Comitato direttivo
Giovanni F. Accolla, Franco Cardini, Domenico Del Nero, Giordano Bruno Guerri, Gennaro Malgieri, Gennaro Sangiuliano, Mirella Serri, Marcello Veneziani.
"...adolescenti incendiano i sobboghi di Parigi, comprese le loro stesse scuole. Hanno detto che sono extracomunitari, che sono islamici, l’età inizia dai dieci, undici anni. Due di loro sono morti per sfuggire alla polizia, erano di Clichy-sur-Bois. Spiegazione ufficiale a questa morte: tragico errore, slogan urlato dei ragazzi: siamo i ragazzi di Clichy in preda alla rabbia e all’odio, giustizia sarà fatta, almeno si parla di noi, cattivi ma famosi.
Passaparola, televisione, internet, sms. I genitori tacciono, cercano di placare, di alleviare, pregano nelle moschee, moschee che vengono investite da bombe lacrimogene lanciate dalle forze dell'ordine, ma è sempre per errore. Sono loro, gli extracomunitari, quelli giunti da lontano con il bagaglio della loro storia, quelli che hanno partorito figli da noi allevati. Ragazzi, bambini, poco più, in realtà gli autori delle sommosse parigine sono francesi a tutti gli effetti, sono prodotti del decadimento morale d’occidente, della fine degli ideali, di quel pensiero che sa solo partorire materia, ravvisabile in ogni colore politico, sono prodotti delle umiliazioni, del dispregio, della superficialità".
Parole riportate queste, parole estrapolate da un articolo
del dicembre 2005, un nostro articolo, articolo a cui in passato si è già
accennato, parole che ora, contravvenendo al principio di non citare se stessi,
vogliamo ricordare per la loro attualità malgrado gli anni trascorsi da
allora, dieci, o quasi, ricordare a dimostrazione di quanto tutto si prepari
lentamente, di quanto tutto si conosca a priori, si sappia.
Ma riprendiamo un altro passaggio: "... dietro i cappucci delle felpe
tirate sugli occhi si nasconde paura, dietro la sfida degli sguardi si nasconde
infanzia irriconosciuta, violata, la stessa che si nasconde nei giovani
suicidi, nei parricidi di questo nostro mondo di civili bianchi d'occidente".
I bambini di allora, gli adolescenti di allora sono i convertiti di ora, i
convertiti all'Islam in questa nostra Europa. E non sono partiti ora, da poco,
di recente, per abbracciare il Jihad, imbracciare il kalashnikov, imbottirsi di
esplosivo o seminare bombe, non sono partiti ora per arruolarsi nel così detto
Stato Islamico e fac-simile, no, la loro partenza nascosta, conosciuta a chi sa
e vuole, la loro partenza silenziosa, ha preso ad attuarsi in sordina nel 2011,
ad infoltire le fila dei ribelli nelle Primavere Arabe fino
alla Siria, all'Iraq, oltre, partiti a formare da allora una consistente
fetta di ciò che si sarebbe chiamato Stato Islamico, per poi approdare in
Europa, anche, tornare a casa, forse, o fingere di tornare.
E a loro altri bambini di allora, altri adolescenti di allora si sono uniti da
molto, giovani al maschile e al femminile, giovani dal puro pedigree europeo,
ad accompagnare la stessa ricerca, condividerla perché s'è fatta anche loro.
E i genitori degli ibridi figli d'occidente così come quelli dei figli
dall'immacolato pedigree europeo, pregano in moschea o nelle chiese cristiane o
restano a guardare in silenzio i propri figli armarsi, partire e tornare, o
partire, armarsi e tornare, se il tornare si verifica, altro non possono.
I cappucci c'erano allora ed ora, e dietro di essi, dietro la rabbia di allora
e di ora, dietro l'odio, c'era, c'è, la ricerca di un'identità, questo innanzi
tutto, e la ricerca di una spiritualità, c'era, c'è, forse, la stessa che
questo nostro mondo da tempo, sottilmente, ha negato agli uni e agli
altri, che ha rinnegando. Alcuna differenza separa i bambini di allora
dai convertiti di ora, da questi giovani jihadisti alla ricerca di tutto
quel che è stato tolto loro, alcuna differenza, solo lo scorrere del tempo
misurato.
