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I libri di Totalità

Rassegna mensile di novità librarie: Ottobre 2014

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna mensile di novità librarie: Ottobre 2014

La copertina del libro

Marco Valle, Confini e conflitti – Uomini, imperi e sovranità nazionale (Eclettica, pagg. 320, Euro 18,00)

Attraverso una somma di ipotesi di lavoro aperte e volutamente frammentarie, l’esplorazione

di alcuni passaggi centrali del nostro passato prossimo. In primis, le radici della fragilità strutturale della Nazione italiana e i motivi del suo continuo oscillare tra velleità generose e subalternità imbarazzanti, tra spinte modernizzatrici e resistenze passatiste. L’Italia come equazione impossibile in cui l’ignavia dei più si oppone pervicacemente all’orgoglio lungimirante delle minoranze.

Ecco, quindi, Rizzo e Mattei, Missoni e Broglio, Brazzà, Verdi e Cavour. Secondo passaggio. I tragici abbagli di quel “Sole ingannatore” (qualcuno ricorda lo splendido film di Nikita Mikhalkov?) che bruciò milioni di vite in nome di un’ideologia fallimentare, criminale. Il comunismo reale, quello realizzato e imposto. Un miraggio cattivo, un cupo gioco di luci e ombre con tanti quesiti ancora irrisolti, con troppi segreti tuttora celati. Ecco, allora, gli incubi dell’Adriatico “amarissimo”, gli spettri di Mosca e di Hanoi, le fosse della Balcania. Terzo passaggio. Lontane ma incombenti sul nostro presente si stagliano le “ragioni profonde” della svolta epocale oggi in atto, quel “tramonto dell’Occidente” intuito da Oswald Spengler e annunciato dal disastroso processo di decolonizzazione. Dien Bien Phu, Algeri, Suez, il Katanga rappresentano punti di riflessione sul tradimento delle élites, sulla cecità della politica, sull’ottusità degli strateghi. La catastrofe umanitaria che oggi oscura il Mediterraneo è frutto e risultato di quelle scelte errate, di quelle miopie, di quel cinismo.

 

                                                                       

 

POLITICA

Paolo Pasqualucci, Per una “Carta” del Partito Cattolico (Solfanelli, pagg. 72, Euro 8,00)

La richiesta avanzata recentemente da più parti della fondazione di un partito cattolico nazionale, capace di raccogliere i voti dei numerosi cattolici stanchi oltre ogni dire dell’andazzo generale e traditi clamorosamente dall’attuale centro-destra berlusconiano e non, dovrebbe dar vita ad una discussione il più possibile aperta e globale ai fini dell’elaborazione di una “Carta dei princìpi” di un partito politico veramente cattolico.
Il presente saggio vuole solo approntare dei “materiali” utili all’auspicata discussione. L’argomento è diviso in quattro sezioni. La prima riguarda il concetto di partito politico e i caratteri esteriori del partito cattolico. La seconda i princìpi etici e religiosi inderogabili. La terza, i princìpi civili. La quarta i princìpi politici in senso stretto, concernenti la forma di governo o Stato, l’idea di patria e di nazione in relazione alle presenti esigenze storiche.

 

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Fabio Torriero, Nazi-buonisti (Koinè, pagg. 172, Euro 14,00)

 

Cosa hanno in comune il familismo, il ’68, Berlusconi e i social network? Il peggioramento degli italiani: la società delle pulsioni dell’io, ossia la morte della so- cietà liberale e Il nuovo pensiero unico che uccide, ma per il no- stro bene. E che mette in campi di concentramento ideologici gli oppositori.Famiglia chiusa, branco metro- politano, barbaro col telefonino e società aperta, democratica, pro- gressista, sono la stessa cosa. Due anni di cronaca nera e po- litica analizzati e denunciati. Spunti e appunti per una nuova pedagogia civile e cristiana.

 

 

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Carla Isabella Elena Cace, Marò: le voci dei protagonisti  (I libri del Borghese, pagg. 117, Euro 16,00)

Questo libro nasce per dare voce ai tanti protagonisti che, a diverso titolo, sono stati o sono tutt'oggi coinvolti nella delicatissima vicenda dei due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India dal 15 febbraio del 2012 con l'accusa di omicidio. Il libro, fondamentalmente basato su interviste esclusive, senza personali interpretazioni, è finalizzato ad approfondire la travagliata questione diplomatica e a far chiarezza su alcuni punti oscuri e vuole essere uno strumento di sensibilizzazione e denuncia di un vero e proprio "affare di Stato".


