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Editoriale

L'idiozia senza fine della declinazione politicamente corretta al femminile

Dopo sindacA, ministrA, e simili atrocità linguistiche arriva anche l'architettA che però si presta a qualche equivoco

Dalmazio Frau

di Dalmazio Frau

he quanto sto per dire irriterà alcuni, ma soprattutto alcune “benpensanti” ma come mio solito “me ne stropiccio sopra e sotto” per dirla con Petrolini e giudico felice il tempo nel quale le donne venivano – con alcune validissime ragioni – “escluse” (che poi non è così ) da alcune attività prettamente maschili. Nel Medio Evo e poi sino al Rinascimento inoltrato infatti nessuna donna sarebbe mai stata ammessa in un cantiere edile, con l’altissima qualifica di Architetto o di Ingegnere.

Inutile adesso stracciarsi le vesti e gridare alla barbarie maschilista, era così ed era giusto così fosse. Oggi, i tempi “moderni” hanno mutato parecchie cose, alcune – poche – anche in meglio rispetto al passato: Abbiamo il bidet, l’acqua calda corrente, la luce elettrica, gli antibiotici e altre innumerevoli migliorie per l’umanità, ma abbiamo anche la follia che degrada ogni civiltà e che ha raggiunto il proprio apice e poi scivola nella decadenza inesorabile sino all’oblio. Il nostro acme l’abbiamo toccato cinquecento anni or sono, ora ci tocca la caduta.

Sintomo inequivocabile del nostro tempo, è quella perversa mania del “politically correct”, esteso ad ogni aspetto del nostro vivere, ma particolarmente fomentato dalle pretese dell’attuale Presidente, Presidentessa, PresidentA della Camera.

È proprio recente questa ennesima applicazione del delirante modo di voler ad ogni costo, sino a cadere nella farsa boccacesca, declinare al femminile ciò che femminile non è, in quanto semmai sarebbe “neutro”. Ed ecco dunque che con ormai non più stupore scorriamo sul Corriere di Bergamo: “A Bergamo, grazie a una delibera approvata dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti il 15 marzo, è ora possibile richiedere un duplicato del timbro professionale con la dicitura al femminile: fino a poche settimane fa era disponibile solo al maschile. La richiesta è partita dall’architetta Silvia Vitali, sostenuta dalle colleghe Francesca Perani e Mariacristina Brembilla. Ed è stata accolta”.

A prescindere dal fatto che chi ha avuto tale bella pensata non si sia reso, anzi resa conto di non star più portando alcun rispetto della lingua italiana, soprattutto non si è accorta – presa com’era dal “furor destruens foeminae” - di cadere, anzi di “scadere”, nel ridicolo. Già incorriamo ogni giorno nell’orrore di leggere “avvocatA”,  ci urta i timpani sentire “sindacA”, intollerabile quando dicono “assessorA”, tra poco vedremo “ingegnerA”, ma “architetta” (ovvero “suprema mammella”) è degna di un film con Alvaro Vitali e le buonanime di Bombolo ed Enzo Cannavale. Dovrebbero essere proprio le donne invece ad opporsi a tutto questo, perché la loro dignità professionale – qualsiasi sia la loro professione – non viene certo lesa dalla sua vocale finale, semmai lo è dalle proprie capacità o dalle proprie incompetenze. La dignità professionale di un architetto, ma anche di un ingegnere, di un insegnante, di un notaio – l’avete mai sentito voi “NotarA”, rivolto a un notaio di sesso femminile? – è data esclusivamente dalla propria competenza e dalle personali capacità. non dal sesso anagrafico.

Così come non diciamo il panterO per indicare il maschio della pantera, allora si dovrebbe evitare di usare simili mezzucci per far parlare di sé e magari puntare proprio sulle proprie capacità professionali. Ad una domanda esistenziale posta da Bruce Wayne al proprio maggiordomo e mentore, Alfred Pennyworth, in “Batman Begins”, l’ex soldato della SAS risponde con saggezza:

“Sono le nostre azioni quelle che ci qualificano, padron Bruce”! Dovremmo ricordarcelo sempre, tutti.

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da ghorio il 28/04/2017 13.15.19

    D'accordo con Dalmazio Frau. Nella vicenda della storpiatura della lingua italiana, manca, come al solito, la posizione dell'Accademia della Crusca, cosi solerte con petaloso, dove impera "il politicamente corretto" per l'adulazione all'attuale presidente della Camera Laura Boldrini.

  • Inserito da archmazzola il 27/04/2017 10.46.16

    Questa mattina molto presto, dopo aver appreso questa patetica notizia, ho commentato su FB in questo modo: Quando l'ipocrisia e il perbenismo si fondono con l'ignoranza e con il desiderio di mostrarsi diversi, per poter poi condannare gli uomini di fare discriminazione, si arriva a certi abomini grammaticali (solitamente argomentati da parte di donne che hanno ben poco di femminile, come discriminazione "sessista") che tanto piacciono ad ignoranti del calibro della teppaglia stile Boldrini. A questo punto chiedo che si inizi a combattere affinché si istituiscano le figure del geometrO, del dentistO, dell'astronautO, del pedriatO, del farmacistO, ecc. Per essere più chiaro ho poi aggiunto un commento in risposta ad un'osservazione ricevuta, dicendo " infatti basterebbe cambiare l'articolo invece che l'ultima vocale. In ogni modo, come per le altre professioni il cui titolo risulterebbe al "femminile", non si parla dell'individuo ma del professionista, che sia esso maschio, femmina o transgender ... diversamente, tra poco, grazie a questa idiozia galoppante del presunto "politically correct", arriveremo a rivendicare anche il titolo di "archigender" o "transarchitect" e fesserie del genere". in fondo, certi personaggi, prima di azionare la lingua dovrebbero assicurarsi il cervello sia ben inserito!

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