Dopo il referendum

Subito elezioni? Forse meglio di no. Spiegalo al centrodestra.

Tutti - o quasi - sembrano aver fretta di andare alle urne. Peccato che però ...

di Graziano Davoli

Subito elezioni? Forse meglio di no. Spiegalo al centrodestra.

Salvini in piazza Santa Croce a Firenze

Dopo la vittoria del No al referendum di Domenica scorsa, l’annuncio delle dimissioni di Matteo Renzi e la fine delle consultazioni tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed i vari gruppi parlamentari, si sono aperti diversi scenari.

All’orizzonte è comparso il nome dello scolaretto impreparato Pier Carlo Padoan. Dunque il nome di Paolo Gentiloni, l’uomo dei paradossi e del “siamo in guerra ma non dobbiamo sentirci in guerra” secondo fonti più o meno attendibili, è sembrato quello più quotato. Si è poi prospettata l’ipotesi di un governo Renzi bis, ma il premier dimissionario vorrebbe un governo di larghe intese a prescindere dall’essere lui a guidarlo o meno. Vi è poi l’ipotesi delle elezioni anticipate, ipotesi che Mattarella ha fermamente respinto.

Le elezioni anticipate fanno gola un po’a tutti. Le vuole Matteo Renzi il quale è fermamente convinto che il 40% ottenuto dal Sì sia tutto suo, ma qualcuno dovrebbe ricordargli che nel medesimo fronte vi è la presenza non trascurabile di elettori di Forza Italia. Le vuole il Movimento 5 Stelle che pregusta un possibile trionfo. E le vuole, con maggior convinzione, il fronte Salvini-Meloni e ciò che resta dell’armata Brancaleone forzista.

A prescindere da ciò che i suddetti possono pensare, ora come ora le elezioni anticipate rimangono una soluzione improponibile. Come si è già ribadito da più parti, serve una legge elettorale valida sia per la Camera dei deputati sia per il Senato. La prima è, infatti, disciplinata dalla legge elettorale numero 52 del 6 Maggio 2015, comunemente nota come Italicum, la quale imposta un sistema maggioritario a doppio turno che assegna un premio di maggioranza pari al 54% dei seggi alla lista che raggiunge il 40% delle preferenze, nel caso nessuna lista dovesse raggiungere tale traguardo si andrebbe ad un ballottaggio e permette ad ogni partito di designare un capolista bloccato per ogni collegio. Il Senato è, invece, disciplinato dal cosiddetto Consultellum, modifica che la Corte Costituzionale ha apportato alla legge numero 270 del 2005, conosciuta come legge Calderoli o più volgarmente, come Porcellum, alla quale sono state sottratte le liste bloccate ed il premio di maggioranza, rendendola de facto una legge proporzionale che si avvale di uno sbarramento del 2% per le coalizioni e del 4% per le liste dei partiti non coalizzati. Dunque se andassimo a nuove elezioni subito, con le due camere disciplinate da leggi elettorali così diverse, troveremmo i due rami del Parlamento gli uni contro gli altri armati.

A maggior ragione, è da rimproverare al centro-destra l’incoscienza che ha spinto le forze che lo compongono a chiedere elezioni anticipate con simile convinzione.

Innanzi tutto, occorre ricordare a Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia- Alleanza Nazionale, la quale sembra aver fatto dello slogan “subito elezioni” una vera e propria parola d’ordine (più dei suoi alleati) all’indomani delle annunciate dimissioni di Matteo Renzi, che il suo partito è ad oggi il fanalino di coda del centro-destra e che invece di incendiarsi in afflati passionari dovrebbe preoccuparsi di non ridurre il suo partito ad una mera stampella della Lega Nord, cosa che, ora come ora, è. Attualmente il carroccio e ciò che resta di Forza Italia permangono le forze più rappresentative, secondo il sacro giudizio degli elettori, di ciò che attualmente si presenta come uno sgangherato carrozzone.

Urge, inoltre, compattare ciò che sembra un ammasso informe tenuto insieme con lo sputo chiamando anche a raccolta le forze minori di opposizione che ruotano intorno alla suddetta area ed infine andare alle primarie. Questo sembra un concetto difficile da digerire. Silvio Berlusconi non ha mai visto di buon occhio questa soluzione, ostinato com’è nel guidare la baracca fino alla fine dei suoi giorni, contando anche sull’affetto che oramai lo lega agli elettori di Forza Italia (anche i più giovani) senza accorgersi di essere, oramai, soltanto un monumento di ciò che fu nel 1994. Matteo Salvini, invece, continua a dirsi favorevole alle primarie, de iure, ma nei fatti egli si è già incoronato leader del centro-destra e vaneggia di un soggetto identitario e sovranista, che in soldoni significa statalista e protezionista, senza tenere conto delle classi produttive e degli elettori moderati che hanno optato o per l’astensionismo o che hanno votato Forza Italia per affezione o Partito Democratico per disperazione.

Egli non tiene conto che il suo consenso all’interno dell’elettorato e del suo stesso partito è sempre più altalenante e che molti militanti, soprattutto al nord, lo sostituirebbero volentieri con Luca Zaia.

Le primarie sono l’unica soluzione ed i rami giovanili sembrano essersene accorti. Infatti, prima di pensare a nuove elezioni generali, occorre un leader che abbia la maggior legittimazione possibile da parte di una fetta sempre più vasta dell’elettorato italiano (a prescindere da ciò che si può pensare questa stessa strategia ha funzionato con il Partito Democratico e ha aperto le porte al governo Renzi), il quale imposti un’agenda che possa raccogliere tutte le forze del “centro-destra antinazareno” , anche quelle minoritarie. Ciò è possibile solo tramite primarie aperte a tutti gli elettori le quali sono ora prioritarie, altrimenti le elezioni anticipate regaleranno al centro-destra un biglietto di sola andata per l’opposizione.

Ma vai a spiegarglielo!

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