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La Felix Culpa di Mircea Eliade

Una monografia dedicata allo storico delle religioni

di Giovanni Sessa

La Felix Culpa di Mircea Eliade

Eliade, il più rappresentativo pensatore romeno moderno, è stato un intellettuale di valore indiscutibile, il cui solo torto fu di aderire alla Guardia di Ferro di Codreanu, movimento di ispirazione fascista del suo paese. Tale scelta è diventata il pretesto per porre sotto accusa il suo   sistema di pensiero e, più in particolare, il suo approccio alla Storia delle religioni. Fortunatamente esistono studiosi non contaminati dal virus ideologico che  hanno avuto, rispetto ad Eliade, un approccio sine ira et studio, oggettivamente mirato a coglierne i tratti speculativi salienti. Tra essi in Italia si distingue Alessandro Mariotti, cui si deve la monografia, Mircea Eliade.Vita e pensiero di un Maestro d’Iniziazioni, da poco nelle librerie in nuova edizione per Castelvecchi editore (per ordini: 06/8412007, info@castelvecchieditore.com, euro 22,00).

   Il libro ricostruisce in modo organico la vita del pensatore tenendo conto, sia dei dati esteriori, quanto della più rilevante biografia interiore, ma anche del loro intersecarsi. Eliade seguì il padre, capitano di fanteria, e la famiglia, spostandosi da Bucarest  in diverse zone rurali del paese. Durante la prima guerra mondiale, tornato a vivere nella Capitale, in Via Melodiei 1, patì fame e povertà, perseguendo un progetto sistematico di “educazione della volontà” , durante il quale si sottopose, nella mansarda della propria abitazione, a prove e sacrifici disparati. In essa, si dedicò con passione inesausta alla lettura. Presa coscienza, attraverso il modello manniano dell’artista (Tonio Kröger) della propria costituiva diversità rispetto ai coetanei, si spese fin dal liceo nella scrittura. Dirimente, per indirizzare i suoi interessi, fu la lettura de Il ramo d’oro di Frazer, cui fece seguito l’approfondimento di tematiche esoteriche. Ma la sua prima svolta intellettuale fu determinata dall’incontro con Papini e il suo Un uomo finito. Durante gli anni universitari, iscrittosi alla facoltà di Filosofia, frequentò Nae Ionescu, pensatore di riferimento della “Giovane Generazione” di intellettuali romeni, dei quali Eliade divenne il leader. Ionescu, che egli considerò come Maestro, lo introdusse agli spazi teoretici inaugurati dall’idealismo tedesco ma anche allo studio di Rudolf Otto e della sua opera Il Sacro. Collaborò, inoltre, con la rivista “Cuvântul”, che gli concesse notorietà nazionale. Nei suoi scritti si fece latore dell’esigenza di una rivalutazione dei valori religiosi della tradizione ortodossa. Nello stesso periodo, nell’ambiente universitario ebbe i primi contatti con esponenti del nazionalismo e dell’antisemitismo. Discusse, in quegli anni, di filosofia con i grandi nomi della futura cultura romena in esilio: Emil Cioran, Mircea Vulcănescu, Costantin Noica ed Eugène Ionesco. Ma, dopo aver letto un libro dell’indiano Dasgupta, folgorato dalla metafisica orientale, chiese ed ottenne una borsa di studio per recarsi in quel paese e approfondire lo Yoga e il Vedanta. Rimarrà in India dal 1928 al 1931. 

