auto

Ricordi di un'altra stagione

L'Attore

un attore e il suo volto pieno di colori

di Giulia Bartolini

L'Attore

E’ lunedì, è appena iniziata la settimana….

Il nostro morbido sognatore si è svegliato con un po’ di energia in petto e un po’ di odio per l’inizio della settimana nelle gambette corte. Ha pensato a tutti quelli che lavorano in giro per il mondo e ha fatto un piccolo sorriso di comprensione. Tutti nella stessa barca.

Ieri stava tornando da un triste incontro di lavoro per poter fare il disegnatore di case (qui li chiamano architetti (si dice costruiscano sogni)), l’incontro non è andato molto bene. Anzi. Comunque…dicevo, stava tornando dall’incontro fallimentare, quando ha visto una donna anziana, anziana, seduta sulla panchina di un piccolo parco quasi abbandonato.

Aveva gli occhi lucidi, e il vestito colorato, mille pezze di colori stracciati addosso e un sorriso luminoso come l’alba. Addosso il blu, il verde, il rosso, il giallo, il celeste… e sorrideva e rideva. E non smetteva mai, solo ogni tanto tra un sorriso e l’altro cantava:

“M’hai trovato in mezzo alla folla dimenticata

m’ero nascosta per non essere più ritrovata,

siamo scappati sul fiume, dio quant’ero amata…”

 

Il piccolo sognatore era troppo curioso (dopo una giornata così poi) e così s’è seduto accanto alla donna e l’ha guardata…

-Chi sei?- le ha chiesto

E in un altro momento, in un mondo simile al nostro, in un’altra stagione,

c’era una volta un attore.

Ma lui non c’era ancora. Intanto c’era una piazza.

C’era Piazza San Marco, c’era Venezia, e le calli, e i canali, e la nebbia e tanta acqua e c’era una giovane ragazza, dai capelli scuri.

Era sola e camminava per le vie della città cercando qualcosa.

-Cosa cercava signora?- le ha chiesto il nostro sognatore.

-Colori- gli ha risposto la signora.

C’era quindi una volta una giovane ragazza bruna alla ricerca dei suoi colori. A Venezia.

 

Forse dovremmo dire che lei era una pittrice, giovane, appena laureata, come quasi tutti i disoccupati. Voleva iniziare a Venezia ma Aveva bisogno di trovare i colori giusti.

Attenzione, non si trattava della ricerca di un negozio di tempere, o di comprare qualche matita. Aveva bisogno di vedere se a Venezia c’erano colori nuovi.

Nei tramonti o nelle albe, nell’onda che si increspava, nel vento…direte che il vento non ha colore… aspettate a sparare giudizi affrettati.

Insomma questa bella signorina cercava i colori… e ce ne erano eh… ce ne erano a milioni. E lei li vedeva tutti ma…

Ma era come se fossero troppo pochi!

Dovete sapere che per un pittore i colori sono emozioni, mescolarli e modellarli su una tela vuol dire creare nuove emozioni.

Provò a dipingere vari tramonti…ma sulla tela, il rosso, il giallo, l’arancio , il rosa e il blu non bastavano a dare tutto ciò che lei voleva.

Provò a riprodurre le mura affrescate della cattedrale, ma neanche il marrone, il verde, il giallo e il viola bastavano.

Provò con l’acqua del mare che era piena di mille sfumature e usò quasi tutta la tavolozza dei colori…ma niente, il nero il bianco il blu, il verde non bastavano a dire tutto. Era come modellare qualcosa che ad un certo punto finiva di raccontare. A lei i colori non bastavano.

Eppure aveva sempre voluto fare la pittrice.

Si era forse sbagliata?

Una sera stava seduta su un muretto che s’affacciava sul canal grande: dietro di lei, i rumori della fine di una replica teatrale, davanti a lei il silenzio dell’acqua. Aveva lo sguardo fisso sulle piccole onde, ad un certo punto si distrasse. Un piccolo filo di fumo le passava davanti agli occhi…come fosse un nastro, girò lo sguardo lentamente cercandone l’origine e lo vide.

C’era una volta un giovane attore,

gli occhi neri neri e lo sguardo severo, aveva appena finito di lavorare e voleva stare solo.

E lei si innamorò.

Si conobbero piano piano e lei piano piano si accorse che quell’amore non era nato per caso.

