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presidenziali francesi

Vincerà sempre il potere finanziario?

Con la vittoria di Macron sembra che non ci siano alternative al potere di una Ue guidata dalla finanza invece che dai popoli

di Mario  Bozzi Sentieri

Vincerà sempre il potere finanziario?

Ora che la vittoria di Emmanuel Macron viene confermata dalle urne, dove cercare chiavi di lettura inusuali all’avanzante “potere del denaro”? E’ sufficiente vedere nell’elezione del leader di “En Marche !” il successo del “brillante tecnocrate”, innovatore – parole di Silvio Berlusconi - dello stile e del linguaggio della sinistra francese? Non ci troviamo piuttosto, anche qui, all’interno di un processo ben più complesso e di lunga durata, in cui l’omologazione globalista delle classi dirigenti europee è speculare alla difficoltà ad enucleare risposte alternative, in grado di catturare il consenso degli elettori ?

Non sono certamente quesiti da risolvere in una battuta. Vale però la pena di tenerli ben vivi, laddove anche le elezioni presidenziali francesi vengono a confermare una linea di tendenza, già verificata altrove. A vincere – nel confronto diretto – è l’espressione del continuismo, del candidato che magari non convince, ma rassicura rispetto ai paventati timori per il “salto nel buio”, offerto, in questa occasione, da Marine Le Pen.

Da dove ripartire dunque? Torniamo indietro di vent’anni, allorquando Giano Accame, indimenticabile figura di intellettuale “fuori dal coro”, diede alle stampe “Il Potere del denaro svuota le democrazie”. Il libro è la raccolta di sei lezioni, tenute, nella primavera 1997, dallo stesso Accame, al corso di perfezionamento in Studi di valori giuridici e monetari, promosso dall’Università di Teramo, su iniziativa di Giacinto Auriti.

Al di là dei riferimenti contingenti, le analisi proposte, che offrono una lucida fotografia dei processi di usurpazione democratica, in atto da vent’anni a questa parte, sono anche un invito ad individuare concreti percorsi di risposta, in ragione della novità del fenomeno “… rispetto alla vecchia ed ovvia constatazione – scrive Accame – dell’influenza politica della ricchezza, della sua capacità di lanciare in carriera uomini di parte ad essa ossequienti e di comperarsi gli oppositori”.

Il nuovo “Potere” è ben più permeante rispetto ai condizionamenti di un tempo. E’ invasivo avendo di fronte non i partiti a struttura ideologica di un tempo, ma il cosiddetto no-party system, un sistema senza partiti o a struttura leggera. E’ globale, nella misura in cui a spezzarsi è la storica catena Stato-territorio-ricchezza. E’ incontrollabile non tanto o non solo per l’inadeguatezza degli Stati, ma per le tendenze della cultura economica liberista, che ha depotenziato ogni controllo.

L’invito a reagire – è l’indicazione di Accame ed è tema di stringente attualità – non basta, ma deve essere accompagnato dall’indicazione delle soluzioni, le “soluzioni” – si può dire oggi – in grado di rassicurare l’elettorato, di rendere ben chiare le vie d’uscita da un sistema dominato dal potere del denaro, a cui va opposto un sovranismo economico-sociale e politico “di governo”, fondato su un autentico trasversalismo politico.

Per arrivarci non basta alzare la voce, ma occorre fare crescere la consapevolezza sui processi in atto, quella consapevolezza che – negli ultimi vent’anni – è mancata ai nostri governanti, a gran parte del ceto politico, al mondo della cultura e dell’informazione.

Per andare dove? Accame ipotizza – a chiusura del suo libro – “un progetto che associ chiunque, pur riconoscendo l’importanza spettante al denaro nel funzionamento della società, non si rassegni a consegnare al capitale finanziario le chiavi della città, la piena indivisa titolarità del potere, la scelta degli uomini politici e dei loro programmi attraverso l’investitura dei consensi attribuiti con i mass-media che la finanza controlla. Ad un progetto che difenda equilibri in cui il denaro giustamente conti, perché è importante. Ma insieme al lavoro. E non solo al lavoro e alla produzione, che possono essere intesi come l’altra sua faccia, ma anche al tempo libero, allo sport, alla scienza, alla cultura, all’arte, al sesso, che con le sue richieste di libertà si è imposto come nuovo importante soggetto della politica (su meno rivendicazioni sociali e nuovo permissivismo sessuale si basa il compromesso della nuova sinistra col capitale), all’amore, alla famiglia, alla patria, a Dio”.

Al “potere del denaro” che svuota le democrazie si possono insomma opporre argomenti, programmi ed aspettative serie. Da evitare sono le semplificazioni e le parole d’ordine fini a se stesse, buone – come si è visto in Francia - per “épater le bourgeois”, ma non per costruire credibili vie d’uscita e per vincere le elezioni, facendo così – di fatto - un gran favore al potere contro cui ci si oppone.

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