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Intervista a Pierangelo Conte

Opera di Firenze, un teatro tra repertorio, riscoperte e contemporaneità

Il coordinatore artistico del teatro dell'Opera racconta come si costruisce un stagione che voglia raggiungere un pubblico più ampio possibile.

di Domenico Del Nero

Opera di Firenze, un teatro tra repertorio, riscoperte e contemporaneità

Foto Michele Borzoni

Un  Maggio Musicale che sta ritrovando una sua identità, con proposte interessanti che guardano sia al grande repertorio che al ricupero di titoli  meno frequentati, senza escludere il contemporaneo. Questa sembra essere il corso del Teatro dell’Opera di Firenze e in particolare di quello che è il suo fiore all’occhiello: il festival del Maggio Musicale Fiorentino che ha una tradizione consolidata e gloriosa, oltre ad essere una vera e propria eccellenza nel panorama musicale italiano ed Europeo.  Una reputazione che negli ultimi anni si era un po’ appannata, anche per le … dolenti note di bilancio che purtroppo ancora non sembrano del tutto risolte, anche se la situazione è  migliorata.  Ma nonostante questo, non c’è dubbio che le ultime proposte del teatro siano aumentate di numero e di qualità.

Nella “cabina di regia” del Teatro siede dall’ottobre del 2014 in qualità di coordinatore artistico, Pierangelo Conte, classe 1967, compositore allievo di Alvise Vidolin, musicologo con una laurea  cum laude su Luigi Nono alla Cà Foscari a Venezia. Come esperienza professionale presenta una lunga militanza alla Fenice  in qualità di assistente alla direzione artistica ma il suo curriculum, davvero di tutto rispetto,  comprende anche esperienze nel marketing. Una  persona sicuramente “con le carte in regola” per un teatro come quello fiorentino e lo sta dimostrando senza alcun dubbio. Persona  cortese e affabile, unisce alla competenza una grande valorizzazione dei rapporti umani: “Le difficoltà ci sono e ci saranno sempre” - dice nel corso di una ampia conversazione sul suo lavoro  e sulla programmazione artistica – ma la cosa importante è avere l’approccio giusto. Il punto di forza del teatro sono le persone: l’orchestra e il coro, che come dichiarato più volte dal maestro Zubin Mehta hanno raggiunto un livello altissimo, ma in generale tutto il personale del nostro teatro. La cosa importante è fare squadra.”

Maestro Conte, il teatro dell’opera di Firenze ha  offerto quest’anno al suo pubblico un programma vasto e articolato, e ancora di più lo è quello della prossima stagione (2016-17) presentato al completo già da giugno scorso. Quali sono i criteri che ispirano le scelte?

Il primo criterio è senz’altro un progetto artistico chiaro e ben definito. Stiamo lavorando a tre tipi di proposte, con una offerta artistica differenziata.  La prima riguarda il festival, il “Maggio Musicale Fiorentino”, accorciato come durata rispetto al passato ma con una maggiore concentrazione di offerte, come il ciclo di concerti che abbracciano un repertorio che sia classico e contemporaneo insieme: abbiamo avuto Lachenmann e Stockhausen nella stessa serata con Haydn e Mozart, ad esempio, oppure unendo due autori “classici” del Novecento quali  Casella e Respighi a due contemporanei come Giacinto Scelsi e Nicola Campogrande, con due titoli in prima esecuzione per l’Italia; per non parlare di Salvatore Sciarrino, sicuramente uno tra i più importanti compositori italiani contemporanei, presentato insieme a Martin Lohse nella prima parte di un concerto, ma con Brahms nella seconda.   Occorre cioè evitare di “ghettizzare” la musica contemporanea, mettendola in una sorta di “recinto”. Umberto Eco diceva che i libri “dialogano” tra loro, ed è esattamente quello che fanno i musicisti attraverso le loro opere.  Del resto, ascoltando con attenzione in alcuni grandi classici del passato, possiamo trovare “presagi” di Schoenberg  anche nelle ultime sonate per pianoforte di Beethoven.  Tipica della tradizione del Maggio Musicale è proprio la sperimentazione, il gusto delle  nuove proposte  oltre che dei titoli meno consueti.

