Comitato direttivo
Giovanni F. Accolla, Franco Cardini, Domenico Del Nero, Giordano Bruno Guerri, Gennaro Malgieri, Gennaro Sangiuliano, Mirella Serri, Marcello Veneziani.
Professore ordinario di Storia Contemporanea Roma La Sapiena
due “compari”, dopo essersi incontrati (da soli?) e aver deciso (loro, ancora da soli?) la riforma del Senato e la nuova legge elettorale, hanno finto per un anno di governare e per lo stesso periodo di essere opposizione. Poi nel momento cruciale della designazione del sostituto di “re Giorgio”, sono entrati in rotta di collisione ed è stato eletto Sergio Mattarella, vecchio democristiano, che stenta a concludere il rodaggio, così da rendersi conto della situazione, della mortificazione del Parlamento (ieri con l’ennesimo voto di fiducia è stato approvato il decreto “Milleproroghe”) e della prepotenza inconcludente del dott. Renzi.
Ai due “compari” però – e diciamo finalmente – cominciano i guai politici. Per il giovane è riemerso Pierluigi Bersani, che ha anticipato di “non votare la legge elettorale” e di considerare “incostituzionale” la riforma del lavoro mentre la situazione in Campania è divenuta ingovernabile, Fassina prepara l’offensiva sul fronte delle Popolari, Chiamparino rischia di cadere per le firme false ed il governo è nel caos sulle assunzioni promesse e sbandierate ma sempre più difficili nella scuola.
Un’altra brutta figura il “premier” l’ha fatta con la clamorosa sponsorizzazione di Tsipras, ormai “considerato un fuoco fatuo “ e tale da non scaldare “più i cuori di chi l’ha votato né quelli di chi l’aveva scambiato per un profeta rosso”. Feltri crede di poter impartire una lezione al Granduca, “il quale, appena insediatosi a Palazzo Chigi, predicò a favore dello spendingreview, poi se ne dimenticò, creando i presupposti per un ulteriore aumento del nostro passivo mostruoso e ben avviato ad assumere percentuali (sul Pil) elleniche. Avanti con questo ritmo, l’Italia avrà gli stessi problemi che inchiodano la Grecia”. Per due motivi però è da respingere la conclusione: “D’accordo che il nostro premier è sveglio, ma non abbastanza per scongiurare il pericolo, temiamo”. Le riserve nascono innanzitutto dal fatto che il “premier” rappresenta sempre di più la personificazione del proverbio medioevale “beati monoculi in terra caecorum” e poi perché ha la fortuna di non avere di fronte alcuna opposizione.
Il “compare” meno giovane , dopo averne combinate con il patto del Nazareno di cotte e di crude, avere abbandonato il ruolo che i cittadini non di sinistra volevano svolgesse ed essersi comunque mosso nell’ottica dei suoi problemi giudiziari e dei suoi progetti industriali, si permette di ammonire Salvini, personaggio criticabile per i suoi propositi urlati o molto nebulosi e per il suo look di somma ineleganza (quell’orecchino alla sua età è a dir poco autolesionistico), “Così fa vincere la sinistra”. E da quando Berlusconi ha riscoperto l’opposizione?
Il “cavaliere” cerca sempre più preoccupato di non essere disarcionato ma invece di scendere a confronti politicamente concreti ( non i patti “agli spinaci”), scatena con minacce i suoi “bravi” sulla eventuale caduta della giunta in Lombardia e con osservazioni forse oltre il limite dell’ingenuo “cura il proprio orticello a danno dei vicini”. E tutto questo can can perché il Cavaliere vuole rimorchiare nelle coalizioni in campo per le regionali il minipartito di Alfano, che continua ad essere tranquillamente assiso nella “stanza dei bottoni”.
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