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I libri di Totalità

Rassegna mensile di novità librarie: Febbraio 2016

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna mensile di novità librarie: Febbraio 2016

Fabio Polese, Strade di Belfast. Tra muri che parlano e sogni di libertà (Eclettica, pagg. 180, Euro 25)

 

Il fotoreporter Fabio Polese racconta i giorni infuocati di luglio, quando le parate orangiste provocano la rabbia dei repubblicani ed è arricchito da straordinarie foto che parlano della vita quotidiana, degli scontri più accesi e degli immancabili murales identitari delle roccaforti dei nazionalisti irlandesi. Ma non solo.  Sono passati più di 17 anni dal Good Friday Agreement, gli accordi di pace firmati nell’aprile del 1998 dal governo britannico ed irlandese e 10 da quando l’Irish Republican Army (IRA) ha annunciato l’inizio della distruzione degli armamenti. Ma davvero l’IRA non esiste più? “Strade di Belfast. Tra muri che parlano e sogni di libertà” , attraverso le storie dei protagonisti diretti, interviste e foto, prova a raccontare senza filtri la situazione attuale di una Belfast ancora ribelle. Perché, se è vero che la situazione si è tranquillizzata, in questa terra martoriata da decenni di guerra, il passato è difficile da dimenticare e la voglia di libertà è ancora incisa nel cuore di ogni repubblicano irlandese.

 

 

MONDO

 

Fabrizio Maccaglia e Marie-Anne Matard-Bonucci ,  Le mafie in 100 mappe - Attori, traffici e mercati criminali nel mondo (Goriziana, pagg. 186, Euro 20,00)

 

Il crimine organizzato è oggi incorporato nella globalizzazione: non è né il volto della stessa globalizzazione, né una conseguenza, ma una componente a tutto tondo". In un centinaio di mappe e grafici, questo libro analizza la complessità del crimine e del suo mercato che ha ramificazioni in tutto il mondo. Storia, sociologia, finanza e logistica delle organizzazioni criminali; le condizioni per il loro sviluppo. Un tour mondiale attraverso mappe tematiche dei diversi attori: camorra e 'ndrangheta italiana, la Cosa Nostra americana, la mafia russa, la giapponese Yakuza, i cartelli latino-americani, i trafficanti di Marsiglia, li mercato globale dei farmaci, le contraffazioni, la criminalità organizzata, la prostituzione e il traffico degli esseri umani: tutti gli aspetti del mondo della mafia. La geografia unica delle mafie rivela il loro posto e il ruolo nelle nostre società, al confine fra il lecito e l'illecito.

 

                                                                      ***

 

Silvio Favari, Scacchiera Africana - Confronto di strategie tra Cina e Stati Uniti nel Continente Nero (Fuoco, pagg. 130, Euro 12,00)

 

L'Africa è il continente più povero del pianeta in termini di reddito, ma è anche una terra ricchissima di risorse, energetiche e minerarie innanzitutto. La Cina è un enorme Paese abitato da quasi un miliardo e mezzo di persone, in rapida crescita economica e con uno stile di vita sempre più occidentale e dispendioso. Gli ingredienti giusti, insomma, per una presenza massiccia di Pechino nel Continente Nero, dove le potenze occidentali hanno ridotto le loro attività dopo la fine della Guerra Fredda. Gli USA, tuttora la prima potenza economico-militare mondiale, vengono da due decenni di impegno ridotto in Africa, ma ora l'interesse per il Continente Nero sembra nuovamente ravvivarsi proprio a seguito del boom della presenza cinese. "Scacchiera africana" si propone di esaminare e confrontare, in maniera accessibile, i due modelli di intervento nel Continente, analizzando la presenza delle due potenze nei vari settori in cui essa si manifesta.

