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FIRENZE: teatro della Toscana.

LA MORTE DI DANTON: PROCESSO ALLA RIVOLUZIONE?

Al teatro della Pergola un capolavoro di Georg Büchner, con la regia di Mario Martone.

di Domenico Del Nero

LA MORTE DI DANTON: PROCESSO ALLA RIVOLUZIONE?

La rivoluzione i figli suoi divora. Questa battuta del celebre melodramma Andrea Chenier di Umberto Giordano si adatta benissimo anche alla Morte di Danton di Georg Büchner, autore tedesco di grande interesse e spessore  morto purtroppo a soli 24 anni ( 1813 – 1837),  che alternava la drammaturgia alla medicina.

“L’autore drammatico non è altro, ai miei occhi, che uno storico, ma sta al di sopra di quest’ultimo, perché egli ricrea per noi la storia una seconda volta: invece di fornirci un racconto secco e spoglio, ci introduce immediatamente nella vita di un’epoca, ci dà caratteri invece di caratteristiche, personaggi anziché descrizioni”.  Büchner, autore che ben a ragione si può considerare “realista”, vuole con la Dantons Tod del 1835 indagare l’ultimo periodo del Terrore, con la caduta di Danton e la sua morte per opera di Robespierre. Un quadro che è nel complesso sfiduciato e pessimistico sulla rivoluzione e i suoi “gloriosi destini”. Danton appare un personaggio stanco e sfiduciato, in contrapposizione al pedante fanatismo dello “incorruttibile” (Robespierre): non si fa illusioni sulla possibilità di trasformare il mondo ed è consapevole di essere ormai solo una maschera vuota di senso. Intanto, mentre i grandi si scannano, il popolo continua a vivere in miseria.  Si tratta di un dramma che per la rapidità nel taglio delle scene e per il rilievo dei caratteri potè apparire persino una anticipazione dell’espressionismo, quando giunse finalmente sulle scene agli inizi del Novecento.

Graditissimo dunque il suo arrivo al teatro della Toscana sul Palcoscenico fiorentino della Pergola, da martedì 9 a domenica 14 maggio, nell’edizione del teatro stabile di Torino, nella nuova traduzione di Anita Raja  con la regia e le scene di Mario Martone : un vero e proprio Kolossal delle scene, 29 attori tra  cui Giuseppe Battiston (nel ruolo di Danton), il premio Ubu e le Maschere Paolo Pierobon (nel ruolo di Robespierre), Iaia Forte, Paolo Graziosi.

“Sotto l’apparenza del dramma storico – afferma Martone – Morte di Danton nasconde i nervi scoperti della condizione umana, così come sarà rivelata un secolo dopo, nel Novecento, con uguali forza e illusione”. Il suo Danton prima compagno e poi nemico di Robespierre, è un uomo condannato a “non poter cambiare – prosegue – i destini dell’umanità, né vincere le ingiustizie terrene”.

““La lucidità di Büchner oggi non sembra meno formidabile della sua preveggenza –  prosegue il regista – Danton non crede alla necessità del Terrore e difende una visione del mondo liberale e tollerante, anche se consapevole dei limiti dell’azione rivoluzionaria; Robespierre, invece, incarna la linea giacobina, stoica, intransigente e furiosa”.

Testo forse più noto per il cinema che non per la messa in scena teatrale (Strehler lo allestì nel 1950, più di recente, all’estero, Wilson, Ostermeier e Marthaler), Morte di Danton racconta quando, a colpi di ghigliottina, si fronteggiavano le fazioni dei girondini, fedeli a Georges Jacques Danton e propensi a far prevalere l’ordine istituzionale repubblicano, e dei giacobini, capeggiati da Maximilien de Robespierre, intransigenti e furiosi fautori di un clima rivoluzionario permanente che facesse piazza pulita di qualsiasi oppositore. Sappiamo bene come sia finita e del resto la Rivoluzione Francese, ad onta dei tanto sbandierati principi di Liberté etc. è stata anche quella che ha sperimentato il genocidio su vasta scala ( come quello avvenuto in Vandea, argomento per certi aspetti ancora oggi tabù in Francia) e un pazzesco bagno di sangue.  Ancora più notevole vedere tutto questo nell’opera di un autore che non fu certo un conservatore o tanto meno un “controrivoluzionario”.

“Quello che commuove in Morte di Danton è la fragilità – conclude il regista -  Sembra un paradosso, trattandosi di vicende che raccontano i protagonisti di un tempo in cui si è sprigionata una forza di cui ancora oggi sentiamo la spinta. Eppure, nessuno di quegli uomini ha potuto sottrarsi, oltre che alla ghigliottina, alla verifica della propria impossibilità di invertire la rotta assegnata (da Dio? dalla Natura? dal nulla?) agli esseri umani, nonché di porre rimedio all’ingiustizia che da sempre regna sovrana”.

 

9 – 14 maggio | Teatro della Pergola

(ore 20:45, domenica ore 15:45)

Teatro Stabile di Torino

MORTE DI DANTON

di Georg Büchner

traduzione Anita Raja

regia e scene Mario Martone

con (in ordine alfabetico) Giuseppe Battiston, Fausto Cabra, Giovanni Calcagno, Michelangelo Dalisi, Roberto De Francesco, Francesco Di Leva, Pietro Faiella, Gianluigi Fogacci, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Totò Onnis, Carmine Paternoster, Irene Petris, Paolo Pierobon, Mario Pirrello, Maria Roveran, Luciana Zazzera, Roberto Zibetti

e con Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian Di Filippo, Claudia Gambino, Giusy Emanuela Iannone, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta

costumi Ursula Patzak

luci Pasquale Mari

suono Hubert Westkemper

 

 

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