il moralismo è l’arma delle femministe.
E ancora: se le vecchie trombette castrano i figli blaterando di rivoluzione, i giovani senza futuro fanno i tromboni. Per questo il parricidio intellettuale è un diritto naturale, una legittima difesa da praticare azzerando i pregiudizi pregressi e mettendo al servizio di tutti i torti e le ragioni di tutti. Come? Leggendo da adulti (traendone la morale) le favole che raccontano al pubblico gli intellettuali del piffero: furbi storytellers, cattivi maestri e arlecchini del pensiero.
Il libro, che fa nomi e cognomi, racconta chi sono i pifferai di Hamelin, i maiali di Orwell, i grilli parlanti; quando lo sono diventati e dove si collocano, dal fronte fantomarxista a quello vaffanculotto; il cosa riguarda i disturbi cognitivi derivati dal ventennio bipolare, quali il patriottismo merdaiolo, la demenza storiografica, la satiriasi giornalistica, la cleptomania, la cassandropausa; legati al perché, al come (auto-fiction, dietrologie, appelli) e con che mezzi, e con l’aiuto di chi, agiscono (gruppi editoriali, movimenti e partiti, magistratura). Infine, si racconta anche quanto prendono: c’è un tariffario di massima, in euro, delle principali prestazioni intellettuali. Cosa fare? Riconoscerli, per non farsi fregare.

 

 

MONDO

 

Andrea Degl’Innocenti, Islanda chiama Italia – Storia di un  Paese che è uscito dalla Crisi rifiutando il Debito  (Arianna, pagg. 208, Euro 11,00)

 

L'Islanda sembra contenere, compresse nel tempo e nello spazio, le caratteristiche che ritroviamo diluite nel resto del mondo: è stata fra gli ultimi paesi occidentali ad aprirsi ai mercati internazionali e alla finanza globale, ma lo ha fatto totalmente e senza protezioni, al punto che è stata la prima a subire le conseguenze della crisi economica.

Questo è il racconto dell’ascesa e della caduta del sogno islandese, dalla nascita della società neoliberale fino alle vicende più recenti, che hanno visto gli abitanti dell’isola ribellarsi contro i propri governanti corrotti, contro i banchieri senza scrupoli che avevano condotto il paese al collasso, contro l’intera comunità internazionale che premeva per il pagamento di un debito ingiusto, contratto da banchieri privati.

In circa tre anni di mobilitazioni gli islandesi hanno ottenuto risultati straordinari come la caduta del governo, le dimissioni delle principali autorità di controllo, la stesura di una nuova costituzione partecipata.

 

 

PENSIERO FORTE

 

Pucci Cipriani, La memoria negata - Appunti per una storia della tradizione cattolica in Italia  (Solfanelli, pagg. 440, Euro 25,00)

Via via che si procede nella lettura del libro ci si rende conto che si sta facendo, insieme all’Autore, un cammino appassionante con un uomo appassionato della Vita, che sa essere, da buon toscano, di lingua tagliente, ma che non scorda mai di guardare ai fatti, di usare il cervello, di ragionare e di custodire il passato, la Tradizione, perché ha ben chiaro che si sta gettando via un patrimonio inestimabile, che seppe costruire cultura e splendori d’arte e di civiltà, alla luce della Fede cattolica, e nella fedeltà alla Chiesa, Santa e Sposa di Cristo, nonostante i mille errori degli uomini peccatori che la compongono.
 Nella novella società progressista, in cui gli efebi sculettanti ormai pontificano e pretendono di dettar legge, sapere e “nuova morale”, Pucci non si rinchiude in uno sdegnoso silenzio, perché, come tutti i veri uomini, il nostro Autore è un combattente.  In queste pagine non si celebra la Tradizione con quello stile ampolloso a cui ci hanno abituato i mille anniversari celebrativi di eventi “storici”, più o meno manipolati o inventati tout court, in cui i nostri politici professionali sguazzano. La Tradizione che si celebra è quella che vivifica la “iuventutem”, e che un grande teologo, Toscano come l’Autore, ha definito “vita e giovinezza della Chiesa”.