                                                                                                                                                       

 

ECONOMIA

 

Guido Rossi de Vermandois, Sfida alla tecno finanza – Per riformare la comunità (Historica, pagg. 222, Euro 15,00)

 

Una lettura fuorviante della storia ha voluto celare quanto le rivoluzioni settecentesche abbiano realmente comportato: disoccupazione, inquinamento, individualismo, miseria. Si è passati da un'unione comunitaria di persone, ad un'aggregazione formale di individui in nome del "progresso" e dell' utile. Un utile divinizzato e fattosi pensiero e religione, dal calvinismo sino all'attuale monoteismo del Mercato. Un liberismo, sia economico che antropologico, eletto a istituzione, con l'unica auspicata libertà di consumare. Mercati e istituzioni globalizzati e deregolamentati, "sorvegliati" da strutture sovranazionali guidate dalla stessa follia speculativa, distruttrice di popoli e Nazioni vittime di trattati insensati e devastanti. Una crisi dunque figlia della storia, le cui soluzioni sono poche ma chiare, prima fra tutte riconquistare la sovranità nazionale e monetaria. Vi sono poi obiettivi più coraggiosi ed "etici", e non per questo meno essenziali, come l'abbandonare la folle corsa per la crescita infinita in un mondo finito che ci implora di decrescere.

 

TEMPI MODERNI

Jean-Pier Delaume-Myard, Non nel mio nome. Un omosessuale contro il matrimonio per tutti (Rubbettino, pagg. 292, Euro 14,00)

 

La genitorialità non è un diritto; dare dignità umana e non un valore commerciale ai bambini, è un dovere”. “Essere contro il matrimonio per tutti è ben diverso dall’essere contro gli omosessuali”. Frasi forti, quelle di Jean-Pier Delaume Myard, che potrebbero apparire discriminatorie se a pronunciarle non fosse proprio un omosessuale dichiarato che non si sente rappresentato dalla lotta per la parità dei diritti in tema di matrimonio perpetuata da quella che lui stesso definisce “Lobby gay”, tanto da autodefinirsi “Omosessuale non gay”.
Per spiegare la sua posizione, non facilmente riassumibile in una battuta d’effetto, Delaume-Myard ha voluto scrivere “Non nel mio nome”, libro che prende le distanze da una battaglia ideologica e giuridica che non rispecchia i desideri di un’intera categoria di persone, come troppo spesso invece si vuole lasciar intendere. Con questo libro l’autore si propone di fare luce sull’insieme d’implicazioni negative che l’omogenitorialità comporterebbe, e di dare voce all’esigenza di smentire luoghi comuni e clichè che invadono il mondo omosessuale e confondono chi lo guarda dall’esterno. Gli interrogativi che l’autore si pone rimangono quelli più difficili sui quali non c’è ideologia che tenga: Quali sono le differenze tra bambini cresciuti in famiglie eterossesuali e quelli allevati da coppie dello stesso sesso? Come spiegare, all’interno della famiglia di una donna con un utero in affitto, a dei bambini che vedono crescere il pancione della mamma ma non conosceranno il fratello, che la gravidanza era su commissione?  Come ovviare alla ricerca intrinseca nell’individuo della sua identità genetica? E, soprattutto, perché non ci si pone anche dal punto di vista etico il problema del ruolo delle donne che vengono derubricate a semplici dispositivi per generare figli?
Nessuna risposta certa, solo dubbi che spingono a chiedersi se allargare una sfera di diritti così importante per l’essere umano sia più importante dei danni che si andrebbero a creare ad altri individui. La voce di Delaume-Myard, pur levandosi tra quelle che si pongono contro le famiglie arcobaleno, risulta allo stesso tempo “fuori dal coro” e fa più rumore delle altre perché proviene da un omosessuale e cattolico “praticante in entrambi i campi, col dovuto rispetto”, come egli stesso afferma.

 

 

PENSIERO FORTE

 

Gianpaolo Barra, Mario A. Iannaccone e Marco Respinti (a cura di), Dizionario elementare di apologetica (Istituto di Apologetica, pagg. 560, Euro 25,00)

 