EUROPA

 

Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano, Il Quarto Reich – Come la Germania ha sottomesso l’Europa (Mondadori, pagg. 118, Euro 17,00)

 

Lettere riservate a capi di governo, telefonate segrete alle più alte cariche di Stati sovrani, pressioni esercitate in mille modi da poteri forti che si muovono al di fuori e al di sopra delle elementari regole democratiche. La storia del ruolo svolto in questo inizio secolo dalla Germania in Europa, e in particolare nell'Unione europea, è ancora tutta da raccontare, soprattutto in relazione alle vicende politiche dell'Italia, il paese che per decenni è stato suo partner amichevole ma anche temibile concorrente economico sui mercati mondiali. Di questa storia, Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano tracciano qui il quadro generale e non esitano a parlare di «Quarto Reich», una formula che, lungi dall'essere una banalizzazione giornalistica, è la sintesi estrema, e forse inquietante, della situazione venutasi a creare nell'area euro. In un decennio, infatti, grazie alla moneta unica e alla gabbia istituzionale dell'Unione, la Germania è riuscita a costruire sul Vecchio Continente una condizione di predominio economico e di egemonia politica. L'impossibilità di dissentire sulle leggi del rigore dettate dagli euroburocrati e ispirate da Berlino ha privato gli altri paesi membri di ogni reale sovranità economica e ha concentrato tutto il potere decisionale nelle mani delle élite e delle strutture comunitarie. Ma se per i cittadini tedeschi l'«era del Quarto Reich» significa benessere, lavoro e crescita, per le altre nazioni, soprattutto del Sud Europa, vuol dire povertà, disoccupazione e recessione. Come sperimentano ogni giorno sulla loro carne viva milioni di europei, stretti nella morsa di una crisi economica decisamente più grave e prolungata di quella del 1929. Così, se non ci sarà un radicale riequilibrio dei rapporti di forza all'interno dell'Unione europea e non si riconoscerà pari dignità alle diverse esigenze degli Stati che ne fanno parte, cioè se all'«Europa germanica» non subentrerà una «Germania europea» (Thomas Mann), la cancelliera Angela Merkel, donna di ferro della politica globale, passerà alla storia per aver realizzato quel sogno egemonico sempre coltivato dal popolo tedesco, che nel secolo scorso si è infranto solo contro l'implacabile verdetto di due tragiche guerre mondiali.

 

 

 

MONDO

 

Stefano De Angelis, Il terrorismo nell’era postmoderna (Tabula Fati, pagg. 80, Euro 8,00)

 Il terrorismo ha assunto nel ventunesimo secolo la capacità di modificare le nostre abitudini, le nostre convinzioni, i nostri modi di agire e in definitiva le nostre vite.
Questo saggio si propone di analizzare  le fasi storiche, le evoluzioni, i principi e le modalità con cui tale fenomeno sociale  oggi si manifesta. Al contempo il testo esamina le strategie adottate nel corso degli ultimi trent’anni, ovvero dall’inizio della cosiddetta era postmoderna, dalle diverse istituzioni sociali che nel tempo si sono proposte di combattere tale fenomeno.
 Nell’era liquida fatta di interconnessioni permanenti, di globalizzazione e di “cittadini del villaggio globale”, ma anche, e forse soprattutto, di precarietà ed assenza di patti sociali, essenziale appare

un lavoro sinergico tra le varie componenti impegnate nella lotta al terrore.

 

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Sergio Romano, Il declino dell’impero americano  (Longanesi, pagg. 126, Euro 14,90)

 

Nel 2003, con Il rischio americano, Sergio Romano affermava, nella nuova fase politica internazionale iniziata dopo gli attentati dell’11 settembre, che gli Stati Uniti, unica superpotenza mondiale, avevano agito con arroganza anche perché l’Europa era stata assente o insignificante. Poco più di dieci anni dopo, in un contesto di continua fibrillazione acuita dalla perdurante crisi economica apertasi nel 2007/2008, la domanda di fondo è sempre la stessa: cosa vuol fare l’Europa da grande? Se il declino degli Stati Uniti come impero mondiale sembra evidente, non altrettanto chiaro è il modo in cui gli americani sapranno attraversare questa fase della loro storia. La condizione imperiale è una droga da cui non è facile disintossicarsi. La parabola del declino americano sarà tanto meno rischiosa quanto più sarà accompagnata dalle scelte ragionevoli di Cina, Russia, Brasile, Iran e di altri paesi. Ma la responsabilità maggiore è dell’Unione europea, che non può assecondare l’America in ciò che rimane della sua politica imperiale, e le sarà tanto più utile quanto più diverrà, in una realtà multipolare, una sorta di Svizzera continentale. Per gli americani che ancora credono nella vocazione imperiale del loro paese, un’Europa divisa è il migliore degli alleati possibili. E l’unità europea si farà soltanto a dispetto dell’America: per garantire un ruolo all’Europa in un mondo in cui lo spazio creato dal declino americano verrebbe riempito da potenze extraeuropee.

