spigolando dai giornali

La scuola abbandonata a se stessa e ai pessimi genitori

di Vincenzo Pacifici

La scuola abbandonata a se stessa e ai pessimi genitori

Galli della Loggia, con una profonda e capillare analisi, ha focalizzato la crisi della scuola, che viene da lontano, esplosa non oggi ma che oggi, proprio nella mancanza  e nel vuoto di orientamenti , dovuti all’inesistenza, o a voler esprimere un giudizio benevolo, all’inconsistenza dell’esecutivo, diviene disfacimento totale ed irreversibile.

   L’editorialista inizia, interrogandosi sulle ragioni della debolezza del disciplinamento sociale italiano e trova una risposta “nella crisi profondissima che in Italia ha colpito da decenni (insisto da decenni) la scuola, la quale – stante il forte indebolimento dell’istituto familiare, dell’influenza religiosa e la fine del servizio militare di leva – è divenuta da molto tempo l’agenzia primaria se non unica del disciplinamento sociale degli italiani: con esiti che sono sotto gli occhi di tutti” .

   D’altra parte, in una necessaria ed indispensabile rivisitazione del passato, è facile individuare nella DC la forza politica principalmente responsabile, con la sua egemonia pluridecennale, all’ombra della quale la sinistra ha provveduto a minare le radici e le norme fondamentali dettate da un certo Giovanni Gentile. Un discorso a parte va fatto per la Destra, che, giunta al potere dopo anni di emarginazione, ha omesso la doverosa tutela della legge del filosofo siciliano, attenta solo ai soldatini, alle infrastrutture e alle comunicazioni e prona ai calcoli del “grande capo”, proprietario del canale televisivo, in cui appare quella trasmissione di altissima formazione, denominata “Grande fratello”. 

   “ La scuola – prosegue Galli – adempie a questa funzione” con la disciplina e con le nozioni impartite in maniera organica e non come “sparse conoscenze” delle singole materie. Riconosce poi che non sembra importare quasi a nessuno il clima e la vita concreta dei singoli istituti ed i rapporti tra famiglie ed insegnanti e “tanto meno sembra importare quale il reale effetto che la scuola ha sulla costruzione sociale degli italiani”. Emette quasi una sentenza, che risuona come musica celestiale e conferma di una denunzia quasi quotidiana ai nostri orecchi, sul livello scarsissimo di conoscenza della Giannini e di tutti gli altri ministri dei campi loro affidati, nei quali domina la burocrazia.

  Galli è dell’avviso – e certamente non sbaglia – che “nelle stanze di viale Trastevere sia mai giunta notizia che in moltissime realtà scolastiche italiane ormai si assiste ad una vera e propria abolizione di fatto della disciplina”. “Da tempo – ed è una constatazione, più che un’osservazione, da condividere toto corde – nella scuola italiana – complici l’aria dei tempi, la voglia di non avere fastidi, l’arroganza di molti genitori inclini a proteggere sempre il “cocco di casa” – […] domina un permissivismo distruttivo e frustrante”. Si aggiunga la pratica eliminazione degli insegnanti di religione, emarginati ed ignorati, ma ove lancino deboli segni di vita, nel segno della demagogia buonista imperante, sempre e comunque a sostegno dei c.d. “alunni”. 

   L’editorialista accenna poi alla sostanziale scomparsa delle bocciatura, in forza della quale “la scuola finisce inesorabilmente per perdere ogni reale capacità di insegnare qualcosa”.

   Severo quanto motivato è il giudizio espresso sulla politica, che pare “abbia – salvo occuparsi di assicurare posti di lavori ai “precari” [e conseguenti consensi elettorali] – deciso da tempo di rinunciare ad ogni suo ruolo direttivo, a qualsiasi intervento effettivamente di merito, preferendo affidarsi a un vuoto didatticismo e ai ritrovati tecnici delle telematica nonché alla famigerata “autonomia scolastica””, che finirà per rendere “per più versi abbandonata a se stessa”.

   Purtroppo Galli della Loggia si limita a censurare il ministro “responsabile” ma non usa una parola, non citandolo mai, verso il solo ed unico responsabile, bravo e capace solo alle sceneggiate televisive e agli sproloqui demagogici ed improduttivi, o meglio utili ad un determinato settore sociale.

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