Editoriale

Vittorio Sgarbi si candida a sindaco si Sutri

Dalmazio Frau

di Dalmazio Frau

o secoli che l’”antichissima città di Sutri”, così come orgogliosamente l’appellano i suoi abitanti, non risplendeva di tanto interesse nel mondo. Almeno cinquecento anni di silenzio e di declino, dopo essere stata uno dei gioielli del Medio Evo (sì quel periodo che ancora oggi taluni affetti da incurabile ignoranza definiscono buio e violento, dominato dall’Inquisizione e dalla caccia alle streghe) e del primo Rinascimento, Sutri è lentamente scivolata verso la dimenticanza della Storia.

Ecco perché l’entrata in lizza politica, a concorrere come futuro primo cittadino di Sutri, di Vittorio Sgarbi ha improvvisamente – com’era ovvio attendersi – già risvegliato la cittadinanza del paese da un letargico sopore e da decenni di acquiescente rassegnazione.

Si sa quale fantastica “forza” sia Sgarbi, il suo impeto nel fare e nell’azione, pensiero che diviene realtà, e che in quanto tale non poteva che accendere gli animi e così, com’era prevedibile, il più noto Storico dell’Arte in Italia ha nuovamente fatto puntare i riflettori della Storia sulla cittadina della Tuscia. Polemiche, le solite annose trite e ritrite critiche che ormai fanno parte di una vera e propria “leggenda nera” su Vittorio Sgarbi, ovviamente, sono riaffiorate sulle labbra dei denigratori. Voci prive di qualsiasi fondamento veritiero vengono propalate come se giungessero da assolute certezze e così s’incrementa un gioco che poi, alla fine delle fini, svilisce solamente coloro che danno fiato alle loro gole in un “flatus vocis” che passa senza lasciare traccia.

È dunque una carola vivace, un ballo colorato, questo di Vittorio a Sutri, dove ancora una volta la città gode del suo spirito che procede “notte e giorno d’intorno girando”, proprio come nel Don Juan di Mozart.

Perché questo è vivere, questo è saper vivere. Gioire con passione della Bellezza che ci offre il nostro Paese tanto deturpato, con la capacità del fare e la forza delle idee, lontano dai luoghi comuni e dagli schemi pregiudiziali e preconcetti, tipici di una sinistra ormai logora ridotta ed essere soltanto la patetica imitazione di un lucente “sol dell’avvenire”. È diverte quindi assistere come, a Sutri, il desiderio di novità e cambiamento sia riposto dalla popolazione in un uomo la cui Cultura depone le proprie più alte e nobili radici nell’Antichità, nella nostra Età di Mezzo e nel più fulgido Rinascimento. Ancora una volta il “nuovo” risiete dunque nell’”Antico”.

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