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Lode al Pendolino di Mosca

Il tamarro che c'è nelle trasmissioni sportive di oggi

In primis si torni a riflettere il calcio come cosa seria, come pura poesia, racconto veritiero e serio, sudore, tifo, tecnica, risultato, saggezza, addirittura il pallone come accentuazione e esasperazione a livello di bar

di Massimo Melani

Il tamarro che c'è nelle trasmissioni sportive di oggi

PRIMA E DOPO; ovverosia la classe e il niente

L'Italia oltre ad essere una repubblica fondata sul lavoro, lo è anche sul calcio.

Questo sport, narrato e vissuto come una traslazione di ciò che succede oggi nella nostra società è ben visibile agli occhi di tutti.

La sua decadenza, termine ampiamente sfruttato in questo periodo, accompagna spalla a spalla il declino della realtà italiana.

Infatti, è sufficiente fare un po' mente locale ricordando chi erano gli eroi pubblici del calcio, e di conseguenza rendersi conto come tale disciplina sportiva veniva e venga, invece, ora, rivelata.

Consideriamo gli anni '80, il decennio di Craxi e della Milano da bere, non propriamente un giaciglio di misura e tranquillità.

Eppure il pallone — sebbene anche a quel tempo scompaginato dall’ immoralità del calcio-scommesse — manteneva ancora un proprio decoro.
All’epoca, come non ricordare Antonio Cabrini, il "fidanzato d'Italia", un uomo di classe, charme e abilità pallonistica.

In merito ai programmi televisivi che trattavano di sport, e calcio in particolare, tutti erano infusi di una notevole serietà di base. 

La Domenica sportiva e 90° minuto, con quel signore di nome Paolo Valenti, erano i segni di riconoscimento di un campionato che conseguiva tutte le dettagliate analisi del caso.

Insomma, il tema era il gioco del calcio e altri sport, null’altro.

Gli anni ’90 ripeterono a grandi linee le strutture portanti dei precedenti dieci, e non vi furono  grandi sconvolgimenti nella prospettiva dell’esposizione calcistica.

Il bello di turno era Paolo Maldini, ancora strettamente legato a standard di una certa raffinatezza.

Il difensore del Milan e della Nazionale, prenderà il posto di Cabrini nel cuore delle fans italiane.  

Un vezzo di allora? Il codino di Baggio su tutto e tutti.
La novità televisiva fu il moltiplicarsi delle trasmissioni sportive che andavano da Galagoal a Goleada a Pressing a Controcampo e via dicendo.

Ahinoi, però, stava prendendo campo ciò che in seguito sarà la rovina del calcio narrato: il siparietto comico.

Come se il gioco più bello del mondo non comprendesse già un vasto repertorio di pura commedia, oltre che di tragici avvenimenti.

I programmi iniziarono a distaccarsi dal vero sentimento sportivo e trasformarono il tutto in forme spurie di informazione.

Si salvavano solo le prime edizioni di Mai dire Gol, e il varietà elegante e dal gusto provinciale di Quelli che il calcio.

Ma sarà con l'avvento del nuovo millennio che le cose muteranno radicalmente.

I calciatori deviano verso una traccia risolutamente più "tamarra": come non pensare a Stefano Bettarini, Totti, Beckham, fino all'esempio più recente di oggi, rappresentato da un certo Cristiano Ronaldo.

Fisici palestrati, pieni zeppi di tatuaggi, orecchini ognove, tagli di capelli all’ultimo dei Mohicani ed espressioni da truzzo di quartiere.
Le trasmissioni televisive, grazie anche al boom della pay-tv, cominciano a puntare volutamente sul popolare e lo zotico : Quelli che il calcio nelle mani di Simona Ventura, diverrà specchio di una società che sta esalando gli ultimi respiri in merito a eleganza e classe; per non parlare poi dei paradossali siparietti comici di Guida al Campionato: stomachevoli!
Si capisce ormai che calcio di per sé non è più sufficiente e il mondo dello sport,

indebolito da Calciopoli, non basta per ridare un significato a tutto il panorama.

Ma l’Italia, lo sappiamo, è fatta di geni e così viene subito trovata la soluzione; quella di far del calcio uno spettacolo comico, di far ridere il pubblico, persone che apprezzano e sono degne di siffatta spazzatura.

E, dunque, eccoci a oggi; con Nicola Savino, conduttore di Quelli che il calcio, che intervista il marito di Belen e che prende lezioni di danza dallo stesso.

Il pendolino di Mosca a confronto era pura mitologia, una leggenda di non eccelso livello, ma abbastanza godibile, però non paragonabile a certi sketch di disarmonia rivoltante trasmessi oggi.