La seconda riguarda la stagione lirico – sinfonica, da fine settembre a inizio aprile, con un percorso più “tradizionale” ma pur sempre molto ampio e articolato, come è tipico del resto di una stagione del genere. La terza infine riguarda una cartellone estivo con un programma più “di repertorio”: all’aperto in Palazzo Pitti a giugno e luglio, in teatro (dal prossimo anno)  a settembre.  C’è tutto un repertorio che presenta un grande “appeal” per un pubblico non solo fiorentino, ma anche italiano e straniero, che viene a Firenze per apprezzare le bellezze dell’arte figurativa ma che certo gradisce poter gustare anche i capolavori musicali. Quest’anno  la stagione a Pitti  comprende tre opere e quattro concerti, la prossima (estate 2017) comprenderà  quattro  opere  e sette concerti, più   un trittico pucciniano (Bohème, Tosca, Butterfly)  a settembre al teatro dell’Opera.  Nel caso dunque della stagione estiva  abbiamo un occhio di riguardo a titoli  ed anche ad artisti italiani, giovani e particolarmente validi.  

E per quanto riguarda le scelte di quest’anno? Una scelta molto bella e … coraggiosa  inaugurare con Semiramide di Rossini!

Anche questo rientra in  un contesto e in un progetto molto precisi: la valorizzazione del patrimonio belcantistico italiano. Abbiamo del resto a disposizione uno dei più esperti e competenti direttori d’orchestra di questo settore, il maestro Bruno Campanella che ha diretto  nella scorsa stagione l’Italiana in Algeri di Rossini che porteremo in tournèe a Muscat (Oman)  nel febbraio del ’17. Campanella dirigerà anche Semiramide e abbiamo poi a disposizione  Jessica Pratt, che di fatto vive a Firenze. Vogliamo dunque portare avanti un progetto di questo tipo; del resto il  Belcanto ha un  ruolo importante nella prossima stagione tra opere e concerti e stiamo pensando, tra i prossimi titoli, ai Capuleti e Montecchi di Bellini.  Per quanto riguarda  la stagione invernale, c’è grande attenzione anche a titoli poco eseguiti o che addirittura non sono mai giunti sui palcoscenici fiorentini: quest’anno ci sono stati i Pescatori di Perle, opera che si iscrive a sua volta in un percorso ben preciso: l’attenzione alla musica francese, che a Firenze in questi ultimi tempi è stata forse un po’ trascurata. Avremo così  a gennaio 2017 il Faust di Gounod, ma anche un titolo di Offenbach, Vento della sera o l’orribile banchetto,  nello spazio più raccolto del teatro Goldoni che è un altro punto di riferimento fondamentale per le nostre produzioni. Qui infatti possiamo produrre titoli “barocchi” come la Didone abbandonata o anche titoli contemporanei come il Viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz di Paolo Marzocchi. E sempre sul fronte contemporaneo, vorrei segnalare un concerto diretto dal maestro Xu Zong, in cui “incastonato” tra due composizioni di Debussy vi sarà, in prima esecuzione italiana, un titolo di un compositore cinese che ha studiato in Francia, allievo di Oliver Messiaen: Chen Qìgang  con la sua Iris Dévoilée.  Ecco un modo di “contestualizzare” un brano di autore contemporaneo!

Un ventaglio davvero ampio e articolato …

Basti pensare ad alcuni numeri per la prossima stagione: 141 recite d’opera (a cui bisogna aggiungere  le prove generali aperte, dirette soprattutto a studenti e ad altre categorie) per 28 produzioni e  65 programmazioni concertistiche.  Il ruolo della musica sinfonica è fondamentale e questo ci permette di fare una riflessione sul valore della nostra orchestra e del nostro coro. Se ci confrontiamo con i programmi di altre fondazioni siamo ai primissimi posti, grazie anche ad iniziative come il “ciclo Mozart” che inizia con 10 concerti  nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, (a partire dal 29 ottobre 2016) per poi proseguire anche in teatro. L’obiettivo è quello di presentare l’intero ciclo sinfonico mozartiano, dalla prima alla quarantunesima sinfonia. E quello dei cicli sta diventando uno dei nostri fiori all’occhiello.

