L'altra metà del genio

Christina Rossetti, le contraddizioni geniali di una donna: poetessa, femminista, donna pia, animalista, antisegregazionaista

Sorella del pittore Dante Gabriel si dedicò all'insegnamento e rinunciò a sposarsi per non venire meno alla sua fede

di Francesca Allegri

Christina Rossetti, le contraddizioni geniali di una donna: poetessa, femminista, donna pia, animalista, antisegregazionaista

Può capitare che nella stessa famiglia due o più membri condividano lo stesso genio: scrittori, pittori, musicisti; i Bach, per esempio, oppure Mozart e la sorella, Tintoretto e la figlia, all’epoca famosa ritrattista; le sorelle Brontë. Più raramente la stessa cosa succede fra coniugi: Elizabeth Barrett è, forse, uno dei maggiori poeti inglesi del romanticismo e condivide gli allori con il marito Robert Browning. All’epoca la loro unione fece scandalo: la netta opposizione del padre di lei, il fatto che Elizabeth fosse più anziana e certo meno avvenente dello sposo, tutto ciò fu foriero di infiniti pettegolezzi; tuttavia è assai comprensibile che due persone basino il loro matrimonio sul comune interesse per la poesia, e anche sugli stessi ideali politici, come fecero i Browning nei confronti dell’unità italiana.

Quasi incredibile, invece, che nella stessa famiglia, nella medesima generazione ci siano due personalità eccezionali e, per di più, in campi completamente diversi: Christina e Dante Gabriel Rossetti. Spesso quando un fratello mostra una individualità eccezionale capita che un altro, molte volte una sorella, si ponga al suo servizio come fu il caso ad esempio di Mariù Pascoli o Paolina Leopardi. Per i Rossetti, invece, ci fu una assoluta parità, anzi forse fu Dante Gabriel a mettere le proprie notevolissime capacità al servizio dell’amata sorella. In realtà i fratelli erano quattro, inglesi vivevano a Londra dove erano nati. Dante Rossetti, un patriota italiano di origini vastesi fuggito per motivi politici in Gran Bretagna dove si era stabilito, insegnava lingua e la letteratura italiana, qui aveva sposato Francis Polidori a sua volta figlia del medico e amico personale di Lord Byron e di una inglese. Una famiglia colta, amante delle lettere, i genitori furono molto attenti a fornire ai figli, maschi e femmine, un’ottima educazione religiosa e morale come anche una eccellente cultura. Fin dalla più tenera età il padre leggeva ai ragazzi ogni giorno brani letterari, filosofici e morali di grande impegno e spessore e, naturalmente, i quattro giovani ne portarono il segno per tutta la vita.

Mary compose saggi di una certa profondità su Dante, William forse fu il meno dotato artisticamente, ma aiutò spesso gli altri da punto di vista economico; certo furono Christina e Dante Gabriel a raggiungere la grande fama presso il pubblico e, per di più, in campi completamente diversi: lei nella poesia, lui in pittura. Dicevamo che forse fu Dante Gabriel a mettersi, in qualche modo, al servizio della sorella per esempio con alcune splendide copertine e illustrazioni come quella per il libro più famoso di Christina Il mercato dei folletti, oppure scrivendo di persona a John Ruskin per sottoporgli le poesie della sorella che, tuttavia, il noto critico stroncò, da parte sua Christina talvolta gli fece da modella. Nei suoi ritratti il volto a forma di cuore, gli occhi cerchiati e profondi, dolcezza, ma anche forza; mentre nelle foto appare come una signorina attempata e banale, nonostante il libro che stringe fra le mani.

Christina fu tutto questo: l’essere profondo, severo e affascinante dei ritratti preraffaelliti, ma con la vita un po’ scialba di una signorina di mezza età con pochi mezzi finanziari nell’Inghilterra vittoriana. Due vite molto diverse quelle del fratello e della sorella. Dante Gabriel sempre tormentato dagli eccessi nel bere e dalla droga, nonché da amori turbinosi e infelici come quello per Elizabeth Siddal, la sua moglie modella, la splendida Ofelia di Millais, che ricambiava la sua passione, ma che morì suicida con un’eccessiva dose di laudano; quasi priva, invece, di avvenimenti esterni l’esistenza della sorella. Christina dovette lottare per tutta la vita con le difficoltà economiche, dovute soprattutto alle fragili condizioni di salute del padre e anche alla sua sempre molto incerta; non fu mai però in miseria, spesso aiutata, come anche Dante Gabriel, da William, il fratello minore che sarà poi anche il loro biografo. Una vita ritirata, tipica di una signorina nubile in quell’epoca, ma certo non priva di contatti con il mondo: una buona cerchia di amici e, nonostante il giudizio negativo di Ruskin, molte pubblicazioni e il successo poetico se pure non accompagnato da quello economico. Profondissima la sua religiosità, che contraddistinse non solo la sua opera, ma anche la sua biografia; in nome della fede rifiutò, infatti, due proposte di matrimonio che non le sarebbero state, per altro verso, sgradite: uno dei pretendenti era cattolico, l’altro ateo. Una vita anche segnata da un forte impegno civile, si batté contro la schiavitù dei neri di America, contro la vivisezione, per i diritti civili e per dieci anni prestò servizio in un ospizio per prostitute.