 

SOCIETA’

 

Giovanni Fighera, Tra i banchi di scuola – Un’avventura sempre nuova  (Ares, pagg. 208, Euro  14,80)

 

Luigi Amicone, direttore di Tempi, nella Prefazione sottolinea le «migliaia di contatti» che l’autore suscita parlando di scuola, di studenti e adolescenti nel blog sul sito della sua testata. Un successo non scontato: le nuove generazioni, quelle dei proverbiali «sdraiati», sono infatti osservate spesso con scetticismo dagli adulti. Eppure, insegnare ai giovani dovrebbe essere un’avventura straordinaria… In questa prospettiva il «Prof.» e «papà» Giovanni Fighera si lascia attraversare dalle «urgenze» dei suoi studenti – «Esiste la felicità?», «Qual è il mio talento?», «Posso sperare nel vero amore, e riconoscerlo?», «Perché vivo?» –  per poi cercare in un dialogo serrato con loro risposte coraggiose, valide perché durevoli.
«Storie, volti e suggestioni. È l’ossatura di questo libro – annota Maria Gloria Riva nel suo invito alla lettura –: entri pian piano in una vita di classe, anzi in una scuola di vita». La scuola così «vissuta» diventa una realtà in cui scoprire, a partire dalla verità inscritta nei cuori di ciascun ragazzo, i talenti personali da mettere a servizio degli altri; qualcosa di molto diverso dalla trasmissione di nozioni a cui siamo stati abituati. L’autore ci fa partecipi delle sue esperienze «sul campo» («caffè letterari», cineforum, «zibaldoni personali»…) e racconta il viaggio educativo offrendo consigli concreti per affrontare con allegria e curiosità il «suono della campanella» fin dal primo giorno di scuola. Ma ci sono anche provocazioni (lo studio della retorica, del latino, il ritorno al caro vecchio tema…) e frecciate al nostro tempo intossicato dal relativismo.

                                                                       

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Rodolfo de Mattei, Gender Diktat - Origini e conseguenze di una ideologia totalitaria (Solfanelli, pagg. 192, Euro 14,00)

La cosiddetta “teoria del gender” costituisce l’ideologia soggiacente alle iniziative politiche e giuridiche che si stanno sviluppando con sempre maggiore insistenza per ottenere la legalizzazione del matrimonio omosessuale e l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di omofobia. Questa ideologia, grazie a una costosa e capillare campagna di promozione mediatica, sta conquistando spazi pubblici sempre più ampi, arrivando a mettere in discussione concetti e valori che costituiscono le basi elementari di qualsiasi convivenza civile.
L’analisi delle origini e delle conseguenze della teoria del gender è l’obiettivo del saggio di Rodolfo de Mattei, suddiviso in due parti: la prima è dedicata alle radici ideologiche, prossime e remote della teoria; la seconda è riservata alle sue ricadute pratiche, nella nostra quotidianità.
Il quadro che ne emerge conferma l’esistenza di una “dittatura del gender”, il Gender Diktat, come lo definisce l’autore, che rappresenta una coerente espressione di quella dittatura del relativismo di cui ha spesso parlato Benedetto XVI.Una prospettiva inquietante conseguente a un’ideologia antitetica ai princìpi dell’ordine naturale e cristiano. Questo libro rappresenta una sorta di “manuale” per chi voglia conoscerla e combatterla.


 

STORIA

 

Nicolò Dal Grande, Il Risorgimento italiano (Il Cerchio, pagg. 86, Euro 18,00)

In Italia, paese dalla millenaria storia, culla del Rinascimento e della civiltà barocca, sede della Chiesa cattolica, era mancata da sempre un'unità politica; divisa in numerose realtà politiche, visse nella prima metà del XIX secolo uno dei periodi più cruciali, l'età del Risorgimento, ovvero l'insieme delle istanze culturali e degli avvenimenti che portarono il "bel paese" alla definitiva unificazione politica. A poco più di un secolo e mezzo di distanza dai giorni delle battaglie e delle orazioni politiche, questo libro pone come proprio obiettivo la ricostruzione degli eventi che portarono all'unità d'Italia, al fine di renderli comprensibili al più, con la speranza di stimolare la curiosità e la sete di conoscenza nei confronti della storia di uno dei principali paesi d'Europa e del mondo intero.

