Editoriale

Marò, tutti gli errori compiuti dai governi che ignorarono il dossier di Frattini

L'ex ministro degli esteri aveva segnalato i rischi di affidare la difesa dei convogli naviganti alle forze armate

Giovanni F.  Accolla

di Giovanni F.  Accolla

icenda dei due marò, Latorre e Girone, è una delle più eloquenti “cartine di tornasole” per qualificare i governi italiani che si sono succeduti negli ultimi tre anni. Lo schiaffo appena ricevuto in pieno volto da Renzi - che, al suo solito, presuntuosamente aveva creduto di poter risolvere l’annosa vicenda attraverso un semplice colloquio con il suo omologo indiano - non è che l’ultima  di una serie di offese e pessime figure che sono iniziate nel febbraio del 2012,  quando presidente del Consiglio era Mario Monti, e sono proseguite da allora con ben tre premier: Letta e Renzi e quattro ministri degli esteri, Terzi, Bonino, Mogherini e, da ultimo, Gentiloni.

Certo, l’ultima beffa indiana arriva mentre Renzi guida il semestre di presidenza europeo e la Mogherini siede sulla poltrona di Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, ma non bisogna dimenticare che il pasticcio nasce all’alba di quel governo tecnico guidato da Mario Monti che, arrivato per salvare l’Italia dal baratro, s’è dimostrato del tutto inadatto alle circostanze del caso.

Fu proprio l’inadeguatezza di un governo di dilettanti, per giunta ancora non del tutto ambientati nella cabina di comando, la prima causa dell’arresto dei nostri due fucilieri. Sono infatti convinto che un governo politico, o lo stesso governo Berlusconi, appena pochi mesi prima drammaticamente decaduto, non avrebbe commesso quei primi fatali errori. Il comandante della nave non sarebbe stato abbandonato privo di repentine e chiare istruzioni da palazzo Chigi, dal ministero degli Affari esteri, da quello della Difesa. I Servizi italiani - come ben sanno fare - avrebbero svolto il loro compito seguendo una catena di comando già funzionante e sperimentata.

Fu invece, così, che nel vuoto istituzionale di quella paradossale circostanza, il comandante della Lexis  - comprensibilmente preso dal panico - seguì le istruzioni impartite dal suo armatore il quale, piuttosto che perdere nave e carico, preferì ordinare di mettere la prua in porto e consegnare alle autorità indiane e al loro destino Latorre e Girone.

Le tradizionali procedure politico-diplomatiche messe in atto una volta “fatta la frittata”, si sono dimostrate poi tanto macchinose e vischiose da rivelarsi un vero pantano. Ma non solo: se fin dall’inizio in India nessuna autorità fu disponibile al dialogo (anzi, cominciarono a venir fuori una serie di strane questioni legate a forniture di elicotteri da parte di Finmeccanica e le solite storie di tangenti intascate da politici locali), in Italia i ministri e il presidente del Consiglio finirono per litigare sul da farsi, fino alle dimissioni (con tanto di sceneggiata in Parlamento) dell’allora ministro degli Affari esteri Terzi, che fiutò di essersi messo in un ginepraio politico senza fine e di essere isolato sulla linea dura che, a un certo punto (guarda caso proprio mentre il suo profilo si faceva sempre più politico) avrebbe voluto seguire.

Fu dunque la volta di Letta e della Bonino che puntarono su un arbitrato internazionale, fatalmente complesso e lento, inspiegabilmente affidato ad avvocati internazionali, come se da noi in Italia non ci fosse un legale di rango e come se al Ministero degli Affari esteri non esistesse un ufficio deputato a tali controversie.

Poi fu la volta di Renzi (la Mogherini, “povera stella” non mai ebbe tanta voce in capitolo: alla Farnesina ci si trovò per far dispetto a Napolitano) che stoppò e poi riprese la via segnata dal suo predecessore, in un mix di azione diplomatica maldestra e fumoso lodo internazionale perseguiti col suo stile buono per il mercato di San Lorenzo a Firenze, non certo per i tavoli internazionali.

Eppure pochi lo sanno: esiste, evidentemente inascoltato e forse letto molto tardivamente dagli abitanti di palazzo Chigi, un dossier a firma Franco Frattini - ultimo ministro degli Affari esteri italiano istituzionalmente e culturalmente degno di questa carica (al di la di ogni giudizio politico che ognuno vuol dare sull’operato del governo di cui fece parte) - nel quale si sconsigliava vivamente e con molte argomentazioni l’impiego di nostri soldati sulle navi al largo dell’India, perché un eventuale scontro a fuoco avrebbe creato problemi di giurisdizione. E’ stata la decisione di disattendere le indicazioni del precedente governo Berlusconi, l’ultimo governo politico eletto dal popolo italiano, insomma, a innescare il meccanismo dei negoziati trasversali e dei colpi di mano.