Eppure c'è stato un altro tempo, misurato anch'esso, in cui, a differenza, le
europee conversioni all'Islam avevano altro significato, altro senso, basta
volgersi al XIX secolo per vedere un'ondata di intellettuali europei
convertìrsi alla fede coranica in ragione del contatto coloniale con i popoli
di quella fede, conversioni che avevano sapore d'incontro comunque, malgrado il
colonialismo. E poi ancora, a seguire, nel XX secolo, la sua seconda metà,
quando numerosi figli di quel '68 che abbiamo conosciuto, provocarono un'altra
ondata di conversione in seguito ai viaggi in Asia Centrale e Afghanistan,
ondata spesso caratterizzata dall'approdo nel misticismo sufico. Ma entrambi
questi momenti storici appaiono ora ben più lontani di quanto le date possano sottolineare,
di quanto sottolinei la scansione del tempo misurato. Altra era allora la
ricerca, o forse no, forse riguardava la stessa spiritualità perduta, forse si
era solo agli albori di qualcosa che si sarebbe palesato poi, ora, nei
risultati di quella perdita, in tutto quel che si sta vivendo, che colpisce gli
occhi, il cuore e l'anima. E colpisce ancor più per un elemento ora presente
che prima non era in gioco, non con l'attuale potenza: la
strumentalizzazione. E' la strumentalizzazione da parte di chi sa e vuole a
rendere cruenta la ricerca, a trasformarla in guerra. Che sia su fronte
staniero o sull'uscio di casa, non ha alcuna importanza, la sostanza di certo è
la stessa.
La loro è una sincera protesta, una richiesta di punti di riferimento per
attraversare il deserto della vita, per dirla con Tareq Oubrou, imam della
moschea di Bordeaux, quella francese città di Bordeaux, ma non solo essa, che
con le sue sessanta, settanta persone convertite ogni anno e da alcuni anni, ci
dà la misura del fenomeno palesemente in crescita.
Così, m"...adolescenti incendiano i sobboghi di Parigi, comprese le loro
stesse scuole. Hanno detto che sono extracomunitari, che sono islamici, l’età
inizia dai dieci, undici anni. Due di loro sono morti per sfuggire alla
polizia, erano di Clichy-sur-Bois. Spiegazione ufficiale a questa morte: tragico
errore, slogan urlato dei ragazzi: siamo i ragazzi di Clichy in preda
alla rabbia e all’odio, giustizia sarà fatta, almeno si parla di noi, cattivi
ma famosi.
Passaparola, televisione, internet, sms. I genitori tacciono, cercano di placare, di alleviare, pregano nelle moschee, moschee che vengono investite da bombe lacrimogene lanciate dalle forze dell'ordine, ma è sempre per errore. Sono loro, gli extracomunitari, quelli giunti da lontano con il bagaglio della loro storia, quelli che hanno partorito figli da noi allevati. Ragazzi, bambini, poco più, in realtà gli autori delle sommosse parigine sono francesi a tutti gli effetti, sono prodotti del decadimento morale d’occidente, della fine degli ideali, di quel pensiero che sa solo partorire materia, ravvisabile in ogni colore politico, sono prodotti delle umiliazioni, del dispregio, della superficialità".
Parole riportate queste, parole estrapolate da un articolo
del dicembre 2005, un nostro articolo, articolo a cui in passato si è già accennato,
parole che ora, contravvenendo al principio di non citare se stessi, vogliamo
ricordare per la loro attualità malgrado gli anni trascorsi da allora,
dieci, o quasi, ricordare a dimostrazione di quanto tutto si prepari
lentamente, di quanto tutto si conosca a priori, si sappia.
Ma riprendiamo un altro passaggio: "... dietro i cappucci delle felpe
tirate sugli occhi si nasconde paura, dietro la sfida degli sguardi si nasconde
infanzia irriconosciuta, violata, la stessa che si nasconde nei giovani suicidi,
nei parricidi di questo nostro mondo di civili bianchi d'occidente".
I bambini di allora, gli adolescenti di allora sono i convertiti di ora, i
convertiti all'Islam in questa nostra Europa. E non sono partiti ora, da poco,
di recente, per abbracciare il Jihad, imbracciare il kalashnikov, imbottirsi di
esplosivo o seminare bombe, non sono partiti ora per arruolarsi nel così detto
Stato Islamico e fac-simile, no, la loro partenza nascosta, conosciuta a chi sa
e vuole, la loro partenza silenziosa, ha preso ad attuarsi in sordina nel 2011,
ad infoltire le fila dei ribelli nelle Primavere Arabe fino
alla Siria, all'Iraq, oltre, partiti a formare da allora una consistente
fetta di ciò che si sarebbe chiamato Stato Islamico, per poi approdare in
Europa, anche, tornare a casa, forse, o fingere di tornare.