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Primo Siena, La spada di Perseo – Itinerari metapolitici (Solfanelli, pagg. 264, Euro 18,00)

    

 Perseo, figlio di Zeus e di Danae, è raffigurato nella celebre scultura di Benvenuto Cellini con la mano sinistra che sostiene la testa mozza della gorgona Medusa, mentre la mano destra impugna la spada con la quale la decapitò.  Va rilevato che la capigliatura della Medusa è composta da un groviglio di serpenti e che ella è di una tale bruttezza da pietrificare, per il terrore, chiunque la guarda in viso. Il significato pristino di Perseo — come ha commentato il filosofo metapolitico argentino Alberto Buela — è “il Distruttore” che , dissidente nato, con la sua spada taglia il groviglio della criptopolitica; e propone un “senso diverso” all’ordine delle idee, per combattere la corruzione della politica che ne adultera l’essenza trascendente per ridurla, nel migliore dei casi, a pura amministrazione di conflitti.
Primo Siena — secondo Alberto Buela — ha dimostrato una solvenza intellettuale invidiabile eleggendo Perseo come l’immagine della metapolitica che riscatta il valore classico della “politeia”; mentre la Medusa rappresenta il simbolo delle forze oscure che corrompono la politica affossandola nel livello infero della criptopolitica. Questa corruzione esige l’azione costante della metapolitica per restituire alla politica autentica il luogo e la dignità da dove essa è stata subdolamente sloggiata.


CHIESA CATTOLICA

 

Massimo Introvigne, Il segreto di Papa Francesco  (Sugarco, pagg. 224,  Euro  18,80)

 

Lo affermano in molti, lo conferma una ricerca presentata in questo volume: c'è un «effetto Francesco». Commosse dagli appelli del nuovo Papa, molte persone da anni lontane dalle chiese ci tornano e si confessano.  Perché succede? Qual è il segreto di Papa Francesco? 

Molti pensano che si tratti soltanto di gesti, di linguaggi, di modi di presentarsi. Senza trascurare questi elementi, Massimo Introvigne - che da anni segue e commenta quotidianamente il Magistero dei Pontefici - invita ad andare al di là dei gesti per cogliere i contenuti e la sostanza dell'insegnamento di Francesco, radicata del resto nella storia argentina del padre gesuita e poi cardinale Bergoglio di cui il testo ricostruisce i momenti essenziali. Emerge - contrariamente a una certa immagine diffusa dai media - un Magistero ricchissimo, che culmina nell'enciclica Lumen fidei e nei discorsi del viaggio in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù.  

Papa Francesco, continuando il Magistero del predecessore - che cita spesso - Benedetto XVI, ripresenta tutti i grandi temi della vita cristiana. Lo fa nel contesto di un messaggio che critica anzitutto ogni atteggiamento «autoreferenziale» e invita i cattolici, troppo spesso chiusi a parlarsi tra loro in piccoli recinti, a «uscire» e portare il Vangelo alle «periferie esistenziali» del nostro tempo. Qui donne e uomini disperati chiedono talora anche aiuti materiali ma sempre, pure quando sono ricchi di beni, attendono missionari che soccorrano la loro «povertà spirituale» e rispondano a domande che oggi la «dittatura del relativismo» - un'espressione di Papa Ratzinger ripresa da Papa Francesco - impedisce perfino di formulare apertamente.   



ECONOMIA E SOCIETA’

 

 

Valerio Benedetti – Filippo  BurlaIl corporativismo del terzo millennio -  Libertà, partecipazione, lavoro: una rivoluzione possibile (Testa di ferro - Aga , pagg. . 288, Euro 16)

