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Arti marziali e giochi olimpici

La storia sembra ripetersi: il 2020 come il 1988. Il comitato olimpico giapponese ha chiesto di ammettere il karate ai giochi di Tokio 2020.

In Europa solo Francia e Spagna detengono numeri più importanti di quelli di casa nostra.

di Roberto Formoso

La storia sembra ripetersi: il 2020 come il 1988. Il comitato olimpico giapponese ha chiesto di ammettere il karate ai giochi di Tokio 2020.

A tredici giorni dall'arrivo della torcia olimpica in quel di Rio de Janeiro è già tempo di bilanci; il karate risulta essere ancora una volta la regina delle discipline escluse.
Già nel 2005 e poi nel 2012 il CIO bocciò la sua imminente promozione a disciplina olimpica per quorum non raggiunto.
Nonostante la forte delusione i numeri parlano chiaro: due persone su dieci in Italia (con trend positivo) hanno praticato o praticano una specialità tra Kata (forma) e Kumite (combattimento).
In Europa solo Francia e Spagna detengono numeri più importanti di quelli di casa nostra.
Per quanto riguarda la prima specialità, la “forma”, il singolo atleta è chiamato a dimostrare le proprie abilità eseguendo una sequenza di tecniche sul tatami: il kata.
La seconda specialità è quella decisamente più in voga tra coloro che cominciano ad approcciarsi al mondo del karate; la spettacolarità del “combattimento” può esser apprezzata anche dall'occhio meno esperto.
Un mix di agilità, forza, resistenza e espressività fanno del karate uno sport completo ed appassionante, oggi alla ricerca di palcoscenici importanti che siano in grado di valorizzarlo.

Nell'attesa del responso ufficiale da parte del CIO, viene alla mente un deja-vu:
corre l'anno 1988 e l'arte marziale del taekwondo debutta sul piccolo schermo ai giochi olimpici di Seul, Repubblica di Corea.
Il comitato olimpico del paese ospitante è riuscito a candidare con successo il suo sport nazionale.
Il regolamento dei giochi prevede infatti che per ogni edizione venga stilata una “short list” di 5 discipline da inserire nel “listone” delle discipline olimpiche.
Il taekwondo deve la sua attuale notorietà alla pubblicità fornitagli dalle olimpiadi: è oggi l'arte marziale più praticata su scala mondiale.
La domanda che sorge spontanea è: perchè il taekwondo non ha vissuto lo stesso travaglio del karate?
La risposta è altrettanto immediata: il karate, a differenza del taekwondo, vive sotto diverse sembianze e diversi regolamenti sin dalla sua nascita.
Pensare che nella nostra piccola Italia il karate raggiunge un regolamento unico sotto la federazione FIJLKAM (federazione italiana judo lotta karate arti marziali) soltanto nel 1995.
Sino ad allora era piuttosto usuale entrare nelle palestre italiane e incontrare presunti “campioni del mondo” sfornati dalle varie federazioni... e che campioni del mondo!
Oggi gli attriti tra le varie filosofie del karate sembrano essere appianati di comune accordo; il fine  è quello di far entrare nelle case di tutti questo sport “antichissimo” ma in perenne divenire.
Riuscirà il paese del Sol Levante a conseguire lo stesso successo della Corea?
Sarà la patria di questa arte a dare la scossa necessaria per chiudere le trattative?
I mesi di attesa sono ancora tanti ma le sensazioni sono estremamente positive.
Gli appassionati non devono temere: la macchina del karate è in movimento... THE K IS ON THE WAY!


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