E a loro altri bambini di allora, altri adolescenti di allora si sono uniti da
molto, giovani al maschile e al femminile, giovani dal puro pedigree europeo,
ad accompagnare la stessa ricerca, condividerla perché s'è fatta anche loro.
E i genitori degli ibridi figli d'occidente così come quelli dei figli
dall'immacolato pedigree europeo, pregano in moschea o nelle chiese cristiane o
restano a guardare in silenzio i propri figli armarsi, partire e tornare, o
partire, armarsi e tornare, se il tornare si verifica, altro non possono.
I cappucci c'erano allora ed ora, e dietro di essi, dietro la rabbia di allora
e di ora, dietro l'odio, c'era, c'è, la ricerca di un'identità, questo innanzi
tutto, e la ricerca di una spiritualità, c'era, c'è, forse, la stessa che
questo nostro mondo da tempo, sottilmente, ha negato agli uni e agli
altri, che ha rinnegando. Alcuna differenza separa i bambini di allora
dai convertiti di ora, da questi giovani jihadisti alla ricerca di tutto
quel che è stato tolto loro, alcuna differenza, solo lo scorrere del tempo
misurato.
Eppure c'è stato un altro tempo, misurato anch'esso, in cui, a differenza, le
europee conversioni all'Islam avevano altro significato, altro senso, basta
volgersi al XIX secolo per vedere un'ondata di intellettuali europei
convertìrsi alla fede coranica in ragione del contatto coloniale con i popoli
di quella fede, conversioni che avevano sapore d'incontro comunque, malgrado il
colonialismo. E poi ancora, a seguire, nel XX secolo, la sua seconda metà,
quando numerosi figli di quel '68 che abbiamo conosciuto, provocarono un'altra
ondata di conversione in seguito ai viaggi in Asia Centrale e Afghanistan,
ondata spesso caratterizzata dall'approdo nel misticismo sufico. Ma entrambi
questi momenti storici appaiono ora ben più lontani di quanto le date possano
sottolineare, di quanto sottolinei la scansione del tempo misurato. Altra era
allora la ricerca, o forse no, forse riguardava la stessa spiritualità perduta,
forse si era solo agli albori di qualcosa che si sarebbe palesato poi, ora, nei
risultati di quella perdita, in tutto quel che si sta vivendo, che colpisce gli
occhi, il cuore e l'anima. E colpisce ancor più per un elemento ora presente
che prima non era in gioco, non con l'attuale potenza: la
strumentalizzazione. E' la strumentalizzazione da parte di chi sa e vuole a
rendere cruenta la ricerca, a trasformarla in guerra. Che sia su fronte
staniero o sull'uscio di casa, non ha alcuna importanza, la sostanza di certo è
la stessa.
La loro è una sincera protesta, una richiesta di punti di riferimento per
attraversare il deserto della vita, per dirla con Tareq Oubrou, imam della
moschea di Bordeaux, quella francese città di Bordeaux, ma non solo essa, che
con le sue sessanta, settanta persone convertite ogni anno e da alcuni anni, ci
dà la misura del fenomeno palesemente in crescita.
Così, mentre donne d'occidente, sull'onda delle conquiste della propria storia,
ma aliene all'altrui, incitano le donne musulmane ad abbandonare il velo, come
se la libertà fosse in un simbolo, giovani donne d'occidente, spesso poco più
che adolescenti, lo scelgono, lo indossano per una fede riconosciuta,
ritrovata, per un ideale rincorso, per un'identità perduta, o spesso, molto
spesso per amore di un uomo lontano da una cultura che sta perdendo se stessa.
entre donne d'occidente, sull'onda delle conquiste della propria storia, ma aliene all'altrui, incitano le donne musulmane ad abbandonare il velo, come se la libertà fosse in un simbolo, giovani donne d'occidente, spesso poco più che adolescenti, lo scelgono, lo indossano per una fede riconosciuta, ritrovata, per un ideale rincorso, per un'identità perduta, o spesso, molto spesso per amore di un uomo lontano da una cultura che sta perdendo se stessa.
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