Dalì, un’artista, un genio

Di nuovo nella capitale dopo sessant'anni

La mostra inaugurata l' 8 marzo alle 21 al Vittoriano, proseguirà fino al 1 luglio 2012

di Giulia Bartolini

Di nuovo nella capitale dopo sessant'anni

Salvador Dalì

Dalì, un’artista, un genio. Che cos’è l’arte, che cos’è la genialità? La mostra inaugurata giovedì 8 marzo alle 21 al Vittoriano, che proseguirà fino al 1 luglio 2012, ci proietta all’interno dell’anima folle di un’artista superbo, narcisista, spavaldo, convinto d’incarnare solo nella propria figura il vero surrealismo. Allestita con semplicità e gusto, dai video in bianco e nero, dalle foto con i suoi immancabili baffi, agli schizzi, al classico divano a  forma di labbra, ai costumi degli spettacoli teatrali, il vero artista, il genio dov’è?dov’è che ci impongono dio ci invitanoa  cercarlo? Dov’èciò che rimarrà alla storia? Chi è Salvador Dalì?

"La persistenza della memoria"(1931)

Egli c’è,Forse nella linea, nella linea accademica che vediamo in alcuni schizzi di nudi, nell’abilità e nella bravura che scorgiamo là, nel tratto,  per poi poterla rivedere anche lì dove non riusciamo a comprendere il genio. Al di fuori dei meccanismi di una mente umana comune egli impazzisce, incuriosisce, ma poi.. sfiorisce? Non so dirlo questo. Ho amato la follia nei suoi occhi come quella nei suoi quadri, pur convenendo che un divano a forma di labbra probabilmente non farà la storia,   eppure a volte, là dove vedo troppa follia, là dove vedo figure ripetersi senza un senso, là dove vedo continui richiami ad una mente, ad un oltre soltanto suo ho paura per lui, forse lo dimenticheranno.  Riconosciutamente un abile disegnatore tecnic, fu la scelta del simbolismo e dunque del surrealismo e probabilmente a volte, più delle sue stesse opere, la sua personalità stravagante, a renderlo quello che era: amato, odiato, invidiato, vezzeggiato, desiderato, ma in ogni caso al centro dell’attenzione. Le sue sono scene oniriche, paesaggi esistenti solo nei sogni più folli, nelle fantasie più strane, nei più reconditi recessi dell’animo, umano. Fatevi trasportare senza dimenticarvi della realtà, della vostra idea di arte, senza dimenticarvi del bello, e lo amerete comunque, sorriderete al suo narcisismo, al suo divino essere. Imparerete ad amare quei leggeri momenti di debolezza che potete scorgere nei suoi quadri, imparerete a rendervi conto di dove è uomo e di dove non lo è. Di dove egli cede alla propria mortalità e di dove folleggia travalicando il mortale. Diceva egli “fin dalla tenera età , ho la viziosa tendenza di considerarmi diverso dai comuni mortali. Anche questo sta per riuscirmi”

Ci chiediamo se gli sia riuscito davvero oppure no.

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