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Editoriale

Lo stop a Flixbus, da parte del Senato, sarebbe una violazione della Libertà

Libero mercato? Solo in teoria ....

Graziano Davoli

di Graziano Davoli

usa di un emendamento al decreto Milleproroghe, presentato dai quattro senatori del gruppo Conservatori e Riformisti ovvero Tarquinio, Bruni, Perrone e D'Ambrosio Lettieri, il quale prescrive che, pena il ritiro delle autorizzazioni, a gestire un raggruppamento di imprese che offrono servizi di bus su scala interregionale debbano essere "operatori economici la cui attività principale è il trasporto di passeggeri su strada", i bus lowcost di Flixbus, operando l'impresa di autotrasporti tramite una piattaforma web, potrebbero diventare fuori legge.

Tanto puntuale è stato il disappunto di Daniele Capezzone, deputato nel medesimo gruppo, che ha scritto sulla sua pagina Facebook “stimo molto i colleghi che hanno presentato l'emendamento, ma non lo condivido affatto. Per quel poco che vale la mia opinione, è il contrario di ciò per cui mi batto: ovvero più concorrenza, più mercato, più scelta per i consumatori. Il movimento Direzione Italia, che sta nascendo, si è schierato sempre per questi principi” (ha infatti annunciato, sempre sulla sua pagina, di aver predisposto, insieme ai colleghi Massimo Corsaro, Maurizio Bianconi e Roberto Marti, un emendamento soppressivo della seguente norma approvata al Senato, che domani verrà presentato alla Camera), quanto lo è stato il plauso dell'Anav, al provvedimento in questione. Infatti Giuseppe Vinella, presidente dell’associazione nazionale delle imprese di autotrasporto, ha affermato che tale provvedimento dimostrerebbe sensibilità e riguardo nei confronti di questa tematica, garantendo mediante “mandatari certi e visibili” qualità e sicurezza dei trasporti.

La ragione dalla quale scaturisce l’accusa a Flixbus di concorrenza sleale, cosa che de facto fa l’emendamento, è qualcosa di estremamente risibile. E’ ridicolo, infatti, affermare che la scelta di un’impresa di autotrasporto di operare una piattaforma web equivalga ad esercitare una concorrenza sleale. Si tratta di innovazione tecnologica, di un modus operandi già ampiamente consolidato nelle realtà anglosassoni, che favorisce più agibilità sia alle stesse imprese, siamo pur sempre nell’era del web 2.0, sia ai passeggeri che usufruiscono del servizio.

Legittima è dunque l’indignazione e legittime sono le polemiche e le prese di posizione di molti parlamentari, tra i quali lo stesso Capezzone, contro questo emendamento.

Esso infatti rappresenta, tale affermazione non è affatto un’esagerazione, una vera e propria violazione della Libertà.

Innanzi tutto della libertà economica e d’impresa, verso la quale il nostro paese si dimostra sempre più ostile ogni giorno che passa. Risale, infatti, a pochi giorni fa la multa dei vigili urbani di 5 mila euro allo studente dell’ITIS di Moncalieri, “reo” di vendere merendine ai compagni di scuola a costo minore rispetto a quello fissato dai distributori; come risale a pochi giorni fa la decisione, contenuta sempre nel Milleproroghe, di rinviare ad un anno il piano di regolamenti nei confronti del servizio di noleggio con conducente. Decisione che ha causato scioperi, a dir poco carnevaleschi, da parte dei tassisti che ha creato non pochi disagi in grandi città quali Roma, Milano e Firenze. Tutto perché, secondo costoro, aziende di trasporto automobilistico privato offrirebbero tale servizio in modo abusivo, non è dato sapere secondo quali criteri.

Ma oltre ai fatti empirici, parlano anche i dati. Infatti, secondo l’Indice della libertà economica, che tramite diversi criteri di misurazione valuta il grado di libertà economica di un paese e del quale si servono sia la Banca Mondiale, sia il Fondo Monetario Internazionale, l’Italia è il paese, tra quelli più industrializzati, con il minor grado di libertà economica.

Essa nel 2011 era al 87esimo posto, dietro paesi come le Figi ed il Burkina Faso, nel 2015 essa risalita all’80esimo, di soli otto posti davanti al Messico, attualmente (secondo la misurazione del 2016) essa si trova al 69esimo posto.

Si tratta anche di una violazione verso la libertà di scelta dei consumatori. Essi non sono affatto tutelati da questo provvedimento, come invece sostiene l’Anav che probabilmente ha solo tirato un po’d’acqua al mulino delle imprese ad essa associate; al contrario si è nuociuto loro, soprattutto ai più giovani ed in particolare agli studenti universitari fuorisede, perché si rischia di privarli di un servizio che offre loro viaggi mediamente veloci e se prenotati in tempi ragionevoli a costi relativamente bassi. Per fare un esempio un viaggio da Genova a Firenze può durare in media due o tre ore e un quarto per un prezzo che si aggira, mediamente, tra i 9,90 € e i 19,90 €, mettendo, praticamente fuori legge l’impresa dei bus verde-arancione che solo in Italia conta 3 milioni di passeggeri.

 

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