Comitato direttivo
Giovanni F. Accolla, Franco Cardini, Domenico Del Nero, Giordano Bruno Guerri, Gennaro Malgieri, Gennaro Sangiuliano, Mirella Serri, Marcello Veneziani.
i ultimi giorni una serie di lutti e disastri hanno colpito il
nostro paese da Nord a Sud: dapprima la drammatica esplosione di Bologna
Panigale a seguito del tamponamento di un’autocisterna con un altro
camion; poco dopo, la morte di 12 migranti di origine africana a seguito
di un altro incidente stradale, stavolta in provincia di Foggia. A ciò
si aggiunge il decesso di altri quattro ragazzi africani, qualche giorno
prima, sempre a seguito di un incidente stradale mentre venivano
riportati a casa dopo il lavoro nei campi. Si tratta infatti di
lavoratori agricoli stagionali, in parole povere "schiavi", sfruttati
per qualche spicciolo l’ora per raccogliere pomodori nelle pianure
pugliesi; è il cosiddetto fenomeno del “caporalato”, spesso legato ad
organizzazioni malavitose e di cui si sente tanto parlare in
televisione, peccato però che fino ad oggi almeno poco o niente sia
stato fatto. Uomini – purtroppo a volte anche donne – come animali da
soma, costretti a lavorare anche per più di 16 ore di fila
nell’illegalità più totale, pagati una miseria senza alcun tipo di
assicurazione né prospettiva. Negli ultimi anni, l’aumento degli sbarchi
di immigrati provenienti dall’Africa, ha costituito per il caporalato
una “risorsa” enorme, un pozzo senza fine da cui attingere nuovi
schiavi, il cui destino è sotto gli occhi di tutti. Ed eccoci giunti ad
uno dei primi punti cardine della questione: spesso e volentieri, una
parte della sinistra da salotto è riuscita a giustificare e a
strumentalizzare una tale emergenza umana per farci credere che in
Italia non avremmo i nostri prodotti primari se non ci fossero
immigrati. Si parla di “battaglia di civiltà”, o ancora di “battaglia
per i diritti”. Certo sono due vedute completamente opposte tra i
sedicenti “buoni”, che ritengono di dare un contributo sociale
significativo idolatrando lo sfruttamento e la schiavizzazione e tra
chi, invece, cerca di impedire che certe cose nel ventunesimo secolo
possano ancora avvenire, opponendosi alla totale smaterializzazione
della dignità umana con ogni mezzo, cercando innanzitutto di abbattere
quelle sorgenti che garantiscono un sostanzioso approvvigionamento di
materia prima, in primis l'immigrazione. Inutile negare che in molti
casi i ragazzi sfruttati siano migranti di origine africana, approdati
in Italia attraverso i famigerati barconi e poi dati in pasto alla
criminalità organizzata. Per non parlare poi dei pesanti sospetti che
qualcuno ne abbia usufruito per ingigantire le tasche e i portafogli
degli amici degli amici, di migliaia di cooperative "rosse" e - purtroppo –
"anche bianche". Tutt'altro che fuori luogo, come
qualcuno voleva far credere, l'impronta della mafia nello sfruttamento
illecito dei braccianti: già nel 2016, il giornalista Fabrizio Gatti de
“L'Espresso” (tutto dire), dopo aver vissuto in incognito per una
settimana all'interno del CARA di Foggia, riuscì a fornire una
panoramica generale soffermandosi sulle metodiche con cui esponenti di
associazioni mafiose e criminali nigeriane organizzavano lo sfruttamento
dei richiedenti asilo ospiti del centro. Non solo migranti certo, i
dati certificano – purtroppo - che tra i disperati ci sono anche
immigrati regolari ed italiani, sia giovanissimi che sessantenni,
costretti a “prostituirsi”(termine mai più consono) per cercare in
qualche modo di sbarcare il lunario. Una situazione pressoché drammatica
se si pensa che, secondo i dati elaborati dall'Ispettorato del lavoro,
circa il 25% delle aziende agricole italiane farebbe uso dei caporali.