Ma davvero i medioevali hanno creduto che le donne non abbiano l’anima, che la Terra sia piatta, che le streghe si nascondano dietro ogni angolo del mondo, che la fede si possa imporre con la violenza perché il fine giustifica i mezzi? Sul serio, come ci racconta la televisione, le crociate, l’Inquisizione e la conquista spagnola delle Americhe sono stati abusi turpi? E allora è vero, come ci viene raccontato sin dai primi banchi di scuola, che l’Illuminismo e le rivoluzioni abbiano finalmente liberato l’uomo dal giogo ecclesiastico? E pure, come si legge sui quotidiani e sui rotocalchi, che la scienza dimostri inconfutabilmente che l’uomo e la scimmia discendano dal medesimo antenato, che la scienza e la fede siano incompatibili, che l’intelligentissima Ipazia, l’illuminato Giordano Bruno, lo sconfortato Galileo Galilei e il simpatico conte di Cagliostro siano martiri caduti in nome della libertà di pensiero? Che Martin Lutero avesse ragione a scagliarsi contro la vendita delle indulgenze, che i Papi siano sempre stati dei campioni di corruzione? No, non è vero, e ci sono una gran quantità di prove che permettono di dimostrarlo; prove spesso alla luce del sole, se non persino alla portata di tutti, facili da consultare e semplici da comprendere, eppure censurate o nascoste dalla cultura che va oggi per la maggiore. Perché? Perché dando retta a quelle prove ci si dovrebbe arrendere alla realtà dei fatti, quella realtà che racconta e documenta tante verità dimenticate, come il fatto che in Occidente il monachesimo sia stato un fattore di civilizzazione imprescindibile, o che i “secoli bui” del Medioevo abbiano inventato gli occhiali e il riscaldamento centralizzato, o che la partita doppia e l’economia di mercato siano nate nei conventi francescani, o che gli ospedali siano una benemerita invenzione cristiana (e di santi) che prima non esisteva. Per districarsi in questo coacervo di verità-non verità ecco il  Dizionario elementare di apologetica, che, dietro il titolo impegnativo, offre 140 “voci” compilate da 36 esperti: storici e archeologi, esperti di bioetica, teologi, medici, psicologi, scienziati ed economisti.
Uno schema  semplice, di utilizzo immediato: definizione, obiezioni, risposte, suggerimenti bibliografici per un primo approfondimento e per ritrovare il valore di un’identità.

 

                                                                     

                                                                      ***

 

Mauro Stenico, La meraviglia cosmica. Saggezza divina e natura celeste (Solfanelli, pagg. 180, Euro 14,00)

La scienza conduce l'uomo lontano dal concetto di "creazione" e dalla sfera della Trascendenza? I presupposti della filosofia scolastica sono crollati dinnanzi al suo progresso? Non v'è più spazio per la ricerca e per il rinvenimento di quel Più, di quell'eccedenza di significato che permea la realtà? Infine, ipotesi cosmologiche come quella del Big Bang e articoli di fede come quello della creazione dell'Universo dal nulla sono stati ormai posti in una contraddizione insolubile? Questi, ed altri, gli interrogativi affrontati nel testo. Sulla base di considerazioni filosofiche nonché con l'ausilio di alcune scoperte della scienza naturale del XX secolo e di geniali intuizioni di alcuni suoi protagonisti, è desiderio dell'autore mostrare come l'uomo non solo non abbia ancora carpito il senso profondo, più misterioso e recondito, della Natura - ammesso che egli possa anche soltanto pretendere di farlo, come nel caso della tanto sospirata "teoria del tutto" (theory of everything) - ma come le molteplici questioni scientifico-naturali ancora (momentaneamente?) insolute...

 

FILOSOFIA

 

Giorgio Grimaldi, Oltre le tempeste d'acciaio - Tecnica e modernità in Heidegger Junger Schmitt (Carocci, pagg. 238, Euro 25,00)

 

L'interrogazione sulla tecnica che attraversa in profondità il Novecento non ha astratte radici teoretiche, ma nasce a partire dall'attenta osservazione dei due conflitti mondiali. È di qui che Heidegger, Jünger e Schmitt prendono le mosse per comprendere la téchne moderna. Dietro la superficie della domanda sulla tecnica e di un suo possibile nomos si avvertono in controluce duelli (Kant, Hegel, Marx, Nietzsche) e si agitano questioni decisive: la sfida di un cosmopolitismo concreto, la prospettiva di un'automazione progressiva dei processi produttivi, l'impossibile fine della metafisica, il nichilismo e i suoi spettri. Alcuni di essi portano con sé una promessa di libertà.