Nell’epoca del trionfo planetario del capitalismo finanziario – un ottimo affare per pochi ma una condanna per i più – ritorna attuale il dibattito sulle possibili alternative al sistema economico che sta facendo fallire gli Stati e che sta distruggendo il tessuto sociale delle nazioni europee. Con il proposito di andare oltre i deboli palliativi proposti recentemente da diversi economisti, i quali rimangono pur sempre all’interno del “discorso” turbo-capitalista, quest’opera collettanea propone quello che gli autori hanno definito “corporativismo del terzo millennio”. Ben radicato nell’esperienza economico-sociale del fascismo, questo nuovo corporativismo intende tuttavia attualizzare lo spirito degli ordinamenti dell’Italia fascista nel contesto della moderna “società liquida”. Il corporativismo del terzo millennio, inoltre, non implica solo una diversa concezione dell’economia, ma una vera e propria visione del mondo, dell’uomo, della comunità, dello Stato. Non si tratta per gli autori, però, di fornire l’ennesimo escamotage intellettualistico e disincarnato, bensì di suscitare discussioni e di indicare coordinate in grado di ripensare e inverare i concetti irrinunciabili di libertà, partecipazione e lavoro. E tutto ciò proprio nel momento in cui le democrazie parlamentari e indirette stanno dimostrando di non essere all’altezza di tale compito. E questo proprio perché l’idea corporativa fa sua una concezione organica ed inclusiva dello Stato e del popolo, in cui ogni cittadino diventa, a livello concreto, parte attiva nella gestione politica e, soprattutto, torna ad essere veramente padrone del proprio destino.

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John C. Médaille, Distributismo – Una politica economica di equità e di equilibrio (Lindau, pagg. 352, Euro 27,00)

Il libro di Médaille arricchisce la nostra comprensione degli attuali sistemi economici e ci offre una chiave di lettura del funzionamento del mercato capitalistico in alternativa a quella del mainstream...... l’economia deve intrattenere stretti rapporti di vicinanza con l’etica, la storia, la politica, la filosofia. A partire da una critica radicale dell’economia moderna, Médaille mostra che al fondo del distributismo sta una idea guida ben precisa: non è accettabile che il momento della produzione della ricchezza (o del reddito) venga separato dal momento della sua distribuzione. Questo significa che efficienza e giustizia distributiva devono avanzare insieme.

                                                                       

TRADIZIONE

Gilbert K. Chesterton, Lo spirito del Natale (D’Ettoris, pagg. 152, Euro 12,90)

Della cospicua produzione letteraria che il brillante pubblicista e romanziere britannico ha dedicato al Natale, questo volume offre al lettore una selezione di testi in prosa e alcune poesie che spaziano dagli esordi letterari alla maturità. In queste pagine il lettore ritroverà la stessa verve ironica delle opere maggiori che ha fatto di Chesterton il «principe del paradosso». Senza mai risultare stucchevole o serioso nelle sue considerazioni sul mistero dell'Incarnazione e sulla nascita di Gesù, non c'è saggio in cui la sua prosa vivace non riservi almeno un colpo di fioretto contro gli avversari culturali di tutta una vita.

TEMPI MODERNI

Vittorio Possenti, La rivoluzione biopolitica – La fatale alleanza tra materialismo e tecnica  (Lindau, pagg. 224, Euro 23,00)

La tecnica ci lusinga offrendoci l’antidestino – la vittoria sul destino biologico inscritto nei nostri geni – e la liberazione dai vincoli dell’umano. Ma a quale prezzo? Aldous Huxley riteneva che ci sarebbero voluti secoli per pervenire alla società totalmente organizzata. Pochi decenni dopo esistono invece i mezzi per giungervi attraverso una rivoluzione che mette le mani sulle radici stesse dell’uomo. L’alleanza tra materialismo e tecnica instaura infatti sull’essere umano, ormai inteso come mero pezzo della natura, il potere biopolitico (biopower), che conduce a esiti opposti, ma ugualmente inquietanti: il superamento della barriera uomo-animale da un lato e il «postumano» propiziato dall’ingegneria genetica dall’altro.I massimi fattori di resistenza sono rappresentati dalle nozioni di persona, di umanesimo condiviso, di etica libera dall’utilitarismo. Esse articolano un’idea di conoscenza e di discorso pubblico che non sono solo lo specchio delle possibilità tecniche offerte dalla scienza, ma che esprimono in pieno l’irriducibile dignità etica dell’uomo.