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Gianni Oliva, Fra i dannati della terra – Storia della Legione Straniera  (Mondadori, pagg. 258, Euro 22,00)

Idealisti usciti sconfitti da una rivoluzione fallita, romantici perduti dietro un amore impossibile, balordi in fuga dalla giustizia, affamati in cerca di un lavoro e di uno stipendio: la Legionestraniera è tutto questo, un miscuglio di uomini diversi per motivazioni e provenienze, ma tutti ugualmente irrequieti, malinconici, feroci. Sin da quando venne costituita nel 1831 da re Luigi Filippo «Égalité», la Legione è stata lo specchio delle turbolenze del mondo: un reparto di volontari sradicati dalle proprie origini, senza famiglia e senza patria. Non dei semplici mercenari, ma soldati che nella mistica combattentistica e nello spirito di corpo ritrovano un'identità. Impiegati nelle «guerre sporche» dell'impero coloniale francese, dall'Algeria al Marocco, al Madagascar, all'Indocina, i legionari hanno scritto pagine drammatiche di storia militare, dove la violenza inflitta o subita ha assunto toni esasperati: quella di Algeri non è che la più nota di molte battaglie condotte senza pietà e senza tregua. Dietro le rappresaglie brutali ci sono però storie insospettabili di uomini sconfitti alla ricerca di riscatto. Gianni Oliva ne ripercorre le tracce, e ricostruisce le loro vicende come in un grande romanzo epico. Sono storie di barricate e di passione, come quella risorgimentale di Carlo Pisacane, l'eroe biondo della spedizione di Sapri; di vitalismo irrequieto, come quella del veneziano Francesco Zola, futuro padre di Émile, ingegnere in cerca di nuove sfide professionali e ladro per amore, e di Curzio Malaparte, eclettico intellettuale, che partì volontario nel 1914. E ancora storie di ribellione, come quella del principe reale Aage, che lascia la corte di Copenaghen per combattere con il képi bianco in Marocco; di fuga, come quella di Giuseppe Bottai, per vent'anni deputato e ministro fascista, e dopo il 1943 soldato semplice protetto dall'anonimato della Legione; di sfida e redenzione, come quella di Simon Murray, prima volontario in Algeria, poi finanziere ai vertici di una multinazionale. Il legionario dannato, infelice e generoso, impersonato da celebri attori come Jean Gabin e Gary Cooper, ritrova in questo saggio i contorni storici entro i quali è maturata un'esperienza militare unica nel suo genere. Oggi, chiusa l'epoca dell'impero coloniale francese, della Legione straniera, sotto il profilo militare, rimane ben poco: i suoi 7200 volontari operano come soldati professionali, impegnati nelle missioni multinazionali di peace enforcing e di peace keeping. A spingerli all'arruolamento, forse ancora una volta l'immagine-simbolo del legionario in marcia sotto il sole del deserto, sferzato dal vento che leviga le rocce e i ricordi.

 

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Pio XI, Encicliche sulla persecuzione in Messico (1926-1937) (Edizioni Amicizia Cristiana, pagg. 80, Euro 7,00)

Dopo la promulgazione della Costituzione di Querétaro del 6 gennaio 1926 — che conteneva disposizioni miranti al totale annullamento della presenza della Chiesa nella società messicana — Pio XI intervenne ufficialmente con l’epistola apostolica Paterna sane (2 febbraio 1926) rivolta all’episcopato messicano. Esprimendo una crescente preoccupazione, cercava di indicare alla Chiesa locale direttive concrete di resistenza. Ma una nuova legge del 14 giugno dello stesso anno (legge Calles), veniva proibita ogni manifestazione religiosa e ogni abito ecclesiastico fuori dalle chiese, si concedeva il permesso di svolgere funzioni di culto solo a un ristretto numero di sacerdoti indicati dallo Stato. A questa ennesima provocazione la Chiesa rispose sfidando apertamente il governo con lo sciopero del culto pubblico. Il Papa approvò la decisione dei vescovi, confermando l’appoggio alla Chiesa messicana con un solenne atto ufficiale: l’enciclica del 18 novembre, Iniquis afflictisque, ora rivolta a tutta la Chiesa. Il documento ripercorre la storia della persecuzione e addita al mondo l’esempio di fedeltà del popolo messicano, in modo particolare dei sacerdoti e dei laici. Nel settembre del 1932 Pio XI intervenne nuovamente sulla questione messicana con l’enciclica Acerba animi magnitudo, con la quale ripercorre le tappe della storia di quegli anni, invitando i cattolici a una nuova resistenza. Nel 1937 l’ultima enciclica dedicata al Messico, Firmissimam constantiam, Pio XI riconosceva addirittura, in particolari circostanze, la legittimità di una resistenza armata contro un potere dispotico e oppressivo.