 

                                                                      ***

 

Roberto Melchionda, La folgore di Apollo – Scritti sull’opera di Julius Evola (Cantagalli, pagg. 356, Euro 20,00)

 

Alla filosofia vera e propria Evola dedico' solo un periodo della sua vita, ma le opere seguenti, seppur spaziando tra saperi metafisici, proporranno il filo rosso di una metafilosofia. La difficoltà  di cogliere la speculazione evoliana e' quella di collocarla nella storia della filosofia e nelle sue correnti principali. Evola e' fuori da ogni scuola e ha concepito un pensiero a cavallo tra l'idealismo e l'irrazionalismo. Roberto Melchionda e' uno dei rari ''evoliani'' che ha interpretato Evola come filosofo. Ne ha sviscerato l'opera attraverso numerosi saggi sparsi su libri e riviste nel corso di decenni. Ora quei saggi sono raccolti in questo libro. La chiave di lettura dell'intero corpus evoliano proposta da Melchionda e' una delle più convincenti e pertinenti per cogliere la singolarità di un grande pensatore che, pur vivendo nel pieno dei movimenti culturali del suo tempo, mantenne una assoluta distanza da ogni appartenenza.

 

SOCIOLOGIA

 

Gianfranco Miglio, Guerra, pace, diritto (La Scuola, pagg. 80, Euro 7,90)

 

C’è una regolarità della guerra, intesa come «assenza di limiti circa l’uso dei mezzi atti a distruggere o asservire il nemico»? Un interrogativo che guida Gianfranco Miglio – in questo testo dove emerge la sua lezione di maestro del realismo politico – nella ricostruzione delle forme in cui la guerra è stata pensata e praticata: da quella civile allo scontro tra nazioni e Stati. Conflitti che, dopo il tempo della distruzione, hanno messo capo a nuove forme di vita politica. Una prospettiva, nota Cacciari nel suo saggio, che sembra essere venuta meno dopo la fine della «guerra fredda»: la globalizzazione, le migrazioni e il terrorismo di matrice religiosa aprono un orizzonte ove la guerra appare «senza fine» perché sono assenti soggetti in grado di trarre da essa una sintesi politica, un modo di convivenza segnato dalla pace.

 

 

CLASSICI

 

Ezra Pound, Canti pisani (Garzanti, pagg. 328, Euro 20,00)

 

Frammentari e al tempo stesso grandiosamente unitari, ambiziosi al punto da far pensare a una moderna Divina Commedia, i "Cantos" sono l'opera maggiore di Pound, la cui composizione ha occupato l'intera vita del poeta, dal 1925 al 1969. Di questo "flusso magmatico", di questo titanico sforzo di ricapitolare e interpretare poeticamente l'intera storia del mondo e della civiltà umana dalla guerra di Troia alla tragedia della seconda guerra mondiale, fanno parte anche i "Canti pisani", scritti durante la prigionia nel campo di concentramento di Coltano, presso Pisa, e pubblicati nel 1948. I "Canti pisani" conservano, scrive Giovanni Raboni, "non solo una propria inconfondibile identità, ma anche una propria specifica grandezza... una sorta di immediata e irrecusabile evidenza fisica".

 

 

PERSONAGGI

 

Stenio Solinas, Il corsaro nero. Henry de Monfreid l’ultimo avventuriero (Neri Pozza, pagg. 252, Euro 17,00)

 