 

SCIENZA

Francesco Agnoli e Andrea Bartelloni, Scienziati in tonaca (Lindau, pagg. 136, Euro 14,00)

Sacerdoti e scienziati: chissà perché, all’orecchio dell’uomo contemporaneo, questa accoppiata suona male. La realtà, però, è facilmente verificabile: all’origine della scienza sperimentale moderna vi sono essenzialmente uomini religiosi, profondamente religiosi; uomini per i quali studiare la natura altro non è che cercare di leggere il libro scritto dal Creatore, andare alla ricerca delle sue tracce, delle sue orme. Senza nessuna presunzione di possedere ogni verità, di ridurre la causa prima alle cause seconde, di trasformare la scienza sperimentale in una fede, di farne una metafisica onnicomprensiva.

 

STORIA

 

Giacomo Margotti, Memorie per la storia de’ nostri tempi – 1856-1866 (Ares, 3 volumi indivisibili, Euro 48,00)

 

Viene riproposta  fedelmente in copia anastatica la monumentale opera ottocentesca di Giacomo Margotti Memorie per la storia dei nostri tempi, salvandola dall’oblio. Sacerdote e giornalista (caporedattore del quotidiano l’Armonia, poi direttore de L’Unità cattolica), amico del Papa (fu lui a coniare il motto, attribuito a Pio IX, «né eletti né elettori») e conosciuto nella Corte dei Savoia, Margotti (Sanremo 1823 – Torino 1887) fu elemento di primissimo piano nel panorama culturale e politico ottocentesco. In sei volumi, raccolti fin dalla seconda edizione nei presenti tre tomi, egli racconta il Risorgimento come lo ha vissuto giorno per giorno, dando dettagliata cronaca di quanto successe negli anni 1856-1866; in uno dei decenni, cioè, più arroventati della storia d’Italia, che si concluse con l’unificazione della Penisola nel segno del Piemonte sabaudo e di Cavour grazie all’appoggio straniero di Francia e Inghilterra.
Come un coraggioso giornalista d’inchiesta, Margotti ebbe una vita avventurosa e scampò miracolosamente a un attentato il 27 gennaio 1856; e quando, un anno più tardi, divenne deputato, la sua elezione fu arbitrariamente invalidata. Forse perché nella sua infaticabile attività pubblicistica l’Autore denuncia con un’infinità di dettagli – fattuali, documentali, economici, politici, ideologici, statistici, militari – l’inaudita violenza dell’élite risorgimentale, italiana ed estera, perpetrata in nome della libertà e della monarchia costituzionale contro la Chiesa cattolica e il popolo, che in essa si riconosceva. In effetti, in queste pagine si rivive in presa diretta come corruzione e tradimento siano state le armi principali utilizzate dal potere sabaudo nella campagna di unificazione, pervenendo a una lettura del Risorgimento assolutamente in controtendenza rispetto a tutta la storiografia tradizionale successiva. Questo perché, sottolinea la storica Angela Pellicciari nella sua introduzione, sono sempre i vincitori a scrivere la Storia e si tendono a cancellare le tracce degli oppositori che ne denunciarono soprusi e ingiustizie. Infatti, Margotti è oggi quasi del tutto sconosciuto, benché in vita abbia goduto di amplissima visibilità, guadagnandosi considerazione universale, destando ora ammirazione ora timore (tra gli avversari) per la profondità di analisi e di idee; e la stessa sorte è toccata a questa sua opera fondamentale, irreperibile nelle principali biblioteche. La presente iniziativa editoriale è tesa a colmare la lacuna.

 

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Nicholas Farrel – Giancarlo Mazzucca, Il compagno Mussolini (Rubbettino, pagg. 348, Euro 19,00)

Lo scopo di questo libro è quello di dimostrare una verità negata. La scelta di Mussolini - a causa della Prima guerra mondiale - di abbandonare il socialismo internazionalista a favore del socialismo nazionalista ( che poi diventò fascismo ), fu una tra le scelte più importanti del Novecento, non solo per l'Italia ma anche per l'Europa e per il mondo.