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Alberto Indelicato, Spie e professori nell’Ungheria di Kàdàr (Le Lettere, pagg. 110, Euro 15,00)

 

Dieci anni dopo la sfortunata rivolta popolare antisovietica e anticomunista dell’autunno 1956, un giovane diplomatico italiano osserva la vita quotidiana di un’Ungheria apparentemente “normalizzata”, che tenta di ottenere una nuova legittimazione dalla società internazionale. Ma ai fermenti giovanili e alla profonda umanità del popolo, si oppone sempre un partito rigido nei suoi anchilosati principi leninisti e un sistema dittatoriale con la sua polizia segreta, le sue spie onnipresenti e i suoi processi arbitrari, di cui sarà vittima anche un professore italiano.

 

 

 

STORIA DELL DESTRE

 

Francesco Germinario, Tradizione, mito, storia. La cultura politica della destra radicale e i suoi teorici  (Carocci, pagg. 216,  Euro 18,00)

In che cosa il radicalismo di destra si è differenziato dai suoi universi ideologici di riferimento, il nazismo e il fascismo? Lungo quali percorsi vi si è collegato? Come ha inteso affrontare il nodo della detestata modernità borghese liberale? Quale rapporto ha instaurato con i pensatori che riteneva più affini, da Spengler a Nietzsche? Il volume intende ricostruire la fisionomia della destra radicale soffermandosi sui suoi teorici più importanti, da Julius Evola a Franco G. Freda e Giorgio Locchi: un'operazione storica necessaria per un'area politica di cui a lungo si è parlato solo in contesti giornalistici e in occasione di vicende di cronaca.


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Luca Tedesco, L'America a destra – L’ antiamericanismo nella stampa neofascista dal Patto Atlantico alla Seconda Guerra del Golfo (Le Lettere, pagg, 108, Euro 16,00)

Il volume illustra le diverse anime dell'antiamericanismo neofascista italiano: da quello delle origini, in cui prevalenti sono l’intonazione nazional-patriottica e il rifiuto sdegnato del Trattato di Pace, a quello degli anni Sessanta e Settanta, quando il fascismo storico viene indicato come modello di nazionalismo «popolare» e «rivoluzionario» cui le ex colonie europee avrebbero dovuto ispirarsi per sfuggire agli imperialismi americano e sovietico.
La Nuova Destra, invece, avrebbe inserito l'antiamericanismo in un più ampio discorso culturale antioccidentalista e antiuniversalista mentre la corrente giovanile rautiana degli anni Ottanta, nella battaglia volta a contendere alla sinistra i consensi nel mondo giovanile, si distinse nella delegittimazione dell’antiamericanismo del Pci, accusato di partecipare dello stesso humusculturale materialista e ‘sviluppista’ d'oltreoceano. In seguito, poi, al naufragio dell'antiamericanismo missino in occasione dell'adesione di Rauti all'intervento internazionale contro l'Iraq, quella bandiera, funzionale al discorso nazional-identitario, sarebbe divenuta appannaggio di cerchie e correnti politico-culturali sempre più ristrette.

 

TESTIMONIANZE

 

Svetlana Aleksievic, Ragazzi di zinco (Edizioni e/o, pagg. 316, Euro 11,00)

Dopo averci fatto ascoltare in "Preghiera per Cernobyl'" le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievic fa parlare qui i protagonisti di un'altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la "grande causa internazionalista e patriottica"; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione... Gli 'afgancy', i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un'altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose. 

 

 

TRADIZIONE

 

Giuseppe Brienza e Omar Ebrahime (a cura di), Le Serate di San Pietroburgo oggi (Solfanelli, pagg. 208, Euro 15,00)

Questo libro è il frutto del lavoro dei primi cinque anni di vita del Centro culturale delle «Serate di San Pietroburgo», costituito a Roma nel settembre 2010, da professionisti e rappresentanti delle più svariate realtà associative, culturali e politiche, accomunati dall’amore per la comunità e per il ricco patrimonio della tradizione politica, religiosa e filosofica occidentale.