Henry de Monfreid (1879-1974) è stato l'ultimo, e il più straordinario, scrittore-avventuriero del Novecento. Trafficante d'armi, di perle e di stupefacenti, fumatore d'oppio, pirata in rivolta contro l'arroganza coloniale francese, fece del Mar Rosso il suo terreno d'azione e di elezione. Convertitosi all'Islam, prese il nome di Abd el-Hay, "Schiavo del Vivente", adottò gli usi e i costumi dei somali e negli anni Trenta recitò un ruolo di primo piano nella conquista italiana dell'Etiopia. Durante la Seconda guerra mondiale, fu arrestato e deportato dagli inglesi. Liberato, visse di caccia e di pesca sulle pendici del monte Kenya. Nel 1947, tornò in Francia, fu amico di Kessel, Cocteau, Montherlant, Teil-hard de Chardin, rischiò di essere eletto alla Académie Française e di fare naufragio, a quasi ottant'anni, al largo del Madagascar, scrisse più di settanta libri. Avvalendosi di documenti d'archivio inediti e ripercorrendone le orme su e giù per il Corno d'Africa, Stenio Solinas traccia in questo libro il ritratto di una figura d'eccezione, un "anti-Rimbaud" che imparò a scrivere vivendo, e in controluce racconta gli splendori e le miserie della colonizzazione e dell'Africa contemporanea.

 

 

STORIA

 

Cyprian Broodbank, Il Mediterraneo - Dalla preistoria alla nascita del mondo classico (Einaudi, pagg. 672, Euro 95,00)

 

“Ci sono luoghi” - ha scritto il poeta Iosif Brodskij, "che, esaminati su una mappa, ti fanno sentire per un breve istante un'affinità con la Provvidenza, luoghi in cui la storia è inevitabile, luoghi in cui la geografia provoca la storia". Il bacino del Mediterraneo è costellato di simili luoghi e per millenni ha prodotto alcune delle più sorprendenti vicende storiche e culturali del pianeta. Questo libro è la più completa e aggiornata sintesi interpretativa dell'evoluzione del Mediterraneo, dai primi insediamenti umani e l'origine dell'agricoltura e della metallurgia fino al sorgere delle antiche civiltà: egizia, levantina, minoica, micenea, fenicia, etrusca, greca arcaica. Il Mediterraneo possiede requisiti non comuni che ne spiegano il precoce sviluppo: è il più grande mare interno del mondo ed è prossimo al nucleo fluviale nei pressi del quale si sono diffuse le prime civiltà. Non c'è quindi da meravigliarsi se le società che vi si affacciavano si siano rivelate eccezionali, e che, come importanti campagne archeologiche hanno evidenziato, il "Mare di mezzo" custodisca le fonti più ricche e preziose per lo studio delle culture antiche.

 

 

                                                                      ***

 

Sebastiano Angelo Granata, Un Regno al tramonto - Lo stato borbonico tra riforme e crisi (1858-1861) (Carocci, pagg. 182, Euro 23,00)

 

Superando la tradizionale interpretazione "risorgimentista", il volume rilegge la storia del Regno meridionale alla vigilia del crollo sulla base di una nuova documentazione archivistica. Ne emerge la trama appassionante e poco nota dei tentativi della monarchia borbonica di gestire la crisi che la stringe dal 1848. Le aperture di Ferdinando II verso i liberali, la rimodulazione degli equilibri politici tra Napoli e la Sicilia, il rilancio delle opere pubbliche, le ambigue relazioni diplomatiche con il Piemonte cavouriano disegnano scenari inediti che rendono assai meno scontata la soluzione unitaria del 1860.

 

                                                                      ***

 

Roberto Mieville, Fascists' criminal camp. La storia nascosta del campo di punizione per prigionieri di guerra in Texas – 1943-46, Il Cerchio, pagg. 96, Euro 12,00)

Questo saggio autobiografico, edito in forma semiclandestina a Roma nel 1948, ha il merito di illuminare un episodio triste quanto emblematico della storia di illustri prigionieri italiani negli USA. Nel campo di Hereford il trattamento dei prigionieri di guerra (p.o.w.) era fortemente oppressivo; la fame era strumento ordinario di coercizione rivolto ad ottenere l'adesione alle attività belliche degli Alleati anche in Italia e non di rado i non collaboranti erano oggetto di violenze. Fra gli altri furono internati ad Hereford gli scrittori Giuseppe Berto, Dante Troisi, Gaetano Tumiati e Vezio Melegari, i pittori Alberto Burri e Alberto Fagan, il musicista Mario Medici, il futuro dirigente del PCI Giovanni Dello Jacovo, il giuslavorista Gianni Roberti e il matematico Mario Baldassarri. L’autore, Roberto Mieville, ufficiale carrista durante la Seconda Guerra Mondiale, cadde prigioniero degli Alleati nel 1943, durante la guerra d'Africa. Deportato negli USA, venne internato in quanto "non collaboratore" nel campo di punizione di Hereford, in Texas, ove rimase fino alla sua chiusura nel 1946. Tornato in Italia, fu molto attivo nella vita del primo Msi. Morì in un incidente d'auto nel 1955. I suoi funerali furono salutati da massicci incidenti di piazza.

