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FIRENZE: teatro della Toscana.

Romeo e Giulietta: un classico tra i classici alla Pergola di Firenze.

Il regista Andrea Baracco mette in scena una nuova versione del capolavoro di Shakespeare, nella traduzione di Salvatore Quasimodo.

di  Totalità

Romeo e Giulietta: un classico tra i classici alla Pergola di Firenze.

Lucia Lavia, Angelo Folletto - Ph. Dismappa.

“Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:color già tristi, e questi con sospetti! “ Cos’ dante nel sesto canto del Purgatorio (quello della “serva Italia” ) nomina le due famiglie che saranno immortalate dal bardo di Stratford, ma senza accennare a discordie, tanto meno per motivi amorosi. In realtà la vicenda di Romeo e Giulietta sembra essere squisitamente letteraria, con archetipi che risalgono alla Grecia antica: in Italia a dare forma più o meno “definitiva” alla vicenda saranno Luigi da Porto (Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti,circa 1530), che presenta il racconto come storicamente vero: i personaggi si chiamano Romeus e Giulietta, l’ambientazione è a Verona ai tempi di  Bartolomeo della Scala, nei primissimi anni del Trecento. Molti elementi e personaggi della vicenda si ritroveranno poi in Shakespeare. La versione “definitiva” è però quella che compare nelle novelle di Matteo Bandello nel 1554. La tragedia Shakespeariana, composta tra il 1594 e il 1596, è sicuramente una delle più celebri e amate dal pubblico ed ha ispirato musicisti come Ciajkowsky e Prokofiev, e in Italia Vincenzo Bellini e Riccardo Zandonai che musicò un testo di D’Annunzio.

Ora questo classico tra i classici approda al teatro della Toscana, sul palcoscenico della Pergola, da martedì 7 a domenica 12 febbraio (ore 20,45; festivo 15,45)  nella versione di Andrea Baracco, con la traduzione di Salvatore Quasimodo. Lucia Lavia è Giulietta, Antonio Folletto è Romeo, Alessandro Preziosi interpreta la parte di Mercuzio. Il regista Andrea Baracco rilegge il testo  come luogo di morti violente, quasi accidentali, per cui l’ostilità che diviene conflitto e si trasforma in morte copre uno spazio molto ampio rispetto a quello dell’amore.”  Sia Romeo che Giulietta – dichiara il regista – mettono ferocemente in discussione quel patto col mondo, quella specie di abitudine ereditaria, di convenzione prolungata che i loro padri hanno stipulato e che non sembrano aver alcuna voglia di ritrattare. L’universo degli adulti osserva impassibile il dimenarsi forsennato dei propri figli che inciampano di continuo e che ogni volta, con ginocchia sempre più sbucciate e il corpo sempre più livido, si rialzano e riprendono il passo, finché è possibile”.

Pur non rispettando, come di consueto, le unità aristoteliche, Shakespeare concentra l’azione appena quattro giorni, da un lunedì di luglio al giovedì della stessa settimana:  Giulietta passa in quattro giorni da bambina a donna matura, Romeo da giovane esempio di amor cortese a fiero vendicatore.

Cosa spinge Shakespeare ad accelerare così vorticosamente il tempo dell’azione? – si domanda il regista – “non c’è tempo” o meglio “il tempo è scaduto” sembrano sussurrarsi di continuo tra loro i personaggi, o almeno tutti quelli che possiedono ancora gambe per correre, gli altri, invece, i genitori, il Principe, la Chiesa, rimangono seduti in luoghi ben protetti a osservare, immobili”.

In scena ci saranno  Gabriele Portoghese, Elisa Di Eusanio, Giacomo Vezzani, Mauro Conte, Laurence Mazzoni, Dario Iubatti, Woody Neri, Roberta Zanardo, Daniele Paoloni, Alessia Pellegrino. Le scene sono di Marta Crisolini Malatesta, i costumi di Irene Monti, le musiche di Giacomo Vezzani, le luci di Pietro Sperduti. Una produzione di Alessandro Preziosi, Tommaso Mattei e Aldo Allegrini, in coproduzione con KHORA.Teatro e TSA Teatro Stabile d’Abruzzo.

I Montecchi e i Capuleti sono ricchi borghesi – continua Andrea Baracco – e nel testo c’è ampio spazio dedicato alle loro abitudini domestiche. Shakespeare pare denunciare soprattutto lo spirito mercantile e pragmatico del borghese, tutto teso a fare sfoggio della propria raggiunta posizione sociale, preoccupato solo del vantaggio economico della propria famiglia”.

In questa edizione Romeo e Giulietta sono due personaggi concreti: lei non è una docile fanciulla come siamo abituati a vederla, ma una femmina innamorata. Nella famosa battuta Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo!? Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome, ad esempio, le sue parole risuonano con una violenza: sta chiedendo all’amato di rinunciare al proprio nome, quindi alla sua essenza.

“Insieme agli attori – interviene il regista – abbiamo cercato di scardinare dall’interno battute che sono tra le più conosciute della storia del teatro mondiale: siamo andati alle origini delle parole, è stato un lavoro davvero complesso. La Giulietta di Lucia Lavia è un personaggio furioso, nel senso che ha una furia dentro di sé che ribolle in continuazione, mentre per il Romeo di Antonio Folletto la definizione più adatta è quella di essere un ragazzo metropolitano: nonostante appartenga a una famiglia ricca, vive in strada, con tutte le sue contraddizioni”.

 

 

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