Comitato direttivo
Giovanni F. Accolla, Franco Cardini, Domenico Del Nero, Giordano Bruno Guerri, Gennaro Malgieri, Gennaro Sangiuliano, Mirella Serri, Marcello Veneziani.
acebook ormai lo usiamo praticamente tutti. Tutti in modi differenti; non esiste uno migliore tra essi, vanno tutti bene perché questa è la natura caotica e dispersiva della babele dei social network. Ogni tanto, invece, mi diverto ad usarlo come “cartina di tornasole”, lanciando una qualche “provocazione” – in genere in materia d’arte non essendo il sottoscritto filosofo, politico, sociologo né sportivo – come il chiedere agli “amici” di commentare in assoluta libertà un dipinto.
Il risultato sorprendente – per me che sono stato cresciuto da insegnanti che spingevano a dire, magari anche sbagliando, la propria “impressione” – è che a questo tipo di “gioco” apparentemente futile, partecipino soltanto pochissimi. Il che mi ha fatto porre a me stesso la seguente domanda: Come mai in un paese dove tutti sono Commissari Tecnici di Calcio, esperti Politologi, saggi Giuspubblicisti, incliti Luminari della Medicina, magari senza mai aver neppure uno straccio d’infarinatura su tali materie se non quanto sentito a qualche Tg, come mai dicevo, invece, quando si tratta di arte, tutti tacciono? Be’ no, non tutti, in effetti di solenni idiozie nel campo se ne sentono e leggono, soprattutto sui giornali, sui blog e massimamente – quando ne trattano beninteso – sui fogli di “partito”.
Perché si ha paura di dire delle grossolane sciocchezze? Forse è proprio a causa di questo timore che l’Italia ha potuto essere devastata da decenni di massacri culturali e artistici da parte della Sinistra mentre la Destra se ne disinteressava completamente? Questo “timore” ha lasciato il campo aperto e libero a tutti coloro che hanno stuprato – e continuano a farlo – il nostro paese con oscenità architettoniche, mostruosità urbanistiche, violenze al paesaggio, per tacer poi dell’arte vera e propria.
Insomma, “amici”, “fratelli d’Italia”, un po’ di coraggio! Vi chiedo soltanto di osare alzarvi per un istante di assoluta libertà ed indipendenza e gridare che quella schifezza di scultura che il vostro sindaco vi ha posto in piazza è come la famosa corazzata Potemkin di Fantozzi. Dovete avere il coraggio di dire che una cosa è brutta, che fa schifo, che sarebbe stato meglio il “vecchio” piuttosto che un certo “nuovo a tutti i costi”!
Le peggiori catene sono quelle che forgiamo per noi stessi, con il metallo rugginoso della viltà, della codardia e del “tengo famiglia” e l’Arte, quella vera, è l’unico grimaldello valido ed efficace contro quei ceppi, ma bisogna avere il fegato di usarlo se non si vuole restare eternamente schiavi.
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