 

                                                                      ***

 

Sergio Romano, In lode della guerra fredda. Una contro storia (Longanesi, pagg. 132, Euro 16,00)

 

A dispetto del nome, la guerra fredda fu un lungo periodo di pace e stabilità per l'Europa. Pur se costellati da momenti di grande tensione, i decenni che seguirono la seconda guerra mondiale furono caratterizzati dalla fermezza con cui le due superpotenze, Unione Sovietica e Stati Uniti, seppero frenare le forze che al loro interno premevano per lo scontro, ben consapevoli che lo scoppio di una guerra nucleare avrebbe avuto conseguenze disastrose per tutti. Con la caduta del muro di Berlino e la disintegrazione dell'Urss, i confini dell'ex Impero sovietico divennero nuovamente contesi, rinacquero antichi nazionalismi, scoppiarono numerose guerre: in Cecenia, nel Caucaso e nella ex Jugoslavia. Gli Stati Uniti, dal canto loro, pensarono di avere vinto la guerra fredda, ma oggi emergono chiari i limiti della superpotenza americana e le conseguenze del suo avventurismo: rivoluzioni sfuggite di mano, guerriglie fomentate dal fanatismo religioso, contrasti sempre più accesi con la Russia. Ma la fine della guerra fredda, e i conflitti del dopoguerra, hanno avuto come effetto soprattutto il sorgere dei "non Stati" - Isis, Ghaza, Kurdistan iracheno, Bosnia, Kosovo, Siria, Libia - con le grandi incognite che ne derivano: come si combatte contro un "non Stato"? Come lo si governa? E come si può ricostruire l'ordine perduto?

 

 

DOCUMENTI

 

Benito Mussolini, Giornale di guerra – 1915-1917, Introduzione e cura di Alessandro Campi (Rubbettino, pagg. CVIII+20, Euro 16,00)

 

Il Giornale di guerra di Benito Mussolini, pubblicato a puntate sul Popolo d’Italia tra il dicembre 1915 e il febbraio 1917, è uno dei documenti più interessanti sul primo conflitto mondiale, degno di figurare all’interno della migliore “letteratura di guerra” italiana. A lungo trascurato dagli studiosi, che lo hanno considerato uno scritto strumentale e di natura essenzialmente politica, quello mussoliniano è in realtà il racconto in presa diretta, privo di retorica e in molti parti assai crudo, di un conflitto che ha cambiato la storia d’Italia e d’Europa non solo sul piano politico, ma anche dal punto di vista mentale e dell’immaginario collettivo. Alla guerra Mussolini partecipò come bersagliere semplice, combattendo per un anno e mezzo, sino al suo ferimento, sui fronti dell’Alto Isonzo, della Carnia e del Carso. Di quell’esperienza ha offerto una cronaca “a caldo” che riletta oggi aiuta a comprendere non solo la sua successiva avventura politica, ma anche e soprattutto le caratteristiche e le peculiarità di quel particolare e tragico evento bellico. Si tratta dunque di un diario che va letto senza alcun pregiudizio ideologico, ma come un prezioso documento storico. Al tempo stesso si tratta di una testimonianza personale che però riflette le esperienze all’epoca vissute da molti altri combattenti. Quest’edizione, curata dallo storico e politologo Alessandro Campi (autore anche di un lungo saggio introduttivo d’inquadramento), ripropone il Giornale di guerra del futuro capo del fascismo in una versione per la prima volta accuratamente annotata dal punto di vista storico-critico.