I 42 contributi raccolti, già pubblicati con alcune varianti in altrettante uscite di Serate di San Pietroburgo. Rubrica di cultura e politica tradizionale (curata da Giuseppe Brienza e Omar Ebrahime) del periodico “Il Corriere del sud”, sintetizzano le presentazioni che il Centro culturale ha organizzato a Roma, e che i promotori hanno voluto intitolare alla maggiore opera di quello che considerano unanimemente un loro punto di riferimento, vale a dire il Conte savoiardo Joseph de Maistre (1753-1821).

PERSONAGGI

 

Antonio Serena, Drieu aristocratico e giacobino (Settimo Sigillo, pagg. 186, Euro 14,00)

Il 15 maggio 1945, mettendo fine con un gesto netto e definitivo alle sue incertezze di intellettuale, Pierre Drieu La Rochelle si suicida nella sua casa di Parigi. Nato nel 1893 da una famiglia piccolo borghese normanna dilaniata da problemi coniugali ed economici, dopo aver partecipato al primo conflitto mondiale, nauseato dalla guerra e ispirato dalla lettura di autori quali Kipling, Barrès e Nietzsche, lo scrittore intraprende un percorso politico che lo vede aderire con spirito critico ai movimenti antiparlamentari fascisti, visti come unico rimedio alla decadenza materialista delle società moderne. Aristocratico e giacobino, spirito laico intriso di religiosità, patriota ed europeista convinto, libertario e antidemocratico, piccolo borghese ostile ai valori della borghesia, cultore dell’azione eroica, strenuo difensore di umili e diseredati, questo “fascista dal cuore socialista”, come verrà definito da uno dei suoi più qualificati critici, si ritiene un “pellegrino” alla continua ricerca di “una società che riposi su valori più nobili e duraturi della produzione a tutti i costi e del profitto in ogni caso”. Contrario ad ogni forma di settarismo, è convinzione di Drieu che un intellettuale debba operare una sintesi delle idee migliori di ogni dottrina politica, cercando strade nuove, senza impantanarsi nei dogmi politici, proponendo uno stile di vita nel quale l’istinto prenda il posto che fu della ragione nel classicismo e del sentimento nel romanticismo.

 

 

IN MOSTRA

 

Claudio Franzini (a cura di), Venezia si difende - Immagini dall’Archivio Storico Fotografico della  Fondazione Musei Civici (Marsilio, pagg. 144, Euro 29,00)

 

A cent'anni dall'inizio del primo conflitto mondiale, oltre 300 immagini dell'Archivio Storico Fotografico della Fondazione Musei Civici di Venezia illustrano la situazione della città all'epoca della guerra con l'intento di offrire una panoramica sulla drammaticità degli eventi. In tutti i territori dichiarati zona di guerra era fatto assoluto divieto di eseguire fotografie. Anche Venezia non sfuggì a questa imposizione: molte delle immagini in mostra e in catalogo vennero, come recita una dicitura manoscritta, “Sequestrate dalle Autorità”. I saggi di Cesare De Michelis e Camillo Tonini ci raccontano come proprio il giorno della dichiarazione di guerra Venezia sia stata la prima città a essere bombardata.

 

 

ARCHITETTURE

 

Gian Piero Piretto (a cura di), Memorie di pietra (Raffaello Cortina, pagg. 272, Euro 25,00)

I totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati. Sopravvivono fragili fasce di resistenza sui fronti politici, atteggiamenti emotivi non facili da qualificare che si sviluppano tra mitologia e folclore. Restano, soprattutto, tracce architettoniche vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma anche di cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave, i saggi qui presentati affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue svariate applicazioni in regimi diversi. I Paesi coinvolti non coprono, per ovvi motivi, tutte le possibilità che la situazione universale offre a chi si voglia occupare di rovine o macerie architettoniche, estetiche della politica, ideologie manifeste o criptate. I contributi raccolti nel volume riguardano Italia, Germanie (DDR e Terzo Reich), Cecoslovacchia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Albania, Corea del Nord, Cuba. Letture, interpretazioni, indagini illustrate da immagini che coinvolgono architettura, cinema, antropologia, filosofia, storia culturale, cultura visuale, scienze umane. 


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