L’idea, dunque, è quella di un’offerta artistica che sia la più ampia e articolata possibile; che certo “faccia i conti” con le risorse disponibili e con il livello di attenzione che ci richiede il ministero,  ma che non rinunci affatto  alla sua qualità. Tre momenti, tre approcci, tre mentalità differenti, come è stato sperimentato quest’anno e verrà ancor di più implementato in futuro.

E i giovani?

La nostra attenzione verso nuove componenti sociali per avvicinarle al teatro si traduce in offerte particolari e originali. Spicca sicuramente quella della trilogia di Tolkien, il Signore degli Anelli: i tre film verranno presentati al Mandela Forum con l’esecuzione delle musiche con orchestra, coro e coro di voci bianche: un organico … wagneriano, che prevede circa 250 elementi.  Per quanto riguarda il concerto di Capodanno, intendiamo alternare anno per anno l’esecuzione della Nona di Beethoven, che c’è stata nel la scorsa edizione, con un evento “cross over”. Come fine 2016 – inizio 2017 ci sarà dunque un concerto “sinfonia pop” con Mika,  un artista pop colto e sensibile  a vari generi musicali.  Ci sarà poi anche un musical di Riz Ortolani, la congiura Firenze 1478.  Per avvicinare poi i giovani agli spettacoli più tradizionali ci sono non solo le “prove aperte” ma anche le Maggiocard. Con le promozioni culturali abbiamo portato più di 23000 giovani a teatro e intendiamo crescere sempre di più.

Parlando di regie: vi sono alcune interpretazioni che sconcertano il pubblico. Lei quale pensa debba essere il giusto equilibrio tra “tradizione” e “innovazione”?

Anche sotto questo aspetto, vorrei offrire e presentare produzioni ispirate a logiche molto diverse tra loro. Io credo che la scena mondiale sia ricchissima dal punto di vista dell’offerta: è la parte creativa dello spettacolo, il suo pernio e il suo fulcro. Credo sia giusto proporre un ampio ventaglio di possibilità, essendo aperti e disponibili alla critica e alla contestazione, purché motivate e non viscerali. Se prendiamo ad esempio l’Elisir d’amore di quest’anno,cercavo una collocazione all’aperto, che fosse fresca e originale: e l’ ho trovata in quella di Pier Francesco Maestrini  che abbiamo dovuto adattare a un teatro all’aperto. Tra le regie “contestate” c’è stato il Rigoletto di Brockhaus (dicembre 2015): volevamo presentare uno spettacolo più “tedesco”, dove venisse comunque reso il senso del libretto pur partendo da logiche particolari. Con quello spettacolo così spoglio e duro abbiamo voluto dare spazio a un regista di livello mondiale, aperto a innovazioni e idee. E’ piaciuto solo a una parte del pubblico, ma l’intento era di dare un assaggio di istanze diverse, più “europee”senza essere troppo d’avanguardia. Anche il Faust di Gounod, del resto, avrà molte soluzioni “dure”, che potranno o  meno piacere  ma che avrà una sua coerenza.  Quello che infatti mi interessa in modo particolare è la coerenza di uno spettacolo, che può a volte partire semplicemente da un verso, da uno spunto del libretto.  Poi si può concordare o meno e del resto la dialettica non mi dispiace.  Ci sono abbonati che a volte contestano alcune scelte, ma del resto anche questo è sintomo di un pubblico che non segue in maniera passiva, ma ama il suo teatro in modo “passionale”. E anche questo è molto bello, è un segnale importante che ci incoraggia.

 

 

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da Domenico del Nero il 16/07/2016 11.51.22

    "Gentile" lettore (dato ma non concesso che lei sia tale)non siamo un quotidiano e contrariamente ad altri non godiamo nè di finanziamenti nè di prebende. Come forse avrà potuto vedere, il "cenno" c'è. Basta avere un po' di pazienza e magari anche di educazione, ma è noto che quest'ultima, specie di questi tempi, è merce rara in estinzione.

  • Inserito da Tito il 15/07/2016 14.06.32

    Che pena! Nemmeno un accenno sulla tragedia di Nizza. Fate senso

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