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Editoriale

Se la volgarità è politicamente corretta ce la dobbiamo sorbire, altrimenti... intervengono i carabinieri

Durante il gay-pride un imprenditore di latina ha esposto un cartello inneggiante ai propri tradizionali gusti sessuali e immediatamente è scattata la sanzione

Dalmazio Frau

di Dalmazio Frau

cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione» dice il Perozzi a proposito del Necchi, durate una zingarata in quel capolavoro di goliardia toscana che è “Amici miei” del compianto Monicelli. La stessa epigrammatica sentenza va adeguata all’ignoto imprenditore di Latina che ha ricevuto la pronta comparsa dei Carabinieri in seguito all’aver affisso fuori dalla finestra della propria abitazione uno striscione con la scritta “W la fica”. Tale affermazione però è avvenuta nel medesimo giorno in cui nella città laziale sfilava il Gay Pride e pertanto secondo le più alte e libertarie leggi a tutela della libertà personale, ma della propria non di quella degli altri, in nome di una follia chiamata “politically correct”, in uno stato sempre più orwelliano, boldrinesco e borgogliante, questo striscione goliardico è stato considerato “provocatorio”.

L'autore del sintetico testo ha poi scritto alla redazione del sito “Latina24ore.it” spiegando le sue, personalissime, motivazioni: «Non sono un omofobo. Ho voluto solo riaffermare i miei gusti sessuali. Comprendo la frase di impatto forte, ma a quale impatto stiamo andando incontro noi stasera? Posso essere anche io libero di esprimere i miei gusti sessuali? Niente è banale, la mia azione provocatoria è per sottolineare il fatto che viviamo in un mondo ricco di ipocrisie. Che differenza c’è fra un gay e un etero? Nessuna! Perché dobbiamo creare minoranze? I gusti sessuali fanno parte di una sfera personale. Perché farne una manifestazione? Il sistema politico, sociale e culturale oggi è provocatorio, e induce all’omofobia. Io non ci sto e per una parità di “genere” ho voluto dire la mia. Purtroppo è durata poco la mia libertà, mi hanno costretto con le buone maniere a togliere il mio manifesto. In un paese che si definisce libero mi è sembrato tutto così strano…».

Detto ciò, invece io voglio spezzare una “diga di lance” a favore del misterioso imprenditore che, vi ricordo, se fosse stato Bruce Wayne, alias Batman, e invece che a Latina fosse stato a Gotham City, al posto di uno striscione da stadio – che pertanto in tal caso invece di “W la f..a” avrebbe recato un “W la Fiorentina”, “W la Juve” – avrebbe scagliato nel nuvoloso cielo notturno della città, un segnale luminoso che però al posto del pipistrello avrebbe avuto ben altra immagine.

Perché certo, il nostro Eroe, avrebbe potuto rifarsi a millenni d’arte che ha magnificato in ogni modo “l’origine del mondo”, da nostri avi greci, poi i latini, attraverso Medio evo e Rinascenza, poi con le eburnee carni di Rubens sino appunto a Courbet e Schiele e Klimt e ancor oltre… Certo, avrebbe potuto rifarsi ad Apuleio, al sommo Dante che ne parla a “femminile plurale”, a Boccaccio e a Chaucher, per raggiunger l’apoteosi con l’inarrivabile favella di Pietro Aretino e giù “per li rami” ancora una volta a D’Annunzio passando per Swinburne, Baudelaire, Mallarmé e Rimbaud.

Avrebbe potuto evocare tutto questo come nobili e auliche fonti del suo “W la f..a”, invece il nostro anonimo pontino ha scelto la strada dell’italica sintesi, quella che campeggiava sino a non molti anni or sono sui muri delle nostre città, senza sapere di ristabilire così il fatto che l’italiano sa da millenni come godersi i piaceri della vita, quindi non soltanto quello dell’ozio e della buona tavola ma anche quelli insuperabili della carne.

Dunque cos’avrebbe fatto di male costui? Ha affermato un suo piacere, condiviso peraltro non solamente da milioni di individui di sesso maschile, ma certamente anche dalle stesse esponenti “lesbiche” del Gay Pride. Purtroppo per lui, i nostri eccellenti Militi dell’Arma, sono “usi ad obbedir tacendo” e quindi – ne sono certo – pur pensando in cuor loro, anch’essi “W la…” forse aggiungendoci anche il rimanente del verso in rima, sono dovuti intervenire e ricondurre sulla “retta via” del politicamente corretto l’incauto goliarda.

A lui, comunque, da parte mia, personalmente, ma sono sicuro che al mio pensiero s’unirà quello di altre migliaia di estimatori dell’argomento, va tutto il mio plauso e tutta la mia simpatia e solidarietà, perché ancora una volta ha dimostrato come abbia ragione Gilbert K. Chesterton: «La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto».

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