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Il poshlost

Vladimir Nabokov e la sua idea di volgarità

Spiegò che, a suo modo di vedere, la parola non si riferisce alla cosa spregevole in sé bensì al falsamente importante, il falsamente bello, il falsamente intelligente e il falsamente attraente

di Massimo Melani

Vladimir Nabokov e la sua idea di volgarità

Vladimir Nabokov

Quello che Vladimir Nabokov più temette della vita e nelle arti fu la volgarità, soprattutto se si trattava di volgarità mascherata da ingegno.

Dato che nelle lingue occidentali non trovava una parola adeguata per descrivere l'oggetto della sua repulsione, pescò attraverso la sua lingua materna utilizzando nei suoi testi in inglese il vocabolo russo poshlost. Attraverso l'opera di Nabokov, dunque, il termine poshlost è entrato nel vocabolario abituale delle classi intellettuali anglosassoni ed è arrivato a far parte dell'inglese colto.

Detto vocabolo russo è semanticamente molto ricco: si riferisce alla cosa volgare e a quella triviale, alla cosa ordinaria e a quella comune; la cosa quotidiana, la cosa insulsa e la cosa oscena, la cosa priva d’ingegno e la cosa piena di cattivo gusto.

L'ostilità verso il poshlost occupa un posto predominante nell'opera di Nabokov ed è solo paragonabile alla repulsione che professa Milán Kundera al kitsch; in realtà, entrambi i concetti si sovrappongono in più di un punto.

Nabokov spiegò che, a suo modo di vedere, la parola non si riferisce alla cosa spregevole in sé bensì al falsamente importante, il falsamente bello, il falsamente intelligente e il falsamente attraente.

Nella nabokoviana lista nera dei personaggi dotati di poshlost della letteratura universale, sono raffigurati lo shakespeariano Polonius, di Hamlet; Homais, un personaggio di Madame Bovary di Flaubert, e Molly Bloom, una delle protagonista femminili dell'Ulisse, di James Joyce.

E lo scrittore russo-americano, descriverà una persona dotata di poshlost un adulto i cui interessi sono d’indole materiale e volgare e la cui mentalità è stata formata da idee ricevute e da ideali convenzionali del suo gruppo e della sua epoca. Un bambino o un adolescente non possono avere mai poshlost e se sembrano averlo è perché i bambini sono come dei piccoli pappagalli che imitano i modi di fare degli adulti. Per tale motivo Lolita, protagonista del romanzo omonimo che all’inizio della storia ha dodici anni, non rappresenta il poshlost.

Nabokov compose vari romanzi trattandoli come veri e propri interrogatori a sé stesso.

Quei libri possono leggersi come un esame su cosa succederebbe se il protagonista, un doppio dell’ autore, in qualche punto della sua vita avesse smesso di esercitare il controllo razionale sui suoi impulsi dando briglia sciolta alla propria illogicità.

Nabokov si domanda in dette opere cosa succederebbe se qualche estraneo e malaticcioattributo della sua personalità, in genere nascosto e represso dalla ragione, venisse fuori in superficie, precipitando e prendendo una proporzione smisurata, (La difesa Lužin e Risata nell'oscurità), una forma ridicola agli occhi della società (Pnin), o un aspetto mostruoso e incontrollabile (Lolita).

Analizzando quelle “anime prefabbricate messe in una borsa di plastica”,  come le descrisse un giorno Nabokov, riferendosi alle persone con poshlost, lo scrittore mise il dito nella piaga di un fenomeno importante.

Ebbe a localizzarlo, a descriverlo e offrirlo alla considerazione dei suoi lettori in un'epoca nella quale sembra che il poshlost non rinculi, ma campi e prosperi a suo agio e sia sempre più di “moda” ai giorni nostri.

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