Il viso di lui era pieno di colori! ed era capace di muoversi ad una tale velocità, di modificarsi, di splendere e poi incupire, di sparire dietro alla vergogna, o alla timidezza e poi di ricomparire spavaldo e orgoglioso.

Gli toccava spesso le guance, le labbra, il mento e li costruiva a suo piacimento, creando sfumature e contrasti nuovi, mai visti e poi…li dipingeva.

Oh si. Lui lo dipingeva.

Perchè su quel viso riuscivano ad esserci contemporaneamente mille colori, mille volti diversi, mille possibilità. C’erano giovani, vecchi, bambini, eroi, vigliacchi… su quel viso c’erano bugie dette a squarciagola, grandi battute dette a mezza bocca e lui nulla voleva per se.

Era uno di quegli attori che lo sanno fare. Quelli che non capiscono bene perché vedi tutto questo, ma che ti dicono di prenderlo se lo vuoi e di farci quello che desideri.

E lei lo faceva, ne faceva dei quadri stupendi di tutti quei volti, e li vendeva per strada, lui studiava mentre lei dipingeva, ripassava Edipo e Agamennone, e Amleto e tutto ciò che serviva e il suo viso era pieno, pieno di colori!

E poi lui sorrideva… E quando sorrideva. C’era solo un colore. E tutta quella maschera scompariva. E in quel momento s’amavano e basta e facevano lunghe gite sui battelli, correvano nelle piazze scacciando i gabbiani, camminavano per ore in silenzio, e per ore facevano l’amore.

C’erano una volta la pittrice e il suo attore.

“M’hai trovato in mezzo alla folla dimenticata

m’ero nascosta per non essere più ritrovata,

siamo scappati sul fiume, dio quant’ero amata…”

Poi andò tutto male.

Lei cercò un lavoro in una galleria. E non glielo diederò.

Lei cerco di vendere più di un quadro per comprare una casa, e nessuno li comprò.

Lei cercò di far capire che era così che dipingeva ma nessuno ne volle sapere.

E così cominciò a impazzire, a ignorare lui, quasi a odiarlo per questo,  il sogno era finito e nulla aveva senso.

Il giorno di carnevale si vesti dei suoi mille colori, pezzi di tela d’ogni forma e sfumatura e corse in piazza san marco senza di lui, si confuse alla folla, ballando, correndo, sperando di non essere più ritrovata, di confondersi tra tutto il colore. Ma lui riuscì a trovarla.

“M’hai trovato in mezzo alla folla dimenticata

m’ero nascosta per non essere più ritrovata,

siamo scappati sul fiume, dio quant’ero amata,

m’hai trovato in mezzo alla folla dimenticata,

ero vestita e impazzita ma tu m’hai perdonata,

siamo scappati sul filo del vento

il colore del giorno era ormai spento

m’hai detto scappiamo e cerchiamo fortuna

laggiù, lontano laddove si bagna la luna

dio quanto ero amata…”

Il sognatore vide una piccola lacrima scendere sul viso della donna.

-E poi?- le chiese

- Lui era un bravo attore, amava stare lì…- e riprese a cantare

“ T’ho guardato e tu hai sorriso

e li ho trovato il mio paradiso,

t’ho detto torniamo

e a casa restiamo,

sarà il tuo successo

ciò che ci viene concesso

un sogno su due

è un buon compromesso…”

Il sognatore rimase lì a guardarla sorridere e ridere. Capì che lui era morto da tanti anni ma che lei non era sola. Aveva due figli, felici e grandi, una casa e tanti ricordi…e ogni martedì  (come martedì grasso) si vestiva e camminava per le vie a ricordare.

 Capì che erano stati felici più di molti e che s’erano amati come nessuno. Capì che lei ora non faceva altro che portarsi dietro i suoi colori addosso e il sorriso di lui nella bocca.

-       I nostri due sogni son rimasti in me. E io canto e sorrido e dentro di me ci sono i suoi palchi e le mie tele. Fino alla fine.

Il nostro sognatore ieri è tornato a casa spaventato e incantato. L’amore è una forza incredibile. Anche quando c’è di mezzo un sogno. Uno sogno su due è comunque un buon compromesso. E poi chissà, magari se ne trovano altri….insieme.

E ora la giornata è lunga per tutti.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.
chanel replica sale
chanel replica sale
chanel replica sale
chanel replica sale
chanel replica sale