La scelta che Mussolini fece nel 1914, però, non fu da cinico assetato di potere o da corrotto al soldo della borghesia, ma da devoto socialista rivoluzionario: la guerra gli aveva fatto capire che gli uomini sono più fedeli alla loro nazione piuttosto che alla loro classe.

Per Mussolini dunque la Prima guerra mondiale fu una guerra rivoluzionaria e non reazionaria. Infatti il fascismo aveva molto più in comune col comunismorispetto a quello che entrambi avevano in comune col capitalismo. Purtroppo, l'Europa oggi, a causa della crisi esistenziale del'Unione europea, si trova davanti a pericoli molto simili a quelli di 100 anni fa, pericoli provenienti dalla tensione perenne tra ideologie internazionaliste e realtà nazionaliste.

 

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Daniela Pasqualini, Giuseppe Bottai e la Carta della Scuola - Una riforma mai realizzata  (Solfanelli, pagg. 144, Euro 12,00)

Nel 1939 il Gran Consiglio del fascismo approva la Carta della Scuola dell’allora Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai: il tentativo più avanzato di modernizzare l’istruzione pubblica che il regime fascista abbia elaborato dopo la riforma Gentile. Destinata a restare inattuata per gli eventi bellici, la Carta presenta un impianto legislativo sintetico, strutturato in ventinove dichiarazioni concise. La scelta della formula segue l’emanazione della Carta del Lavoro e della Carta della Razza, a completare un trittico che intende porsi come unico documento fondamentale e coerente del modello sociale fascista.
A Bottai si deve l’introduzione del calendario scolastico, primo atto di inizio d’anno, inteso a organizzare la scansione dei periodi tra uno scrutinio e l’altro, la durata delle vacanze, le date degli esami.  Particolare attenzione è posta alla preparazione tecnica e professionale delle classi popolari: l’aumento delle specializzazioni in settori fino ad ora rimasti fuori dal circuito formativo, come le arti grafiche, la pratica commerciale, la lavorazione del vetro. Mestieri che si potevano imparare a bottega, diventano corsi di apprendistato nelle scuole e di perfezionamento per adulti lavoratori. Ma la riforma che prevede una scuola media unica ha, nella Carta della Scuola, il segno innovativo più evidente e slegato dalle esigenze di regime, tanto che sarà l’unico punto realmente realizzato nel dopoguerra e valido ancora oggi.

 

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Luciano Garibaldi, Brigate Rosse – Per non dimenticare  (I libri del Borghese, pagg. 150, Euro 14,00)

 

Il volume ripercorre le tappe dei cosiddetti “anni di piombo”   riproponendo i principali réportage sul terrorismo pubblicati negli anni tra la fine dei Sessanta e l’inizio degli Ottanta, sul  settimanale “Gente”, di cui Luciano Garibaldi fu inviato e poi, fino al 1984, caporedattore. Gli avvenimenti descritti in queste pagine sono fra i più tragici di dodici anni di storia italiana: dal sequestro Sossi all’assassinio Coco; dal ’77 a Bologna a Guido Rossa; da via Fracchia a Giuseppe Taliercio. Proprio perché scritte “a caldo” (tranne il capitolo dedicato all’olocausto del Msi), e quindi non manipolate con il “senno di poi”, queste cronache dimostrano che il fenomeno del terrorismo in Italia non ebbe mai nulla di misterioso e di equivoco. Tutto era chiaro fin dal primo apparire della stella a cinque punte, solo che si fosse stati capaci di guardare a quei drammatici avvenimenti con occhi sgombri da fanatismo e da tesi politiche precostituite, con un po’ di buona fede.

