Editoriale

Dalla A alla Z parole a perdere. Alibi, luoghi comuni e tradimenti. Annuncio Antitesi

Parole spogliare equivocate torturate stuprate per poterci ingannare a nostra insaputa

Giovanni F.  Accolla

di Giovanni F.  Accolla

nnuncio

Il discrimine, tra un annuncio e una autentica intenzione, è dato dal tasso di “ideologia” che si annida nel pensiero dell’annuncio, che ne condiziona, e ne rende improbabile, quindi, la realizzazione. Anzi, l’annuncio, in sé è ideologico, è una nuova forma di ideologia che porta con sé tutte le conseguenze fino al culto della personalità dell’annunciante. Per certi versi la pratica dell’annuncio è violenta, non ammette dubbi da parte dell’interlocutore, vuole un atto di fede. Ammansisce, tenta di mutare l’intenzione in azione.

Antitesi

Da diversi anni scarseggiano, in genere, idee originali e nel panorama politico languono tesi interessanti. Ciò nonostante, in compenso, è tutto un fiorire di antitesi. Per ogni idea che viene proposta, nascono cento confutazioni di quell’idea, intelligente o meno che essa sia. La “civiltà dell’indignazione” sembra aver prodotto un dissenso militante, una gogna (mediatica o meno) pronta a sputtanare chiunque provi a uscire per un istante dal coro e dire la sua. Finisce che uno s’accoda e che le antitesi divengano a loro volta tesi. Un “ma non” dilagante fonda buona parte dei ragionamenti, in tutta evidenza di “convesso”. Così le nostre argomentazioni sono prive della parte costruens, appesantiscono l’aria intorno alle cose immobilizzandole in una forza di gravità superiore al normale. E produciamo macerie sottili e volatili come polvere

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