 

SPORT

Antonio Grinta, Anni buttati – Una malattia chiamata tifo (Settimo Sigillo, pagg. 284, Euro 25,00)

Questo non è libro sulla Lazio come squadra di Calcio. E' la storia di un Ultras biancoceleste, iniziato al tifo calcistico dal padre, e diventato punto di riferimento di un’intera curva.
Il protagonista, che si racconta e racconta la storia del tifo laziale, diventa subito “tifoso del tifo della sua squadra”, inventa slogan, striscioni, modi nuovi di concepire lo stadio come “ragione di vita” prima ancora che come tifoso. Dall’entusiasmo per i colori e soprattutto per la coreografia del tifo organizzato alla delusione per la sconfitta del tifoso da parte del nuovo modo di intendere lo sport più popolare: partite a pagamento sulle televisioni, mercenariato dei giocatori, società che invece di vivere insieme ai propri tifosi li criminalizzano abbandonandoli al loro destino. Una vita da Ultras, con i suoi riti e le sue certezze. La nuova realtà del calcio e l’imborghesimento del tifo lo portano a considerare “Anni Buttati” gli oltre quarant’anni dedicati ai colori che ama. Anni Buttati! Si! Ma vissuti intensamente e… con amore.

 

FUMETTI

Autori Vari, La volante. Don Camillo a fumetti. Vol. 10 (Renoir Comics, pagg. 112, Euro 12,90)

Esce il decimo volume di una serie ormai diventata un classico: l’adattamento a fumetti delle avventure del parroco e del sindaco più famosi d’Italia, realizzato da un valido team di sceneggiatori e disegnatori italiani in collaborazione con gli eredi dello scrittore parmense.

Don Camillo guida una spedizione su due ruote per tentare di salvare il figlioletto di Peppone in fin di vita, ma poi tira uno scherzo al sindaco rosso inviandogli una falsa lettera di convocazione in Russia; mentre Peppone organizza una vendita de L’Unità in piazza, il parroco trasmette dagli altoparlanti della chiesa un messaggio di papa Pio XII in difesa del cardinale ungherese Mindszenty arrestato dal regime comunista…  Sette nuovi episodi densi di suspense e commozione, risate e battibecchi nella calda atmosfera della Bassa parmense del Dopoguerra, firmati da altrettanti talentuosi disegnatori italiani.

Arricchisce il volume l’introduzione di Alberto e Carlotta Guareschi e una gallery di omaggi firmati da brillanti autori.

 

                                                                                

RIVISTERIA

 

Antares (10/2015) Walt Disney. Il mago di Hollywood  (Bietti, pp. 60)

Perché mai Antarès si dovrebbe occupare del signor Walter Elias Disney da Chicago, un volgare fumettaro, un pupazzettaro, dopo aver dedicato i suoi fascicoli a nomi come Tolkien, Lovecraft ed Eliade, o a temi impegnativi come l’economia alternativa, l’America o l’Occidente “occulto”? Quello che  venne definito “il Raffaello del cattivo gusto”, che fu accusato dai pedagogisti di disabituare i ragazzini a leggere, scrivere e parlare con i suoi “fumetti” e che addirittura, per lavare l’onta di bieche classificazioni politiche, esattamente dieci anni fa è stato recuperato e “redento” a sinistra? Proprio perché Mr. Disney non è affatto questo, è assai di più e lo si deve interpretare nei suoi molteplici aspetti e sfaccettature.

Ecco l’idea di fondo di questo numero di Antares, rivista diretta e pensata da Andrea Scarabelli e da un gruppo, altrettanto giovane, di redattori (benché direttore responsabile sia Gianfranco de Turris, vecchia volpe cui va tutta la nostra stima…),  messa in pratica con un manipolo di critici e narratori, proponendo, oltre a racconti di grande originalità, soprattutto saggi variegati e documentati che non si peritano d’imboccare strade inconsuete e perigliose agli occhi dei conformisti e degli ortodossi, esperti di fumetti o meno che siano (ovviamente i più intransigenti sono i primi, i quali non amano che si entri nel loro hortus conclusus). Dovranno farsene una ragione.

Il fascicolo è disponibile online a questo indirizzo: http://www.bietti.it/riviste/walt-disney-il-mago-di-hollywood/

 

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