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FIRENZE: teatro della Toscana.

LO MONACO E PIRANDELLO: una perfetta sintonia.

L'attore siciliano, con una compagnia molta affiata e abilissima, ha dato una intepretazione memorabile del Berretto a Sonagli.

di Domenico Del Nero

LO MONACO E PIRANDELLO: una perfetta sintonia.

Il berretto a sonagli - Lina Bernardi, Maria Rosaria Carli, Clelia Piscitello_ ph. Tommaso Le Pera

“Una farsa che includa nella medesima rappresentazione della tragedia la parodia e la caricatura di essa, ma non come elementi soprammessi, bensì come proiezione d'ombra del suo stesso corpo, goffe ombre d'ogni gesto tragico” Così nel 192o Luigi Pirandello definirà quel grottesco che tanta parte ha nel suo teatro davvero rivoluzionario.  Ed è proprio quello che Sebastiano Lo Monaco, regista e protagonista de Il berretto a Sonagli in scena in questi giorni a Firenze ( da martedì 17 a domenica 22 gennaio)  sul palcoscenico della Pergola per il teatro della Toscana è riuscito perfettamente a evocare.  Da un lato, la farsa di un dramma “borghese”, favorito anche dalla patina siciliana (non per nulla la prima versione fu scritta in dialetto nel 1917) che la messa in scena di Firenze accentua notevolmente,  ma senza la minima forzatura; dall’altro,  la presenza di quel “sentimento del contrario” che dietro la risata lascia intravedere lo strazio, la “pena di vivere così”.

Lo Monaco, conterraneo del grande drammaturgo siciliano, riesce a restituire perfettamente questa dimensione chiaroscurale dei personaggi pirandelliani e soprattutto di Ciampa: l’umile scrivano, uno di quei tanti “impiegatucci” che Pirandello sembrava “divertirsi” a tormentare soprattutto nelle novelle, con la sua mimica, la sua gestualità esasperata che richiama il teatro delle marionette, che non per nulla viene più volte evocato; mimica e gestualità che nello spettacolo fiorentino  sono state del resto  curatissime in tutti i personaggi, ovviamente ciascuno a suo modo secondo il proprio ruolo., In realtà Ciampa è tutt’altro che una “macchietta”: è un personaggio lucido e consapevole come lo sono spesso i grandi protagonisti pirandelliani,  che si è costruito una “maschera”  a difesa della sua dignità e del suo dramma personale: [1]Per tradizione – afferma  Lo MonacoIl berretto a sonagli è stato affrontato da attori alla fine della propria carriera, a ogni modo avanti con gli anni. Questo travisava la forza drammatica di Ciampa, così eroico e pieno di umanità, una umanità silenziosa e astuta che gli dà la forza di difendere la sua infelicità coniugale, contro la società ridicola di quel tempo. Un personaggio insomma apparentemente piccolo, ma infinitamente grande”.

Lo Monaco, nella sua doppia veste di attore e regista ha perfettamente realizzato tutto questo sulla scena, dando vita ad un personaggio indimenticabile: davvero “grottesco” nel senso pirandelliano del termine, ora buffo ora dolente e drammatico, abilissimo nel portare alla luce le contraddizioni, le ipocrisie, la pochezze di coloro che lo circondano, chiusi nella loro “maschera” di rispettabilità o nella “parte” che si sono dati: come il superficiale  fatuo Fifi la Bella,  bene interpretato da Claudio Mazzenga, sorta di “vitellone” isolano infarcito di luoghi comuni e rispettabilità a buon mercato.

Tutta la compagnia di Sicilia teatro, che ha realizzato lo spettacolo in collaborazione con Fondazione Versiliana, Fondazione Teatro “Luigi Pirandello” – Valle dei Templi Agrigento ha dato ottima prova di sé, mostrando un grande affiatamento e una eccellente coordinazione scenica:  Maria Rosaria Carli è stata una Beatrice Fiorica nevrotica e isterica, rosa dal tarlo di una gelosia certo comprensibile anche se difficile dire quanto davvero giustificata (come spesso avviene in Pirandello, le situazioni non sono mai chiare e definite), ma anche vittima dei pregiudizi verso la donna secondo una chiave  che Pirandello aveva già affrontato nel magnifico romanzo l’Esclusa;viene quasi il dubbio, alla fine del dramma, che la “finzione” della follia che le viene imposta non sia poi tanto finzione. Bravissima Gianna Giachetti,  nel ruolo della “mamma” Assunta la Bella,  petulante e dispotica (quasi più suocera che mamma); o anche il delegato Spanò di Rosario Petix, che si muove davvero con “scatti” e movenze da marionetta, quasi una parodia di un servitore della giustizia.  Le scene di Keiko Shiraishi, ideate da Lo Monaco, erano essenziali ma intonate al dramma e al tipo di recitazione, così come le luci di Nevio Cavina.: nessuna invadenza o stravaganza in un dramma che stravagante lo è senz’altro di suo.

Vivissimi gli applausi e il consenso del pubblico: spettacolo decisamente da non perdere. Prossime repliche: da stasera fino a sabato, ore 20,45, domenica ore 15,45.

 



[1] Per la presentazione dello spettacolo e la trama dell’opera cfr http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=8644&categoria=1&sezione=8&rubrica=8

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