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Un presidente USA ancor più cinico e spietato

Ci siamo quasi! Venerdì 27, torna a furor di spettatori la terza serie di House of Cards

Con un Kevin Spacey, fresco di vittoria ai Golden Globes proprio per la sua interpretazione del politico americano Frank Underwood. Al suo fianco l'affascinante Robin Wright

di Massimo Melani

Ci siamo quasi! Venerdì 27, torna a furor di spettatori la terza serie di House of Cards

Kevin Spacey e Robin Wright

Le prime scene del ritorno di House of cards, relativamente alla terza stagione, sono alcuni di quei momenti pensati per far sì che gli spettatori subiscano piccoli, duraturi infarti, o, per lo meno, alzino le sopracciglia ed aprano la bocca dalla sorpresa, esclamando: “Sul serio?” “ Ma come è possibile?!”

Quindi, meglio non parlarne in questo articolo: alcuni dei grandi piaceri della serie della Netflix con protagonista Kevin Spacey, sono, per l’appunto, i sorprendenti colpi di scena della narrazione che ti fanno sorridere a denti stretti, ma ti fanno sorridere; non esiste serie televisiva più perversa, politicamente non corretta e divertente di questa tragedia del potere, d'ambizione ed egoismi, svolta nella sontuosa Washington. 

C’è, però, da avvisare i nostri lettori e telespettatori che, di seguito, saranno descritti gli aspetti centrali di cosa tratterà questa terza stagione di House of cards, e daremo il benvenuto a Frank, Kevin Spacey, e Claire, Robin Wright, nella sala ovale.

Se la prima stagione ha presentato un Frank Underwood e sua moglie come una coppia di Washington con tantissima sete di potere, la seconda evidenzia la sotterranea manipolazione per arrivare ad essere vicepresidente e “second lady” della nazione. E nell’ultima puntata, il telefilm, ha consegnato allo spettatore varie linee argomentative che sono sembrate fuggire dalla linea guida portante e che hanno fatto della serie un vero must socio- istituzionale, apprezzato anche dai politici stessi: la macchinazione, la negoziazione e il gioco di scacchi che ci sono dietro l'approvazione di leggi, cambiamenti e decisioni governative.

Beau Willimon, la mente, dietro l’adattamento di Netflix della serie originale inglese, ha lavorato in quel mondo, ne conosce le mosse, ma la seconda stagione di House of cards, benché continuasse ad essere infinitamente godibile, si è persa tra la pazzia totale e l'eccesso di alcuni dei suoi personaggi.

La buona notizia è che nei primi sei capitoli della terza stagione, tutto è solo ed esclusivamente politica. E quello che scopriranno Frank e Claire sarà che tutto ciò che sale, ed arriva alla cima, spesso, inevitabilmente, comincia a scendere.

La coppia Underwood dovrà combattere, in prim’ordine, con la memoria di chi prima riempiva lo studio ovale; Frank avrà due anni davanti come presidente, e ciò, normalmente, significa programmare un percorso politico che lo porti alla sua rielezione; ma, in primis, dovrà ottenere l'appoggio del partito democratico, e, inoltre, essere molto ben preparato per l'apparizione di competitori che vorranno, parafrasando momenti indimenticabili della campagna presidenziale cilena, “ finire con le cattive pratiche della politica.”

Una delle frasi che pronuncerà Frank e che sarà d’esempio per i veri politici americani e non, è questa: “ Ho sempre detto che il potere è più importante del denaro...ma in epoca di elezioni, il denaro fa sempre più concorrenza al potere.”

Un altro punto riconoscibile nella trama di Underwood presidente, è la riforma che vuol far ripartire come suo gran lascito di quando era vice-presidente, quella che include il taglio delle pensioni e i benefici dello Stato di benessere, così da usare il denaro per creare migliaia di nuovi impieghi. Underwood vuole fare un New Deal, recuperando un po' di quel “sogno americano” tanto vociferato anni prima: lavorare e costruire, più che ricevere.

Questa nuova stagione porterà alla ribalta un presidente degli Usa che dovrà far brillare la sua stella anche in politica internazionale, ampliando la sua trama tra i leader mondiali. Ed ecco dove entrerà di prepotenza la moglie Claire, che brama una posizione come ambasciatrice  presso le Nazioni Unite. Gli Underwood avranno a che fare con il presidente russo e perfino con le Pussy Riot, le musiciste punk convertite in attiviste nella vita reale, e primario sarà il loro intervento nei fatti Medio Orientali.

Come sempre in House of cards, ogni relazione tra i personaggi sarà di dominazione e sottomissione, e il tentativo, a volte cruento, di fare delle ambizioni qualcosa di effettivo.

Non tutto sarà bellissimo e piacevolissimo, ma in questa terza stagione, tornerà una qualità che era venuta mancare in gran parte della seconda: il fascino indiscusso dei protagonisti e degli eventi. 

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