Secondo qualche benpensante, il problema alla base sarebbe, in gran
parte, la “furbizia” e il lavoro in nero. Tesi alquanto discutibile e
piuttosto deboluccia: quale uomo, bianco, nero, giallo, vecchio o
giovane che sia potrebbe mai vendersi per così poco se avesse una vita
tutto sommato dignitosa? Nessuno. E questo non lo dice implicitamente
solo il Ministro Salvini, ma il buonsenso soprattutto. Per cercare di
arginare un fenomeno così vasto e complesso non si può pensare solo di
potenziare la legge sul caporalato che già c'è, ma è necessario porsi
quegli interrogativi sul perché certe persone siano spinte ad entrare in
certi giri; potremmo prendere ad esempio il caso di un'indagine su un
giro di droga. L'obiettivo è si anche quello di arrestare gli
acquirenti, ma soprattutto quello di riuscire ad arrivare a monte del
problema, arrestando chi la droga la vende, la trasporta, impedendogli
di farlo nuovamente. Sono tante le componenti, anche non direttamente
connesse, che entrano in gioco, basti pensare al fattore giustizia:
negli ultimi anni abbiamo assistito a scenari da far venire il
voltastomaco, assassini, pluriomicidi e stupratori fuori dal carcere
dopo qualche annetto come se fosse un bar. Davvero un caporale, nelle
condizioni in cui siamo adesso, potrebbe rimanere dietro le sbarre tanto
da non poter più nuocere? Utopia, purtroppo. L'immigrazione
incontrollata e non regolamentata, e cioè l'importazione di nuovi
schiavi a cui non siamo in grado di dare alcuna prospettiva, le
organizzazioni criminali italiane e non solo e la mancanza di un lavoro
stabilee dignitoso sono ciò che rendono una persona debole e
ricattabile, disposta a qualsiasi cosa. Ed è curioso come chi si ritiene
depositario della verità suprema, cosciente e dotato di una visione a
360° gradi si scordi di dar peso a delle componenti così importanti. Ne è
un esempio il segretario del PD – o più probabile - vice Renzi -
Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestale dal
2014 al 2018, che ora va “elemosinando” una collaborazione immediata col
governo, con l'atteggiamento di colui che le ha provate tutte per
difendere i diritti dei lavoratori. Peccato però che siano i fatti a
smontare la sua architettura: dopo 4 anni di mandato il segretario ha
chiamato in causa i dati, affermando che in questo arco di tempo ci
siano stati maggior controlli, anche se niente, realmente, è stato fatto
per porre fine al problema. Non è lo 0 virgola in meno a rappresentare
un segnale significativo delle istituzioni, affatto. Ed ecco il classico
“scarica barile” di chi, a volte, sarebbe opportuno si assumesse le
proprie responsabilità anziché pretendere di dar lezioni non avendone
alcun titolo e diritto, visti gli accadimenti. Il massimo della faccia
tosta e della presunzione politica lo si raggiunge con la deputata Dem
Alessia Morani, letteralmente collezionista di una sfilza incredibile di
figuracce ed interventi al limite del ridicolo: dal tricolore nato
dalla lotta antifascista, all'ipoteca sulla casa come consiglio agli
anziani per riuscire ad arrivare alla fine del mese, tanto per citarne
alcune. Il 6 agosto scorso poi, la depuatata, nella sua dichiarazione
sul tema immigrazione ha “ricordato” al Ministro Salvini che i
braccianti morti nei due incidenti stradali di Foggia erano figli di
questa immigrazione. Nessuno ne ha parlato, nessuno ha dato peso a
queste parole che, a sentirle e risentirle, sanno di una
contraddittorietà e una falsità ineguagliabili. L’immigrazione in
questione è proprio quella su cui la sinistra, negli ultimi anni, si è
comportata in modo quantomeno contraddittorio (a dir poco) ignorando un
business milionario e facendolo passare come un atto di grande
generosità e accoglienza. Balle. Ed è allora ripugnante come si tenti di
rigirare la frittata, peraltro senza il benché minimo rispetto per
delle persone decedute. Ma d’altronde cosa aspettarsi da chi, per aprir
bocca, ha sempre bisogno di chiamare in causa il proprio “nemico”?
Indipendentemente da ciò che si vuol far credere: ipocrisia e onesta
umiltà, la differenza sta tutta qui. E di certo, non saranno giornali,
tivù o radio ad indicarci dove sia una e dove sia l’altra.
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