   Accolto con affetto filiale nella casa di Dasgupta “L’India divenne (per lui) un luogo di avventure, capace di sottoporlo a nuove prove iniziatiche, ma anche una fonte primaria di possibili risposte alle proprie inquietudini spirituali” (p. 37). Qui assistette al Kumbha Mela, conobbe Tagore, studiò intensamente e si dedicò alla pratica ascetica. L’idillio ebbe termine quando Dasgupta si accorse che il giovane europeo, tradendo la sua fiducia, intratteneva una relazione sentimentale con la figlia sedicenne Maitreyi. Amore vero, intenso, appassionato quello che legò i due, tanto da essere narrato successivamente in un romanzo da Eliade. I giorni con la giovinetta, incontrata anni dopo in America, saranno ricordati con struggente nostalgia dal romeno. Tornato in Patria, egli fondò l’associazione culturale “Criterion”, che avrebbe dovuto allargare il campo d’azione intellettuale della “Giovane Generazione”. Questi studiosi cominciarono ad avvicinarsi alla battaglia politica della Guardia di Codreanu, sposandone gli ideali. All’inizio Eliade mantenne una posizione distaccata, ma poi aderì alla causa guardista per influenza di Ionescu. Scrisse articoli, come ricorda puntualmente Mariotti, apologetici nei confronti degli ideali codreanisti, che si stavano diffondendo in Romania. Il potere represse il guardismo: Ionescu stesso venne arrestato, ed Eliade che nel frattempo si era sposato con la devota Nina, iniziava la propria carriera universitaria, mentre sospetti politici iniziavano a gravare sul suo conto. Nel 1937 si candidò alle elezioni nelle liste della Guardia, che ottenne ampi consensi. Carol II annullò le elezioni ed Eliade venne arrestato il 14 luglio del 1938: fu rilasciato qualche mese dopo, in tempo per rivedere, prima della scomparsa, Ionescu.

    Ebbe inizio il suo vagabondaggio per l’Europa: prima a Londra come Segretario culturale della Legazione romena e poi a Lisbona. Nei due soggiorni continuò a difendere i suoi ideali politici. In Portogallo fu affascinato dalla rivoluzione di Salazar, che conobbe di persona. Scrisse per tesserne le lodi, Salazar e la rivoluzione in Portogallo (di recente tradotto in italiano per Bietti). Infine, approdò a Parigi negli anni della maturità intellettuale. Conobbe il meglio dell’intelligenza francese ed europea. Si confrontò con Sartre, Camus e Bataille, ma cominciò a tenere nelle dichiarazioni pubbliche un atteggiamento ambiguo rispetto al suo passato politico e all’influenza che avevano esercitato sul suo sistema di pensiero tradizionalisti quali Evola e Guénon. Iniziò la stagione dei “non detti”,  nella quale Eliade mise in scena l’arte della dissimulazione per poter sopravvivere ed inserirsi, come meritava, nell’ambiente accademico. Ma è proprio a Parigi che occupandosi di Yoga, del tema del “Centro” e del possibile ritorno ad esso che, con evidenza, manifestò il debito contratto con il pensiero di Tradizione. Per lui “Il mito…è un modello esemplare per tutti i gesti e i comportamenti del fedele” (p.118) e per difendere tale prospettiva esegetica del dato religioso, partecipò alle riunioni di Eranos ad Ascona, incantando l’uditorio.

    La consacrazione accademica arrivò con la chiamata alla Divinity School di Chicago, dove giunse nel 1956 con la seconda moglie Christinel, sposata dopo la morte di Nina. Viaggiò e fu accolto con onori in tutto il mondo, le sue opere erano ormai tradotte in molte lingue. Nel 1959 dette avvio con Jünger all’esperienza di “Antaios”, rivista alla quale collaborò Evola. All’improvviso, nel 1972, la sua serenità venne turbata dal riaffiorare delle polemiche sul suo passato, sulla sua felix culpa. Molti lo attaccarono: egli si difese dissimulando. In merito, condividiamo la posizione esegetica tenuta da Mariotti. Eliade rimase un viscerale anticomunista ed un antimoderno fino alla fine dei suoi giorni, ma dato il tratto caratteriale, non poteva che mantenere in tema un atteggiamento ambiguo. Egli non ebbe responsabilità politiche dirette e la sua opera, come mostra con persuasività argomentativa questa biografia intellettuale, è ancora oggi una strumento essenziale per quanti guardino alla philosophia perennis con interesse al fine di costruire un’alternativa culturale al presente.

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