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Repressioni politicamente corrette

Genova commemora le 47 vittime del regime di Maduro

I media, tutti impegnati a incensare la sagra milanese del politically correct, snobbano una manifestazione a Genova per le vittime della dittatura venezuelana.

di Graziano Davoli

Genova commemora le 47 vittime del regime di Maduro

Questo Sabato, Piazza De Ferrari si è colorata del tricolore venezuelano giallo, blu e rosso.

Una mobilitazione, iniziata alle 10:00, volta a commemorare le 47 vittime della brutale repressione attuata dalla polizia nazionale venezuelana contro i manifestanti. Tra le vittime vi sono gli studenti diciassettenni Luis Alviarez e Yeison Mora. Il primo colpito da uno sparo di arma da fuoco mentre stava partecipando ad una manifestazione a Palmira, località nello stato di Tachira. Il secondo, ferito da uno sparo durante una protesta antigovernativa di Barinas, si è spento durante la notte.

I manifestanti stanno chiedendo, oramai da più di 40 giorni, le dimissioni di Nicolas Maduro e la possibilità di andare a nuove elezioni, mentre Maduro vorrebbe costituire una assemblea costituente, in modo da ottenere pieni poteri ed evitare le presidenziali del 2018. Questo dopo che, lo scorso 31 Marzo, il Tribunale Supremo di Giustizia (organo giudiziario venezuelano, vicino al presidente Maduro) ha tentato di esautorare l’Assemblea Nazionale, parlamento monocamerale del Venezuela, dei suoi poteri cercando di assumerli. Infatti l’Assemblea Nazionale è, dal Dicembre 2015, in mano all’Unità Nazionale: una federazione di partiti di opposizione, che raccoglie liberali, socialdemocratici e cristianodemocratici e che si oppone alle politiche marxiste e socialiste di Maduro come si oppose a quelle di Chavez. La coalizione ha conquistato la maggioranza assoluta, ottenendo 112 seggi su 167 e presagendo un colpo di stato, dopo la mossa del Tribunale, ha chiamato i venezuelani in piazza.

Nicolas Maduro, salito al potere nel 2013 dopo la morte di Hugo Chavez, ha portato avanti le politiche socialiste del predecessore. I risultati sono stati catastrofici: si è generata un’inflazione del 700% la quale ha fatto del Bolivar, la valuta nazionale , carta straccia. Il cibo viene razionato ed i supermercati sono praticamente vuoti e sorvegliati dall’esercito. Vi sono pile di scatoloni contenenti medicinali scaduti. Il governo si è opposto con ogni mezzo ad aiuti alla popolazione civile, anche attraverso canali umanitari e il razionamento di cibo, insufficiente per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione, ha portato al proliferare del mercato nero il quale è l’unico canale che permette alla popolazione di acquistare beni di prima necessità. A tutto ciò si unisce la violazione la repressione delle libertà civili e politiche dei cittadini, delle quali il tentato depotenziamento del Parlamento è solo uno dei tanti esempi.

Molti, anche in Italia, minimizzano o addirittura negano quanto sta accadendo: come il Comitato Contro la Guerra Milano, che Venerdì ha organizzato una manifestazione in sostegno del regime di Maduro e ritiene i soprusi che questo governo dittatoriale sta perpetrando sulla popolazione soltanto menzogne per favorire “il ritorno al potere della destra golpista, che ha il consenso degli USA.”  

Anche i nostri giornali hanno sorvolato su questa mobilitazione tenutasi nella città della Lanterna, impegnati com’erano a versare ed inchiostro sulla marcetta carnevalesca, svoltasi sempre a Milano, contro i muri (quali muri?).

In mezzo a tanta retorica, Genova è stata testimone della forza e della dignità della comunità venezuelana che si è riunita per onorare e commemorare tutte le vittime della dittatura, per mostrare solidarietà ai propri cari e alla propria terra, vessati da un regime tirannico e per affermare con decisione che il popolo venezuelano ha una sete di libertà che né le pallottole né i lacrimogeni potranno mai estinguere.

 

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