 

 

STORIA DELLE DESTRE

 

Mauro Mazza – Adolfo Urso, Vent’anni e una notte - 1993-2013 La parabola della Destra italiana raccontata dai suoi protagonisti (Castelvecchi, pagg. 377, Euro 19,50

 

La prima immagine risale a 1993: Silvio Berlusconi – prossimo alla discesa in politica – dichiara che se fosse stato a Roma avrebbe votato un giovane Gianfranco Fini come sindaco della Capitale. L’ultima scena è quella della notte del 20 gennaio 2013, quando Berlusconi in vista delle politiche scrive la parola «fine» sull’avventura di Alleanza nazionale, cancellando dalle liste gran parte di coloro che avevano fatto la storia della Destra. Prima ancora c’era stato il «Che fai, mi cacci?» urlato da Fini a Berlusconi in un’affollata e drammatica direzione del Pdl nell’aprile 2010. 1993-2013: in questi due decenni si consuma la parabola dei vincitori della svolta di Fiuggi. «Duellanti senza regno», come dimostrano il fallimento di Futuro e libertà e la diaspora della Destra italiana. Di chi sono le responsabilità? Quali gli errori di una generazione nata nella redazione del «Secolo d’Italia» e che ora, dopo aver assunto incarichi di governo e assaporato la gestione del potere, sembra essere tornata ai margini della politica? Attraverso un critico e dettagliato dialogo, Mauro Mazza e Adolfo Urso ripercorrono senza sterili nostalgie la vicenda politica e umana della Destra italiana, rivelando i segreti, i retroscena, gli scontri, i successi e i litigi mai apparsi sulla stampa, che hanno compromesso il futuro politico di una classe dirigente. È un’analisi disincantata sulla storia degli ultimi vent’anni, con la parabola di Gianfranco Fini, l’uomo che ha portato An al governo ma che ha perso la battaglia finale contro Berlusconi. An non c’è più ed è impensabile resuscitarla, sostengono gli autori: «È necessario un nuovo Centrodestra, che abbia forma e leader diversi da quelli del passato. Non servono reduci, ma innovatori».

FILOSOFIA

Giovanni Gentile, Pensare l’Italia (Le Lettere, pagg. 278, Euro 22,00)

Giovanni Gentile fu l’ultimo grande filosofo a pensare l'Italia e nel pensiero trovò l'anima, il destino e la missione d'Italia. Il suo fu l'ultimo poderoso tentativo di pensare l'Italia attraverso una teologia civile, nel solco di Vico, una riforma religiosa applicata alla politica e una religione civile legata allo spiritualismo politico e al pensiero nazionale. I precursori dell'Unità d'Italia li chiama infatti profeti, a partire da Dante; il Risorgimento lo vede come la Resurrezione dell'Italia, inteso mazzinianamente come missione fondata sulla religione della patria e percorsa dal giobertiano primato morale e civile, ma anche filosofico e culturale, italiano. Nelle pagine scelte da Marcello Veneziani si ricompone la filosofia civile di Gentile, che fu sintesi della tradizione teorica, storica e letteraria nazionale, il suo idealismo dopo Marx, il suo Stato Etico, il ruolo della scuola e la missione educativa, il rapporto con la Tradizione, la Religione e il Risorgimento, con Dante e Leopardi, con la guerra e il fascismo, l'umanesimo del lavoro e lo spiritualismo comunitario. Dall'antologia gentiliana emerge un pensiero eroico e fiducioso, fino alla morte. «Con Giovanni Gentile – scrive Veneziani nel suo saggio introduttivo  -  finì la grande filosofia italiana. Dopo di lui o non fu grande, o non fu vera filosofia, o non fu italiana. Dopo Gentile il pensiero non ebbe più fiducia in se stesso, si risolse nella razionale o irrazionale disperazione o si occupò di linguaggi e procedure. Da qui la grandiosa inattualità di Gentile».

MEMORIE

Giorgio Rapanelli e  Ippolito Edmondo Ferrario, Mercenario – Dal Congo alle Seychelles - La vera storia di “Chifambausiku”  Yullio Moneta (Lo Scarabeo, pagg. 144, Euro 18,00)

"Per quale motivo ho fatto il mercenario? Non per denaro, poiché guadagnavo molto bene in un posto di responsabilità in una compagnia commerciale francese che operava in Africa occidentale. Dopo qualche anno d’Africa sarei stato trasferito a posti di maggiore responsabilità a Manchester, o a Parigi, o negli USA. E’ stato il mio destino a portarmi in Congo, addestrarmi militarmente con i parà belgi per assecondare il mio spirito di avventura?