Se, adesso, torniamo col pensiero all’Italia odierna, è elementare percepire che questo regresso non è capitato per caso.

Che il tamarro piaccia maggiormente rispetto al raffinato o all'underground è cosa indubbia — basta fare un giro in centro per Firenze, Roma o Milano e ti accorgi da chi sei circondato. Che, il grossolano,stia ampiamente trionfando è un punto di vista così comune che ripeterlo fa apparire snob; che la notizia intesa come spettacolo comico a ogni costo abbia sostituito la passione verso un contenuto qualunque, è altrettanto riscontrabile.
Narrazione sportiva, calcio e calciatori, sono diventati la superficie riflettente di quel che è diventato il Paese.

E allora perché no, che sopraggiunga un po' di sana e rilassante nostalgia.

Ma, in primis, si torni a riflettere il calcio come cosa seria, come pura poesia, racconto veritiero e serio, sudore, tifo, tecnica, risultato, saggezza, addirittura il pallone come accentuazione e  esasperazione a livello di bar.

Il calcio come lo vedevano Ciotti, Viola e Brera, non come lo comicizzano i conduttori d’oggi; contraddistinto da qualunque altra forma di svago.

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    7 commenti per questo articolo

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 11/12/2013 16.50.38

    del calcio si è fatta una sorta di teologia-filosofia. dei minimi termini a dir il vero. buona per un futuro storico che annoiato voglia gettar uno sguardo sul "panem et circenses" dell'epoca. non torno oltre sul tema. non merita. nemmeno le mogli dei calciatori (tranne una)meritano attenzione. con questo però non voglio vituperare il mondo sportivo. solo esso è uno svago, bellissimo e che può anche propiziare dell'arte. ma come tutte le altre cose. fine.

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 11/12/2013 16.35.01

    a Serena: grazie cara Serena per la lettera maiuscola dedicata a me minuscolo. fatti dare dalla redazione il mio indirizzo elettronico e te lo dirò. dò a questo il mio assenso esplicito. posto che con l'uso di "nicknames" vi sia qualcosa di esplicito quando tutto resta implicito...

  • Inserito da ghorio il 11/12/2013 16.30.54

    Condivido e sottoscrivo l'aericolo di Massimo Melani. IL calcio in tv, però, diciamolo, è stato enfatizzato dalla carta stampata. Quanto al modo di fare giornalismo, bisogna ritornare agli anni sessanta, dove i "belli" non contavano niente e si faceva la cronaca della partita ed allora imperavano quattro quotidiani sportivi, adesso ridotti a tre e le pagine sportive dei quotidiani cosiddetti politici erano ridotte. Naturalmente delle mogli dei calciatori nessuno s'interessava e, quando nascevano i figli, chi se ne frega. Invece adesso siamo lì a dedicare spazi enormi. Lo stesso dicasi dei vari Beckham e mogliettina. Le stesse interviste ai giocatori dovrebbero essere radiate, senza l'enfasi dei giorni nostri. Perfino il pallone d'oro, sotto l'egida della Fifa, ha perso il suo fascino. Non parliamo poi del tifo becero. I quotidiani sportivi si affannano a pubblicare la foto sexy della modella di turno: siamo a livello dei giornali tabloid inglese, altro che calcio e valutazioni tecniche e tattiche. Bisogna cambiare ma è necessario che si smetta di enfatizzare la tv e le frasette di Ilaria D'Amico, compagni e compagne.

  • Inserito da beatrice il 11/12/2013 16.25.10

    L'Italia fondata sul calcio! Ah ah ah! Ma quanto sei innamorato di questo sport? Però condivido il succo del discorso: anche il modo di vivere il calcio e il modo in cui se ne parla rispecchiano molti aspetti della nostra società.

  • Inserito da Loredana il 11/12/2013 16.08.44

    In effetti, se penso a 90° minuto di Paolo Valenti, e a tutte le trasmissioni trash che si sono succedute da allora (e anche Il processo del lunedì non si sottraeva), vedo un abisso. La competenza, il senso dell'eleganza pur nel discorso sportivo, è precipitato in un burrone senza fondo.

  • Inserito da serena il 11/12/2013 14.57.19

    Dai Piccolo, chi intendi dire?

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 11/12/2013 14.54.56

    basti osservare anche le donne dei calciatori. se ne trovi oggi una che sia per un minimo un po' fine... munitevi dunque del lanternino... (c'è una eccezione però non la dico. non vale di associare il suo nome a quello volgare della conduttrice di cui sopra...)

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