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Segway, due ruote di silenzioso pericolo

Nati in America per strade lisce e larghe fanno furore fra i sempre più pigri turisti stranieri che però ....

di Dalmazio Frau

Segway, due ruote di silenzioso pericolo

Moderne pseudo-bighe

Avremmo dovuto intuirlo dal nome che gli hanno dato: “SegWay”, che quel trabiccolo in mano, anzi sotto ai piedi dei moltissimi turisti che affollano Roma, si sarebbe potuto trasmutare in un ennesima fonte di pericolo, sia per chi lo guida sia per coloro che gli stanno intorno. Qualche giorno or sono, ne ho visto uno, di quelli con la “carrozzeria” in plastica utilizzata a scopo pubblicitario e guidati per lo più da “risorse umane” provenienti da altri paesi, forse non proprio in stato di lucidità, schiantarsi contro una delle fioriere che costeggiano Via dei Fori Imperiali tra le risa di ragazzini in gita scolastica. Poco tempo dopo un altro trabiccolo sfrecciava come se a guidarlo fosse un ingegnere collaudatore della Nasa sulla pista di Salt Lake City, peccato fosse tra la folla sotto al Vittoriano. Nessun ferito questa volta, ma di certo qualcuno tra gli astanti deve aver sentito l’algida mano della Nera Signora sfiorargli le gote.

Mi domando, anzi ce lo siamo domandati insieme con l’Amico Architetto Ettore Maria Mazzola, quale oscuro dèmone spinga alla follia di salire su quegli aggeggi infernali - capaci di ben 20 Km orari in piena velocità, che non sono pochi se si pensa a dove vengono utilizzati – molti dei turisti che vogliono vedere Roma. La pigrizia e l’ignoranza del non voler usare i loro piedi, perché abituati a muoversi sempre su ruote anche nel loro paese, non riescono a concepire altro modo di poter vedere ciò che hanno intorno. Più perniciosi persino dei “ciclisti della domenica”, è quando poi i piloti di “segauai” si riuniscono in branco o in una sorta di mandria e prendono a scorrazzare lungo le strade romane in una maniera che gli Unni stessi avrebbero trovato disdicevole. Inoltre la pericolosità del carabattolo rotolante è incrementata dal fatto che essendo elettrico è silenzioso, quindi si avvicina inaudito ed allora è troppo tardi… o lo si evita o ci si ritrova, in due, al traumatologico.

Certo, utili e forse anche necessari per i luoghi dove i “sega uai” sono stai inventati: le calde strade californiane, asfalto liscio per miglia tra Los Angeles e San Diego, ma sugli accidentati – ‘tacci loro! – percorsi dei sampietrini, tra le buche ( buche? Quali buche? Voragini! ) del manto stradale cittadino, sulle dune e sui dossi dei marciapiedi dell’Urbe li vedo poco adatti. Non sarebbero state meglio le gambe umane? Si fa fatica certo, ma se si ha la fortuna di averle funzionanti ci si guadagna in cultura e salute. Ricordo che se agli antichi romani “piaceva la biga” – e non un marchingegno ronzante dal nome sconsiderato – oppure chi poteva si faceva condurre in portantina una ragione ci doveva essere.

Meglio le Botticelle dunque, almeno i cavalli sono animali intelligenti e i loro vetturini mantengono ancora il gusto antico di questa città che va sempre più scomparendo… lo so i cavalli fanno la cacca… ma tanto la fa pure il Papa no?

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