Poi, iniziai a combattere con i mercenari. Li definisco così, e in tal maniera mi autodefinisco, solo perché è la definizione comune che ci danno giornalisti e storici, e che la gente conosce.(…) Il Quinto Commando, in cui ero inquadrato, era comandato da ufficiali britannici, rodesiani e sudafricani. Erano anglosassoni, e la disciplina militare era quella dell’esercito britannico: dura e spietata."Dopo più di quarant'anni di assoluto silenzio, Tullio Moneta, uno dei più grandi protagonisti dell'epopea dei mercenari in Congo, torna a parlare di una delle pagine più controverse e dimenticate della storia africana del secolo scorso. Divenuto mercenario quasi per caso, dimostratosi uno dei combattenti più capaci del celebre Quinto Commando, quello dell'Oca Selvaggia, Tullio è stato anche attore in alcuni film d'azione, consulente militare e l'unico italiano tra gli organizzatori del tentato golpe alle isole Seychelles nel 1981. In queste pagine ripercorre con grande dovizia di particolari una storia di imprese e missioni militari che abbracciano un arco di tempo di quasi vent'anni.


VIAGGI

 

Renato Del Ponte, Nella Terra del Drago – Note insolite di viaggio nel Regno del Bhutan (Edizioni del Tridente, pagg. 170, Euro 35,00)

Il Regno del Bhutan o Druk-Yul (Terra del Drago) è forse l’unico paese al mondo in cui si è mantenuto uno stile di vita fedele ai ritmi della natura. Almeno sino ad ora … Così ritiene l’autore di questo libro, che ne ha percorso i sentieri lungo le pendici dell’Himalaya, tratteggiandone la storia e le sue straordinarie caratteristiche fisiche e naturalistiche.
E proprio per le sue potenzialità di miracoloso equilibrio ambientale, scrupolosamente amministrate da una monarchia illuminata che in questo Paese ha sostituito il  PIL con il  FIL: l’Indice di Felicità interna lorda.
Renato Del Ponte  considera questo Paese una “riserva naturale dell’umanità”, ma anche “riserva spirituale”, dal momento che in questo libro vengono suggeriti alcuni itinerari “mistici” legati ai grandi Maestri del Buddhismo Tantrico che col Bhutan hanno avuto un forte rapporto: da Padmasambhava a quel Pema Lingpa da cui deriverebbe la dinastia oggi regnante.
In appendice, un raro testo del III Panchen Lama (1775) ci introduce all’affascinante mistero di Shambala “la Splendente”, il volume è corredato da numerose fotografie originali e illustrazioni a colori, con una tavola acquarellata ripiegata fuori testo, stampato su carta pregiata in una tiratura limitata e numerata.
 

 

 

 

ARTE

 

Antonello Tolve (a cura), Omaggio a Modigliani – Un angelo dal volto grave  (Solfanelli, pagg. 88, Euro 8,00)


Il presente volume di scritti su Modigliani, curato da Antonello Tolve, è un omaggio al grande maestro livornese – contemporaneo di Picasso e di Apollinaire – che seppe riprendere in mano la storia dell’arte italiana con lo scopo di recuperare alcune linee guida utili alla costruzione del nuovo. Genio «maledetto» ossessionato dalla figura disadorna, da «splendide modelle» che mostrano emozioni di natura spirituale e artistica oltre che carnale e appassionata, Modigliani fu attento a decifrare le temperature roventi dell’avanguardia, di quei «giardini d’utopia» che hanno intrecciato l’arte ai brani fragili del quotidiano.
Si tratta di sette interventi critici, affini e a volte apparentemente divergenti, ritenuti significativi, al di là della cronologia, per lo spessore riflessivo con cui ripercorrono analiticamente l’attività creativa del futuro «principe di Montparnasse», di colui che trasfuse nei corpi femminili, dal volto al nudo, la propria mistica preghiera davanti all’ignoto.  Additare oggi la sua figura non vuol dire riscattare, a distanza di tempo, un intellettuale lasciato in ombra o ignorato dalla critica. Significa piuttosto mostrare l’inarrestabile modernità ed energia di un’esperienza artistica che Montale definì «integrale» e che continua ad affascinare non solo studenti e studiosi ma anche lettori meno esperti in materia d’arte.