Ma in definitiva il vero impegno di tutta la sua vita fu la poesia, alla quale cominciò a dedicarsi fin dall’infanzia, del resto con l’appoggio dell’intera famiglia, fu per esempio il nonno Polidori a pubblicare nel 1847 una sua collezione di poesie intitolata Verses. Proprio dalla giovinezza cominciarono a delinearsi quelli che sarebbero stati i temi fondamentali della sua ispirazione, una combinazione di elementi fantastici e di allegoria morale, sarà questo anche lo spirito della sua opera fondamentale: Il mercato dei folletti. E l’appoggio della famiglia non le venne mai meno, anzi Dante Gabriel e l’intera confraternita dei preraffaelliti ebbero sempre grande stima e apprezzamento per il suo lavoro tanto che Christina pubblicò diverse sue poesie sul loro giornale The Germ. Il suo primo pretendente, nel 1848 quando Christina aveva diciotto anni, era stato proprio un pittore della medesima confraternita: James Collins, che, come abbiamo detto, rifiutò perché convertito al cattolicesimo.

In questi anni, insieme alla madre, si dedicò all’insegnamento e fu aiutata economicamente da William. Nel 1854 morì il padre e in quel periodo Christina si impegnò anche alla composizione di opere in italiano, lingua e letteratura che ovviamente conosceva alla perfezione. Nacquero così Versi, L’Icognita, e un racconto epistolare non terminato Corrispondenza familiare. Divenne suora di carità nel 1859 nel penitenziario di santa Maria Maddalena, esperienza che si rifletterà in molti suoi lavori e anche su quello principale; Goblin Market, infatti, è la storia di una fanciulla caduta in tentazione e salvata dalla sorella, quasi uno specchio della sua esperienza con le prostitute. L’opera ebbe un buon successo di critica che all’epoca lo giudicò uno scritto di ispirazione fresca e sincera. Ancora oggi è considerato il suo capolavoro e, nonostante la stessa Christina rifiutasse un’interpretazione allegorica, molti sono stati invece i critici che così lo leggono. È  la storia di due sorelle, una accetta di essere tentata dai frutti che le offrono i folletti, l’altra, più forte, rifiuta la tentazione, anzi salva anche la sorella. Il poemetto è multivalente ed è stato spiegato come un’allegoria della tentazione e della redenzione, come una rivisitazione della storia biblica della mela e dell’Eden. La critica femminista l’ha letto come un’interpretazione positiva della sorellanza; vi è poi una spiegazione psicanalitica che enfatizza la spinta sessuale del poema, la critica marxista punta invece sulla divisione fra la sfera pubblica e la sfera privata simboleggiata rispettivamente da Lizzie e Laura, le due sorelle. La molteplicità dei commenti è dovuta alla sua complessità e alle sue sfaccettature che, come spesso accade ai veri classici, mentre riflettono la loro epoca, allo stesso tempo sono portatrici di significati diversi a seconda dei lettori e dei critici di epoche e tendenze diverse.

Fra gli scarsi avvenimenti della sua vita un viaggio con la madre e il fratello William, nel 1865, in Francia, Svizzera e Italia e un incontro a Londra con Robert Browning. Nel 1866 rifiutò una seconda domanda di matrimonio da parte di Charles Bagot Cayley, non volle mai spiegare chiaramente il suo rifiuto, ma rimase con lui in buoni rapporti e, dopo la sua morte, William trovò ventuno poesie in italiano Il rossegiar dell’oriente, probabilmente dedicate a Charles.

Fra il 1870 e il 1872 cadde gravemente ammalata e le fu diagnosticato il morbo di Graves dal quale non si riprese mai definitivamente. Da allora in poi la sua vita fu segnata soprattutto dai lutti familiari, la morte della madre e della sorella Mary nel 1886, in precedenza nel 1882 quella del fratello Dante Gabriel, colui che più di ogni altro aveva creduto nel suo genio, ma in questa dolorosa serie di avvenimenti Christina non cessò di creare opere di immaginazione e anche di saggistica, soprattutto sulla letteratura italiana in particolare su Dante e Petrarca. Fino alla morte avvenuta nel 1894. Christina ebbe grande fama in vita, poi il suo nome per gran parte del ventesimo secolo rimase nei libri di testo, ma il successo sembrava definitivamente appannato, fino a tempi più recenti quando i suoi valori nascosti sono stati riscoperti, come abbiamo visto, da lettori delle più diverse tendenze; forse sarebbe il caso che venisse maggiormente studiata anche in Italia perché parte della sua produzione, magari non quella più significativa, ma comunque importante, è nella nostra lingua. E allora, per rammentarla, niente di meglio che questi versi di una delle sue più celebri liriche Ricordami:

Tu ricordami quando sarò andata lontano, nella terra del silenzio
Né più per mano mi potrai tenere, né io potrò il saluto ricambiare. Ricordami anche quando non potrai giorno per giorno dirmi dei tuoi sogni
ricorda e basta
 perché a me, lo sai, non giungerà parola Né preghiera.
Pure se un po’ tu dovessi scordarmi e dopo ricordare,
 non dolerti: perché se tenebra e rovina lasciano tracce
dei miei pensieri del passato,
 meglio per te sorridere e scordare
 che dal ricordo essere

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