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da Giovanni F. Accolla il 26/12/2014 20:18:38

    Caro generale, mi creda: fa piacere avere lettori così attenti e competenti. Alle sue precisazioni, che non contesto, mi permetto di rispondere peró, con delle "rassicurazioni" sulla bontà della mia, seppur sommaria, ricostruzione e anche con delle opinioni che oramai - in fin dei conti - contano più dei fatti. Le assicuro che fu il governo Letta a "inventarsi" la via dell'arbitrato internazionale per gestire la vicenda dei nostri Maró, con tanto di diversi "stop and go" di cui - però - non conosco l'origine. O meglio: la immagino, ma la taccio. L'allora ministro Bonino (concordo con lei) non fu - almeno in questa vicenda - una campionessa dello stato di diritto (forse proprio per questo?), ma nel corso dell'ultimo consiglio dei ministri del governo di cui faceva parte, ne avrebbe dovuto discutere i dettagli. Poi preferì ratificare alcune promozioni che riguardavano funzionari del suo dicastero (sic!). Piano che fu ripreso dopo un po' di ripensamenti (figurati!) dalla ministro Mogherini. Le assicuro, inoltre, che esiste un "dossier Frattini" nel quale veniva sconsigliato al governo (alla Difesa - al gabinetto dell'allora ministro La Russa - credo lo ricordano bene) l'utilizzo di personale militare su imbarcazioni civili. Se poi il ministro degli Affari esteri perse la sua "partita" in Consiglio dei ministri contro il suo collega La Russa, è un altro paio di maniche. Il senso del mio articolo - comunque - era principalmente uno: rammentare che la crisi viene da lontano e che la soluzione non può che essere politica. Ma é evidente che non é la politica di Renzi quella giusta né quella sufficientemente autorevole. Il governo Monti - il governo del tecno-demiurgo - non fu all'altezza della situazione e non lo fu perché impreparato a gestire politicamente un'emergenza tutto sommato, abbastanza ordinaria. Altri governi di altri Paesi lo hanno fatto. É proprio - a mio avviso - l'atteggiamento del ministro Terzi tenuto con coerenza nel corso del tempo, a dimostrare questa mia opinione. Terzi, tanto più acquisì spessore politico, tanto fu in disaccordo con le "ragioni di Stato" molto sindacabili del presidente del Consiglio Monti, del ministro Passera e collaboratori vari (compresi alcuni diplomatici e alti ufficiali). Sia chiaro - dunque - che personalmente sono totalmente accordo con le posizioni che portarono l'allora ministro Terzi alle dimissioni. Sul modo, sui tempi, meno. Ma ora stare a sottilizzare su questo è davvero sciocco. Ubi major... Ricambio gli auguri per il nuovo anno. Ne abbiamo bisogno.

  • Inserito da Fernando442501 il 26/12/2014 11:43:06

    Egregio dott. Accolla, ho letto la Sua analisi sulla vicenda dei Marò che, però, ha indotto in me perplessità. Ho, infatti, rilevato qualche imprecisione che forse andrebbe rivista a vantaggio di un’informazione precisa. Mi permetto, quindi, per amore di chiarezza di proporLe alcune precisazioni che Le elenco per punti a guadagno di sintesi. 1. L’Armatore della Lexie ha fatto rientrare la nave su Koci dopo che la Difesa aveva dato l’OK, decisione della quale gli Esteri fu informato solo dopo qualche ora. 2. Non credo che almeno nella fase iniziale della vicenda i Servizi potessero avere un ruolo che comunque doveva essere gestito dal Ministero della Difesa e considerata la storica “lontananza” fra Intelligence italiana e quella indiana. 3. Né Letta né tantomeno la Bonino puntarono all’arbitrato nonostante varie sollecitazioni dell’opinione pubblica e non. Piuttosto fu per prima la Mogherini ad esprimere questa intenzione (mai concretizzata però) con un comunicato stampa del 28 maggio 2014 e sempre la Mogherini decise di nominare un Team di esperti internazionali. Piuttosto la dott.ssa Bonino durante il Suo mandato si è affannata a dichiarare - beffa dello Stato di Diritto - “Non è stata provata l’innocenza dei due Marò”. 4. La Legge 130 sull’impiego dei militari di scorta a navi mercantili è stata approvata il del 2 agosto 2011. Se l’allora Ministro degli Esteri Frattini come Lei scrive “sconsigliava vivamente e con molte argomentazioni l’impiego di nostri soldati sulle navi al largo dell’India”, evidentemente non è stato ascoltato dal Governo di cui faceva parte né tantomeno dal Parlamento. Forse, allora, sarebbe stato significativo se avesse Lui anticipato quella che Lei chiama “la sceneggiata in Parlamento” riferendosi alle dimissioni dell’Ambasciatore Terzi. Con l’occasione Le formulo i migliori auguri per il prossimo Nuovo Anno Fernando Termentini ftermentini@gmail.com

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