 

FUMETTI

Davide  Barzi, Don Camillo a fumetti – Giulietta e Romeo  - Vol. V (ReNoir, pagg. 112, Euro 12,90)

Alla fine del 1947 l'aria è ancora arroventata dalla passione politica e in diversi racconti di questo quinto volume sono illustrate, con immagini molto efficaci e drammatiche, storie cruente nate dalle rivalità ideologiche. Ma, anche in quella temperie di lotta e di violenza, nostro padre riesce a mettere al centro e al di sopra di ogni cosa l'uomo. E non si dimentica dell'amore: quello illustrato in due puntate, Tra Gino e Mariolina, una Giulietta ed un Romeo del Mondo piccolo. Amore ostacolato dalla rivalità delle due famiglie …... Questa storia è raccontata in modo splendido dallo staff di sceneggiatori e illustratori di ReNoir, i quali, recidivi, riescono anche a commuovere i lettori nel penultimo racconto, con le immagini del piccolo Cesarino che va incontro a santa Lucia” (Alberto e Carlotta Guareschi)

 



 

 

 

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 04/12/2013 23.32.16

    un sincero complimento e un grazie vivissimo al nostro Canapon (re)Censore grandu'hale Mario Bozzi Sentieri. onora in effetti il duro ufficio che fu svolto egregiamente dal probo padre Bernardini da Cutigliano regnante l'ultimo buon Leopoldo. ho scoperto, (io che ho un'erudizione credevo a tutta prova) l'esistenza del buon canonico Giacomo Margotti che ignoravo e di cui ho subito studiato la figura, notevolissima e coraggiosa, compulsando la 3 (dio)cani. un omaggio deferente quindi pure al senatore Gentile e al Duce per quest'opera che veramente permette a noi italiani di elevare a stadio europeo per non dire planetario la nostra erudizione. ma con uno stile davvero "unapproachable" o "matchless" direbbero gli inglesi di cultura. prose nella redazione delle voci sempre cristalline, vastità assoluta di temi e di punti di vista (forse un po' troppo attenta alle scienze matematico fisiche e meno alle naturali e percettive e descrittive, le "Wahrnehmungswissenschaften" di cui è campione Konrad Lorenz). torno alla recensione del nostro Canapone (re)Censore: notevole dunque che dietro le quinte ambigue del risorgimento coperto per noi da una retorica che ci impicca vi fosse l'adamantina figura di questo canonico attento e preveggente. una domanda a noi tutti: che eredita il buon popolo d'italia dalla sua unità ora? risposta possibile: la magistratura, i suoi carabinieri e le tasse sul povero nostro macinato di popolani che ne sono i dolci precipitati chimici. inquinanti? lascio a voi giudicare. certo tanto tanto positivi non sono credo. ma evito le inutili polemiche. la storia colle cinque guerricciole imposte al popolo italiano dalla sua pseudounità (non temo l'arrabbiarsi dello spirito del Duce...) sta ora presentando il conto. forse quello definitivo: siamo un piccolo paese. povero eccetto i ricchissimi con proprietà e relazioni internazionali, senza soverchia sovranità. dobbiamo riconoscerlo. questo non toglie nemmeno d'un minimo la reverenza che dobbiamo ai nostri valorosi soldati che han saputo sacrificarsi anche quando i loro ufficiali non furono all'altezza. ma fra l'esser oggi cittadini di questa fatiscente repubblica ed esser suddito del Ducato modenese o parmense, all'estero cosa dà maggior dignità? se facciam i dovuti raffronti non è che la personalità di Maria Luigia sia stata tanto inferiore quanto a cose pratiche realizzate vere di quella del produttore di Nebiolo (Einaudi)... avete tutto il diritto di dirmi che son sulla nave dei matti. io tanto non cambio idea. la vedo da popolano. non ricco. nemmeno altolocato. dotato di scetticismo filosofico.

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